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venerdì 2 marzo 2018

Aggiornamenti da un nuovo fronte

Ho fatto dei cambiamenti, come sicuramente noterà chiunque abbia frequentato il mio blog in passato. Ho fatto dei cambiamenti nell'esatto momento in cui, in passato, senza pensarci troppo su - senza tanta pietà - avrei chiuso il blog per poi ricominciare altrove, da zero e con abiti nuovi. Il semplice fatto che invece ho deciso di restare qui, e di cambiare un po' il volto del vecchio Tanto non importa, significa di per sé molto per me. Significa innanzi tutto che ci tengo a ciò che ho creato in questo piccolo spazio e che non vorrei proprio gettare tutto alle ortiche; significa, poi, che ho imparato a riadattarmi, a non dover avere per forza il foglio bianco per sentire di poter continuare. 

C'è stata un'altra lunga pausa, un altro lungo silenzio da parte mia che andrà a creare un vuoto - l'ennesimo - tra un mese e l'altro nell'archivio del blog. Come al solito è stata un pausa non del tutto voluta, ma forse necessaria - adesso me ne rendo conto - proprio per reinventarmi. Il risultato è innanzi tutto ciò che vedete, un semplice cambio di grafica ma soprattutto un nuovo nome per questo blog: In omnia paratus significa pronti a tutto ed è un affettuoso richiamo a Gilmore Girls. Le grandi fan come me ricorderanno sicuramente La brigata della vita e della morte, il gruppo di scapestrati amici di Logan e studenti di Yale, del quale Rory si convince a far parte superando una prova di coraggio: lanciarsi per svariati metri d'altezza (ovviamente con le dovute misure di sicurezza), in abiti eleganti e aggrappati ad un ombrello. 


In omnia paratus è il motto della Brigata, composta da giovani affamati di vita e di esperienze. Non so ben spiegare perché ho scelto proprio questo come titolo, ma lo adoro e lo sento decisamente mio. Gilmore Girls è senza dubbio la serie della mia vita, ci sono cresciuta (ho cominciato a seguirla a dodici anni circa) e come molte altre piccole appassionate lettrici il personaggio di Rory è stato un punto saldo in cui riconoscersi ed a cui ispirarsi. E' giusto che qui ci sia un piccolo tributo dedicato ad una storia che mi ha cosi tanto formata, ed è il titolo giusto anche per ciò che significa: non mi sento proprio pronta a tutto, ma voglio provare ad esserlo, voglio provare ad avvicinarmi a qualche obbiettivo un passo alla volta e soprattutto vorrei fare qualcosa di più con questa mia passione per la letteratura che mi ha spinta a creare questo spazio divenuto irrinunciabile nonostante i momenti d'incertezza e di scoraggiamento, quando sembra che tutti gli altri facciano meglio e riescano di più. E' difficile a volte evitare i paragoni ed è ancor più difficile, in questo momento storico in cui il video, l'immagine e la brevità della comunicazione prendono il sopravvento su tutto, credere fermamente che abbia ancora un senso dedicare tempo ed energie ad un blog, dove i caratteri eccedono qualsiasi limite, dove ci si perde in lungaggini che forse le persone non hanno più voglia - o tempo - di leggere con la dovuta calma e attenzione. Dubitare di questo però, pensare che una forma d'espressione come il blogging vecchio stampo abbia un posto nel presente e nel futuro, mi sembra un po' come dubitare della sopravvivenza dei libri alla tv, al formato audio e video. E ciò è nonostante tutto impensabile. Perciò sono di nuovo qui, e ho deciso piuttosto di dedicare maggiore impegno anche al mio profilo di Instagram - dove potete trovarmi come Inomniaparatus - e forse di aprire anche una pagina Facebook per il blog. E' una cosa a cui penso da molto in realtà, e sulla quale non sono ancora riuscita a decidermi per paura della mia incostanza. Magari fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate! 

Nei prossimi giorni pubblicherò un post con una bella carrellata delle letture affrontate dall'inizio dell'anno ad ora, che non sono moltissime ma tutte davvero belle.
Spero che la nuova faccia del blog sia di vostro gradimento e che avrete voglia di continuare a seguirmi.

Un abbraccio!

venerdì 29 dicembre 2017

"E' buffo come ogni anno brindiamo al passato, guardando al futuro!"

Ci siamo, è quel momento dell'anno, il momento in cui l'anno finisce e tutti noi - quelli che credono nel potere rigenerante dei nuovi inizi così come quelli che, sfiancati dalle aspettative deluse, si ripetono che dei nuovi numeri sul calendario non faranno alcuna differenza - cadiamo inevitabilmente in tunnel di riflessioni. Ci guardiamo indietro e pensiamo ai trecentosessantacinque giorni andati, soppesiamo i pregi ed i difetti di questa nuova fetta di vita da prendere, spolverare e riporre nella scatola dei ricordi; facciamo bilanci, decidendo se possiamo permetterci di sentirci soddisfatti di noi stessi o ancora una volta delusi da personali insuccessi e mancanze. Poi guardiamo avanti, ai trecentosessantacinque giorni a venire, nuovi di zecca, pagine bianche tutte da scrivere per le quali è difficile - anche per i più disincantati, i più cinici e disillusi - non nutrire aspettative, speranze, o come nel mio caso un fievole senso di positività che mi brilla dentro come il fievole lume di una candela: basta poco per spegnerla però, anche tremula com'è, è lì che rompe il buio e promette un po' di calore.

Credo che il mio Capodanno ci sia già stato ed è stato ieri. Il 28 Dicembre ricorre l'anniversario della mia unione con la persona che da sette anni a questa parte ho avuto al mio fianco. Sette anni cominciano ad essere tanti, il che mi porta a riflettere ben più di quanto potrà mai fare il volgere della mezzanotte del 31 Dicembre. La fine e l'inizio per me c'è stata ieri, quando dopo aver fatto l'amore sono scoppiata in un breve quanto intenso pianto sulla sua spalla: una riconciliazione, un'ammissione di stanchezza, uno sfogo, una resa, una dichiarazione d'amore, una promessa, un disfarsi e ricomporsi, un chiudere delle parentesi, un nuovo inizio senza dimenticare nulla. C'era tutto questo nelle poche lacrime che ho versato, probabilmente anche molto altro. Annetto tosto, eh... ha detto lui accarezzandomi i capelli. Però siamo qui, questo è l'importante.
Già, questo è l'importante. 

Da quel che sento per strada e che leggo su internet il 2017 non è stato un anno di grandi gioie per molti, ed io non faccio eccezione. Ho avuto un brutto incidente che mi ha lasciata a terra con una gamba rotta in più punti, il che mi ha costretta ad affrontare alcune delle mie più grandi fobie: ancora non mi sembra possibile di aver affrontato più analisi del sangue di quante ne avessi mai fatte nella vita, di esser stata quotidianamente attaccata a delle flebo, di esser stata stesa su un tavolo operatorio, di esser stata aperta e suturata come una bambola di pezza. Non sembra proprio possibile che io abbia vissuto ed affrontato tutto ciò, tra un attacco di panico e l'altro prima, durante e dopo. Eppure è successo, ne porto i segni in tre cicatrici e nei dolori e nelle difficoltà che ancora mi accompagnano. Non so tutt'ora dire se questa esperienza mi abbia resa più forte, perché penso che se mi ritrovassi in una situazione simile non avrei affatto meno paura di allora; se c'è qualcosa che questi lunghi e difficilissimi mesi mi hanno dato, beh, è proprio l'avermi stesa immobile, costringendomi a stare ferma e pensare. Senza le mie lunghe camminate con le mie bimbe pelose, le mie giornate frenetiche senza motivo, indaffarata in piccole cose senza senso tanto per illudermi di avere uno scopo... boom, in una frazione di secondo non ho più potuto nascondermi dietro niente e le riflessioni necessarie che ero solita soltanto sfiorare - o rimuginare in loop, facendole diventare stantie e senza mai trarne qualcosa di utile - mi si son parate davanti senza possibilità di fuga. Che cosa sto facendo della mia vita? Non ho un obiettivo, non ho un lavoro, ho ventisei anni, che devo farmene di me? Da dove inizio? Come sono arrivata qui e come ne esco? Ho sofferto molto e più di prima, sentendo di aver sprecato ogni opportunità che mi è stata data, sentendomi un peso per la mia famiglia ed una delusione per chiunque avesse creduto in me. Poi una sera è bastato parlare, con i miei genitori ed il mio fidanzato, e pian piano è nata un'idea che si è trasformata in un progetto serio. Nel 2018 io, il mio fidanzato e le nostre due figlie pelose cambieremo vita. Ci metteremo in una macchina che ancora non abbiamo, carica di valigie qualche scatolone e due pesantissimi sacchi di cibo per cani ed in qualche modo oltrepasseremo i confini di quest'Italia che tanto ci ha dato ma tanto ci ha tolto, e consumeremo chilometri su chilometri diretti all'estremo nord. Verso un appartamento che è denso di bei ricordi ed un catalogo di nuove possibilità inesplorate. Da allora ho passato innumerevoli momenti ad immaginare il nostro viaggio, che sarà sicuramente lungo e complicato, ma inevitabilmente denso di felicità. Solo noi quattro. Un posto nuovo. Nulla da perdere e tutto da costruire. Un po' fa paura ed a certe cose e persone che si lasciano è meglio non pensare. Ma è ora di crescere, e questo è senz'altro il miglior modo.

Ho una storia in un cassetto pronta per essere scritta. Il mio fidanzato accanto, ancora, nonostante tutti i litigi, le incomprensioni ed i momenti brutti; però è il miglior compagno in assoluto per guardare le serie tv, la sera a letto leggiamo insieme - io i miei libri lui i suoi fumetti - con un piede o una gamba intrecciati tanto per sentire l'uno il calore dell'altro, ascolta sempre i miei monologhi su ciò che mi appassiona ed in generale su ciò che ho in testa. Mi appoggia sempre, non mi fa mai pesare nulla, cerca di migliorarsi per me, mi prepara il caffè la mattina, mi fa ridere e mi dice sei bella anche con le occhiaie e il pigiamone. Quindi mi sa che anche se ha qualche difetto, me lo tengo stretto. Ho le mie figlie pelose sempre intorno, che ci rubano tanto tempo e tante energie ma ci rendono felici come non mai in ogni singolo momento, e spero proprio che la nuova vita in cui verranno con noi - seppure le priverà di qualche abitudine - darà loro tutto il buono ed il bello che meritano. Noi ce la metteremo tutta per farle adattare al meglio. Le amiamo più di quanto le parole possano esprimere, in quel modo che solo chi ha lasciato che un cane si prendesse la parte migliore di sé può capire, e se c'è qualcosa di cui non posso smettere di essere grata anche quando le cose vanno malissimo, è proprio l'avere loro, la mia Daphne e la mia Daisy. 
Ho la mia Amica, anche se lontana da qualche mese. Ma passeremo il Capodanno insieme, che non potrebbe quindi essere più bello di così. La distanza non scalfisce di una virgola la forza del nostro legame che è per la vita e soprattutto il saperla finalmente felice insieme alla persona giusta mi rende l'esistenza più leggera e sicura. E poi c'è un'altra amicizia, mai finita del tutto ma rinsaldatasi poco per volta soprattutto negli ultimi mesi. A volte basta avere il coraggio di parlare un po' più a fondo, di riconoscere i propri errori ed ogni volta che è possibile riderci su. Quando ci si ritrova continuamente, anche a distanza di anni e di periodi di silenzio, un motivo c'è. Le persone su cui si può contare nella vita e quelle con le quali si lega davvero secondo me son proprio poche e quelle poche che trovi bisogna avere il buonsenso di non lasciarle andare. 
Ho la mia famiglia, imperfetta come ogni altra famiglia, ma speciale perché è la mia. Ed anche se piena di contraddizioni, problemi, sottili equilibri che forse andrebbero sconvolti ma vengono cautamente preservati, in fondo mi piace e spero che nel nuovo anno nuovi nodi si sciolgano.

Avrei diverse cose da recensire, potrei fare le top ten come i blogger seri, ma la verità è che probabilmente questo è il mio ultimo post del 2017, trovo più giusto che quest'anno vada così, con un po' più di sentimento e rimandando l'impegno a tra qualche giorno.

Che crediate o no nel potere rigenerante del Capodanno, io vi auguro il meglio per 
un felice anno nuovo!

Julia


mercoledì 15 novembre 2017

Cronaca di un'avventura

La settimana scorsa la mia solita Amica Lettrice mi manda un messaggio su whatsapp (sì, anche noi lettori ci siamo arresi a queste infime modalità di comunicazione, nonostante continuiamo a sostenere di preferire decisamente una ben più poetica comunicazione epistolare, fatta di carta e penna e chiusa da tanto antichi quanto misteriosi sigilli e se non la utilizziamo è solo per colpa della lentezza delle Poste Italiane) con una foto presa da Instagram (okay, qui non ho scuse) che ritrae un angolino dall'aria calda e confortevole, con una lanterna che rischiara un'ambiente scuro, un bel bicchiere da cocktail poggiato su un tavolino, una pianta verde che si arrampica su una parete. Oltre alla foto, nel messaggio la mia AL scriveva che si trattava di un nuovo locale che ha di recente aperto qui nelle lande desolate dove abitiamo, nello specifico un pub/sala da tè (con un nome stupendo, tra l'altro, ma non posso diffonderlo) nel quale ovviamente noi due dovevamo andare al più presto.

Così ieri pomeriggio l'AL è venuta a prendermi in macchina ed insieme ci siamo dirette verso la zona dove entrambe immaginavamo si trovasse il locale (nb: nessuna delle due è dotata di senso dell'orientamento). Dopo aver fatto una perlustrazione ed imboccato varie lunghe strade più o meno a casaccio, AL decide di fermarsi in un parcheggio e di soccombere alla necessità di chiedere aiuto al navigatore di google maps. Ripartiamo, ed il navigatore ci fa rifare esattamente lo stesso percorso e ci fa fermare esattamente dov'eravamo arrivate prima - il che, se non altro, ha fatto aumentare un po' la nostra autostima (della serie: qui non c'è assolutamente nulla, ma almeno eravamo arrivate nel posto giusto! :D).

Suggerisco allora di cercare il numero civico, perciò l'AL decide di parcheggiare e di fare un giro a piedi per trovare il 32. Le dico che è più saggio se va da sola, perché a causa della mia gamba malconcia sono ancora piuttosto lenta e, se non l'avessimo trovato, sarebbe stato solo uno spreco di tempo; aspetto in macchina, e quando AL torna mi dice: "Allora, lì dove ci sono quelle siepi c'è il 32A che è un cancello chiuso con il citofono, mentre quello vicino deve essere il 32 e c'è un cancello aperto. Secondo me deve essere quello, perché se no mica uno lascia aperto il cancello di casa!"

Quindi scendo, e lentamente e zoppicando arriviamo di fronte al suddetto cancello leggermente aperto. Superata la soglia, tutto ciò che vediamo è una discesa, che finisce con una casa ed una porta chiusa, il tutto immerso nel buio più totale. Subito alla nostra sinistra invece c'è un cancelletto chiuso solo da un gancio, che si apre su un giardino che porta ad un'altra casa dove c'è l'unica finestra illuminata. Wtf, dico io. Proviamo a chiamare il numero del locale trovato online, ma risponde la voce registrata di Vodafone. Fossi stata da sola, di fronte a questo enigma mi sarei arresa e optato per un tè in un locale meno misterioso, ma per fortuna l'AL è dotata di ben più audacia: ha aperto il cancelletto sulla sinistra ed è andata a bussare alla finestra illuminata, dicendo che "Male che va mi prendono per pazza e mi mandano via", mentre io invece mi chiedevo se fosse già scattata l'ora in cui è consentito sparare ad un invasore della proprietà privata; mentre lei tornava indietro - incolume, ma senza alcuna risposta - in fondo alla discesa buia si accende una luce e dalla porta esce una figura maschile: ecco, penso io, questo abita qui e stiamo per fare la più grande figura di cacca di sempre! Vedendo che il figuro si avvicina, riesco a balbettare: "Buonasera... ehm... è questo il pub?" Sì, risponde lui, con mio grande stupore e sollievo.

Alla luce il figuro si rivela un ragazzo poco più grande di noi, sorridente, molto gentile ed educato. Ci presentiamo vicendevolmente con una stretta di mano, ci chiede come abbiamo scoperto il suo segretissimo locale e ci conduce all'interno: da questo momento in poi tutto è stupore e meraviglia.

Midnight In Paris

Mi sono sentita un attimo come Owen Wilson nel film di Woody Allen, Midnight in Paris, dove ad ogni mezzanotte salendo su una macchina viene trasportato negli anni Venti, dove si trova nei salotti e nei locali frequentati dai più grandi artisti ed intellettuali dell'epoca; oppure in un salottino de Il Grande Gatsby; o in una scena di Downton Abbey; o in un capitolo della saga dei Cazalet: insomma, avete capito, siamo entrate e siamo finite negli anni Venti.

Non so descrivervi a parole la bellezza di questo posto. Da fuori non si vede assolutamente nulla, perché le finestre sono oscurate da tende completamente tirate giù, l'ingresso è protetto da una doppia porta. Il mondo esterno non può interferire, varcare la soglia significa entrare in una dimensione intima e privata, fare un salto in un passato che nei film e nei libri ci fa sognare. L'interno è come quello di un appartamento, arredato esclusivamente con divani, poltrone e tavolini d'epoca, con lampade che emanano una luce soffusa. Le pareti rivestite con una carta da parati particolare ed elegante, in giro vecchi bauli da viaggio, grammofoni, un grande camino ed un bel pianoforte. Nella stanza principale si trova il banco del bar, con la parete dietro - illuminata ad arte - riempita con bottiglie di whisky, gin e quant'altro.

Io e l'AL, dopo i doverosi complimenti per il posto e dopo esserci parzialmente riprese dallo shock, ci sediamo ed ordiniamo un tè; il ragazzo ci porta - su un vassoio d'argento - una serie di antiche scatole di latta, con dentro tè in foglie che ci lascia annusare uno ad uno per scegliere, spiegandoci caratteristiche e provenienza di ogni tè (questo viene dall'Africa, questo dall'India...). Quando ci porta ciò che abbiamo ordinato, rimaniamo di nuovo senza parole per come nessun dettaglio sia lasciato al caso: persino gli infusori sono d'epoca, a forma di tazzina e poggiate su un minuscolo piattino, sul quale riappoggiarle una volta tolte dalla tazza. Il miele era in una bottiglia dalla forma particolare col tappo di sughero, tazze e teiera di ceramica bianca... 

Io e la mia Amica Lettrice
C'eravamo solo noi. Le nostre chiacchiere erano accompagnate da musica d'altri tempi che riempiva il sottofondo. E' stato automatico pensare ad Hemingway, F. S. Fitzgerald e tutti gli altri, immaginare di essere lì con una macchina da scrivere o un taccuino, o di andarci per frequentare grandi pensatori e appassionati di cultura. L'atmosfera degli anni Venti è tanto fedelmente ricostruita che sembrava inappropriato il nostro abbigliamento, fuori luogo tirar fuori un cellulare per guardare l'ora (dov'è il mio orologio con la catenina?!).

Mi aspettavo quanto meno un mezzo salasso nei prezzi, invece sono persino più bassi che in molti altri posti. Persino la tessera per diventare soci è costata solamente due euro, che abbiamo dato più che volentieri dato ciò che hanno realizzato. 

Il proprietario - di una cortesia e discrezione squisite - ci ha invitate a tornare quando vogliamo.
Per quanto mi riguarda, ci andrei anche tutti i giorni, in compagnia o anche da sola, portandomi penna e moleskine o un buon libro. Finalmente un luogo fisico che permette di essere altrove, fuori da questo posto e fuori dal nostro tempo. Penso proprio che questo locale piacerebbe tantissimo ad ogni lettore.

domenica 12 novembre 2017

Lasciarsi andare

Sono una di quelle persone che vedono sempre tutte e due le facce della medaglia. Una di quelle persone per cui tra il bianco ed il nero passano un milione di sfumature di grigio (altro che cinquanta). Lasciarsi andare è una di quelle espressioni che ben si presta ad una doppia interpretazione, un'espressione il cui significato viene disambiguato soltanto dal contesto.
Lasciarsi andare, versione buona: liberarsi di qualche freno inibitorio di troppo, aprirsi ad una persona o ad una situazione nuova, tirar fuori qualcosa in più di se stessi.
Lasciarsi andare, versione negativa: non prendersi cura di sé, trascurare i propri bisogni e/o doveri, perdere di vista gli obiettivi, lasciarsi scivolare le giornate e le occasioni.

Indovinate un po' in quale modo mi lascio andare, io.

Come ben sa chi mi ha seguito nei mesi di attività del blog, è capitato più di una volta che mi prendessi delle più o meno lunghe pause. Alcune volte obbligate, altre necessarie, mai del tutto volute. Ogni volta che torno, aprire la pagina e trovare lo spazio bianco da riempire è al tempo stesso una boccata d'aria fresca ed uno shock: mi ricorderò ancora come si fa? Avrò davvero qualcosa da dire? Ci sarà ancora qualcuno interessato a leggere ciò che scrivo?

Ed ecco che devo fare lo sforzo di lasciarmi andare in quell'altro modo, quello positivo.

Alla fine dell'anno ormai manca poco, un anno che sembra volato via ed in cui per quanto mi riguarda sembra non esser successo assolutamente niente, se non la gamba fratturata ed annessa operazione chirurgica. E' vero, ho preso delle decisioni e fatto dei progetti, tutte cose che però devono ancora vedere la realizzazione. La cosa forse che mi rattrista di più è l'aver letto pochissimo: se mi guardo indietro sono più i mesi di blocco, trascorsi senza leggere neanche una pagina, rispetto a quelli in cui la lettura è stata - come sempre vorrei che fosse - regolare abitudine.

Qualche giorno fa mi sono sentita davvero seccata per questo.
Leggere porta a scrivere, scrivere porta a leggere.
Non svolgere nessuna di queste attività è deleterio, soprattutto per me che soltanto per mezzo di queste cose sento di sapermi esprimere veramente, di trovare un'identità definita e un senso di soddisfazione. 

La lettura stimola pensieri, riflessioni, idee. Mi dà argomenti di cui parlare. Mi permette di lavorare ad un blog, di interagire con un sacco di persone interessanti. Sono stufa di lasciarmi andare a passatempi meno impegnativi, con la scusa che in quel momento non ho la testa per la giusta concentrazione. 

So di non esser molto degna di fiducia, ma spero tanto che le persone con cui ero solita scambiare commenti ed opinioni saranno ancora presenti ed attive. Mi scuso per l'ennesima assenza. Ogni volta che torno, lo faccio con le migliori intenzioni. 

Fuori piove.
Che leggete di bello in questi pomeriggi autunnali?

giovedì 13 luglio 2017

Qualche riga fuori contesto

Ormai lo sapete, qualche volta utilizzo il blog anche come fosse un diario, per parlare con voi di
ciò che accade nella mia vita o di qualche pensiero in particolare che mi ha riempito la testa, anche se esula dargli argomenti che sono solita trattare e che so interessano maggiormente chi mi segue. Ma spero qualcuno abbia voglia di leggere ciò che scrivo anche se non parlo di libri o cultura.
Se i nuovi post son stati pochi ultimamente dipende in parte dall'essermi arenata con la lettura della biografia di Anna Bolena, che in effetti credo non riuscirò a terminare anche se ormai mancava poco, perché la voglia di leggere ce l'ho ma nel corso della giornata o della serata non mi viene proprio voglia di prendere in mano questo libro ed è un peccato perché ce ne sono tanti altri in attesa che di sicuro mi entusiasmeranno di più. L'altro motivo è che in realtà da qualche giorno mi sono rimessa a scrivere su carta, niente di più del racconto della mia quotidianità o di ciò che mi capita di pensare, ma sto cercando di riprendere la buona abitudine di scrivere sempre - un'abitudine persa e riacquisita in continuazione, fin da quando ero bambina.
Se vi ricordate tempo fa vi ho accennato qualcosa sul mio infortunio, sull'intervento che ho dovuto subire per riaggiustare un paio di ossa rotte e - più in generale - sulla fase di stallo in cui ormai da anni mi ero inceppata. Al momento sono ancora piuttosto impegnata con la fisioterapia tre volte alla settimana, nei giorni liberi devo comunque fare una serie di esercizi di riabilitazione per la gamba, ma ammetto di essere piuttosto pigra - a mia discolpa, il caldo non mi aiuta per niente - e di farne meno del dovuto; però pian piano le cose migliorano: quanto meno adesso mi muovo con le stampelle (già, perché per un paio di mesi son stata proprio in stato vegetale senza riuscire proprio ad alzarmi). Come potrete immaginare, ho avuto davvero molto tempo. Tempo che in qualche modo mi è sembrato scorrere veloce nonostante la mia routine fosse sempre uguale - spesso per me molto pesante, faticosa, dolorosa - ma stare fermi costringe a pensare ancor più di quanto si faccia di solito.
Sinceramente, ero convinta che tutto questo periodo così difficile non mi stesse dando proprio niente di buono. Pensavo a tutte quelle persone che quando si trovano ad affrontare malattie o periodi di disagio fisico iniziano a sentire la voglia di fare un sacco di cose che avevano continuato a rimandare, non appena si saranno rimesse. O di cambiare aspetti della propria vita che non avevano il coraggio di affrontare. Insomma avete capito cosa intendo, quel genere di storie in cui da una brutta situazione sembra uscire del buono, una sorta di piccola o grande rivoluzione da mettere in pratica non appena il peggio è passato. Ecco, tutto bellissimo, ma a me non stava accadendo nulla del genere e già pensavo fosse tutta retorica. Cose che si dicono che però mica accadono a tutti, non così spesso.
Invece no.
Ho passato un paio di giorni a piangere fino a non avere più liquidi in corpo, uno sfogo totale perché io non sono né una persona che si arrabbia né un granché a sfogarmi parlando con qualcuno, perciò accumulo accumulo accumulo e poi piango. Di solito serve solo ad allentare la mia tensione, a buttar fuori il malessere che in quel momento sto provando, tutto qui. Non c'è quasi mai un seguito costruttivo nel vero senso della parola, qualcosa di concreto. Stavolta, al contrario, qualcosa è successo.
Da che non avevo la minima direzione, ora - all'improvviso - ho dei progetti. Progetti veri, non campati in aria come tutti quelli che ho fatto dalla fine del liceo in poi. Progetti grandi, che comunque vadano sconvolgeranno il mio modo di vivere e di affrontare le cose. Progetti che mi fanno sentire esaltata ed al contempo mi spaventano a morte, e proprio questo mix di sentimenti mi fa capire che è una strada giusta da percorrere. Sono progetti che implicano un trasferimento, non a due passi da dove sto ora, perciò ci vorrà del tempo prima che accada e, dovendo anche aspettare di rimettermi completamente, non so proprio immaginare quando sarà il momento giusto. Non ho dubbi che più avanti ve ne parlerò più nel dettaglio, ma per ora è una cosa che ho bisogno di tenere ancora per me.
E non è tutto qui.
Ho anche cominciato a raccogliere materiale per scrivere una storia. Una storia importante, una storia vera, una storia densa ed è qualcosa in cui credo ciecamente ed io non credevo davvero in qualcosa di mio da quando avevo sedici anni. Dieci anni fa. Ed è bello credere in qualcosa, credere in qualcosa che si sta facendo: basta questo a dare del senso a tutto, basta questo a farmi di nuovo sentire quasi una persona vera.
Lo so, lo so, vi ho detto tutto e niente. A tempo debito parlerò meglio di tutto, per adesso mi basta questo e spero basti anche a voi. Volevo rendervi partecipi di questo strano, inaspettato, bizzarro, benaccetto, improvviso cambiamento di rotta perché metterlo nero su bianco - e sapere che qualcun altro lo leggerà - aiuta anche me a crederci di più. Più il tempo passava, più mi sembrava che non sarei mai più uscita del tutto dallo stallo in cui ero finita, ma è proprio vero: everything is temporary, tutto è temporaneo, tutto passa.

Buonanotte,
Julia

sabato 28 maggio 2016

Long time, no see


Se non sbaglio sono all'incirca due mesi che non aggiorno il blog. La vita – spero lo sappiate tutti – si svolge al di fuori da uno schermo e la mia mi ha risucchiato a tal punto da non lasciarmi né la voglia né il bisogno di sedermi a ticchettare sui tasti di un computer. Raramente mi ha dato abbastanza pace da potermi concentrare sulle pagine di un libro, e la carenza di materiale è stata infatti ulteriore motivo del mio prolungato silenzio. Un silenzio dovuto in quantità eguali a motivi belli ed altri… non dico brutti, ma disorientanti sicuramente sì. Quelli belli si riassumono in un evento, o per meglio dire in una piccola creatura vivente, fatta di un bel manto folto color crema e due occhietti neri spaccacuore: mi riferisco alla seconda cucciola che io ed il mio ragazzo abbiamo adottato, la piccola Daisy, una stupenda Golden Retriever che ha da poco compiuto tre mesi. La nostra primogenita, Daphne, Labrador di un anno e mezzo, dopo i primi giorni di più che comprensibile gelosia è stata più che felice di questa vivace novità in casa – finalmente ora c'è qualcuno che regge i suoi inesauribili livelli di energia!

Per quanto riguarda l'altro genere di motivi, beh, diciamo che il mio percorso ha subito l'ennesimo scossone, l'ennesima deviazione rispetto a quelle che credevo strade prestabilite; al momento io e l'università ci siamo presi una pausa di riflessione, anche se ad essere onesti credo sia stavolta un sincero – anche se rammaricato – addio. Il mio background e il mio modo di ragionare mi hanno sempre fatto credere che il mio futuro non potesse passare altrove che dallo studio, e che il raggiungimento di quel benedetto pezzo di carta fosse imprescindibile per la mia realizzazione. Dopo un lasso di tempo durante il quale gli studi avrei dovuto concluderli, invece ho forse capito che mi sbagliavo e che si sbagliavano le persone attorno a me. Che la mia vocazione potrebbe essere un'altra. Più entusiasmante e a me molto più vicina. Ma non ho intenzione di affrontare l'argomento adesso, anche perché le coordinate sono ancora tutte da stabilire. E dovrei essere felice, io che ho sempre amato i nuovi inizi, ma mi sono lasciata dietro troppe cose a metà per riuscire adesso ad avere piena fiducia in me. Ma devo, altrimenti l'impasse sarà eterno.

Ho messo il mio impegno in altre cose, cose pratiche come la cura della casa, cucinare, tanto esercizio fisico che ancor più che al corpo fa incredibilmente bene alla mente (sembra una frase scontata, ma è vero).

Ho visto la prima stagione di Better Call Saul e la terza di Orange Is The New Black, piaciute entrambe ma non ho avuto l'ispirazione necessaria a scriverne. Sul versante lettura invece sono ahimè ancora ferma su Via col vento, iniziato a Marzo. Non sono stata costante nella lettura, pur essendo stata catturata da ogni pagina. Ora mi mancano un centinaio di pagine e spero vivamente di riuscire a concluderlo e a parlarvene per la fine di questo mese.

Spero tanto che la mia assenza non sia causa della perdita dei miei lettori, coi quali sentivo di aver iniziato a costruire un bel dialogo. Sappiate che vi seguo sempre anche nei miei momenti di latitanza, e che nessuna assenza sarà definitiva perché questa mia piccola finestra sul mondo torna sempre ad essermi più che necessaria.

Un abbraccio,
a presto

mercoledì 16 marzo 2016

I miei cinque + 1 booktuber preferiti

Cari lettori, care lettrici,
se vi siete accorti del silenzio di questi giorni, chiedo venia. La motivazione è sempre la stessa: esami! Ormai ci siamo - e stavolta per davvero - visto che la fatidica data è questo lunedì. Infatti volevo prima di tutto comunicarvi che, con ogni buona speranza, le pubblicazioni riprenderanno regolarmente martedì 22.
Oggi, ritagliandomi questa oretta di tempo, volevo provare a scrivere un post a cui ormai pensavo da molto tempo, e cioè un articolo in cui vi parlo, come da titolo, dei miei booktuber preferiti. Credo che tutti, chi più chi meno, quando decidiamo di svagarci un po' non esitiamo a ricorrere a youtube. L'offerta su questo server è ormai illimitata, e per quanto sia diventato quasi difficile evitare canali frivoli che praticamente non hanno nulla da offrire, è altrettanto vero che ci sono persone che al contrario curano tantissimo i propri video, soprattutto dal punto di vista del contenuto. Com'è ovvio, la maggior parte degli youtuber che seguo si occupano di libri e, nonostante ce ne siano molti che riescono a tenermi incollata allo schermo anche per mezz'ora o più, qui vi parlo di quelli di cui non mi perdo mai un video.

1. Ilenia Zodiaco. Pur non essendo questa una classifica di gradimento, al primo posto non poteva esserci che lei, Ilenia, la sicilianissima trapiantata a Milano più pungente di youtube, se non altro perché è stata forse la primissima che ho iniziato a seguire con costanza. Credo che la conosciate tutti e che non abbia di conseguenza bisogno di presentazioni; il motivo per cui personalmente apprezzo tanto il suo lavoro è innanzi tutto la competenza con cui parla di letteratura, unita ad una sana dose di ironia e sarcasmo. Con i suoi video, insomma, si imparano cose e ci si diverte un sacco. Tra l'altro ha sempre proposto molte letture "di nicchia", promuovendo il lavoro delle case editrici indipendenti, anche quando non era tanto di moda scegliere indie. Ovviamente un plauso le va anche per aver avuto il coraggio di affrontare la lettura del materiale per i suoi #illibrodimerda.

2. Nouvelle Wave. Quanto è bello il canale di questa ragazza, ne vogliamo parlare?! Adoro letteralmente i suoi video, soprattutto quelli che riguardano i libri; già perché sul suo canale potete trovare anche moltissimo materiale sul cinema. La cosa che mi ha colpito sin da subito di Nouvelle Wave (Mariangela, se non sbaglio) è la capacità che ha di parlare di ciò che legge con accuratezza e profondità senza mai svelare un filo di troppo della trama o di ciò che ci si potrebbe aspettare da quel libro. Ha - a parer mio - un ottimo gusto: tra le sue proposte numerosi classici, tanta letteratura orientale ed anche manga e fumetti. Di recente, poi, ha trovato un'ottima formula per proporre "i preferiti del mese", una categoria di video che snobbo quasi sempre, ma i suoi sono bellissimi. Durano poco, hanno sempre un bel sottofondo musicale e mostrano un po' di tutto, libri, luoghi, tè, oggetti. Insomma, che aspettate? Se non la conoscete correte subito da questa bravissima ragazza toscana!

3. TheRevolutionaryAct, Giovanna latita, i suoi video arrivano ogni morte di papa, ma quando arrivano ci ripaga subito dell'attesa: scoperto il suo canale vagabondando a caso su youtube, non l'ho più lasciato. Il suo approccio ai libri è appassionato e coinvolgente, in ogni video si può apprezzare la sua competenza in materia. Trovo le sue recensioni mai banali o scontate, e soprattutto mai noiose. Ma la cosa che forse mi piace di più forse è la sua autoironia, capace di strapparmi sempre qualche sorriso. Bella, simpatica ed intelligente: che volete di più?

4. Haruko no Hon. Studentessa di lingue orientali, perciò aspettatevi nei suoi video molta letteratura cinese e giapponese (riguardo la quale sono piuttosto ignorante), ma non solo. In comune abbiamo anche la smisurata passione per Shakespeare. Di lei mi ha colpito l'eleganza, la precisione, l'accento sui dettagli che caratterizzano ogni suo video. Inoltre credo che abbiamo gusti affini, è capitato spesso infatti (anche se lei non lo sa!) che affrontassimo spesso nello stesso periodo le stesse letture. Se vi piace ricevere consigli dettagliati ed accurati per prendere spunto per le prossime letture, lei non può mancare tra i vostri guru letterari del web.

5. Read Vlog Repeat. Ecco, Valeria l'ho scoperta solo di recente, ma praticamente mi sono guardata tutto ciò che c'è sul canale. Valeria è simpatica, frizzante, colorata e legge un sacco di belle cose. Ciò che più mi ha attratta però sono due cose: la prima è la sua conoscenza della letteratura per bambini e ragazzi, mondo di cui io invece so pochissimo e dunque guardo i suoi video con carta e penna per annotarmi tutte le proposte a me sconosciute; la seconda riguarda i suoi consigli su fumetti e graphic novels. Ho letto ben poche graphic novels nella mia vita, anche se mi sono piaciute molto. Quelle di cui parla Valeria riescono sempre ad incuriosirmi tantissimo. Se anche voi volete farvi un'idea su letture un po' diverse dal solito, su questo canale troverete tanti titoli interessanti.

+1. Snack Attack. Il +1 è l'unico maschietto della classifica: non che non ne segua altri, ma Giovanni è l'unico di cui non salto mai un video. Mi piace il suo modo di parlare conciso ma mai superficiale, il suo comparire davanti alla telecamera sempre col sorriso e l'impegno che mette nel presentare tantissimi libri a tema LGBT e sul femminismo. Anche con lui ho in comune la passione per alcuni libri che mi hanno segnata profondamente, come Golden boy, che avevo letto poco tempo prima che lui ne parlasse approfonditamente. Inoltre legge parecchio in lingua originale. Mi raccomando, se non lo conoscete fate un salto sul suo canale, non ve ne pentirete!

E questo è tutto. Fatemi sapere se seguivate già questi nostri colleghi bibliofili o parlatemi di quelli che seguite di più voi: sono sempre alla ricerca di canali interessanti da seguire!

Un abbraccio, e a martedì!

venerdì 26 febbraio 2016

Dei casini della vita


Non è stata la prima volta e non sarà neanche l'ultima: capita di dover sparire, di trascurare il proprio povero blog; è una circostanza che quando si presenta mi crea dispiacere e persino frustrazione, perché ora che ho preso un ritmo e che pubblico con una certa costanza, non poterlo fare mi manca. Dovermi allontanare dalla tastiera mi fa subito rendere conto di come anche per scrivere serve allenamento, e di che differenza faccia anche un periodo breve senza pensare a come mettere in fila le parole. Mi sento arrugginita, adesso che mi sto ritagliando una piccola frazione di tempo tanto per dire che non sono fuggita chissà dove. Poter scrivere liberamente e delle cose che mi piacciono, poi, è diventata un efficientissima valvola di sfogo.

Non a caso nell'ultima settimana ho accumulato livelli di stress che possono senza dubbio rientrare negli annali e che, dal momento che non sono quel tipo di persona che sclera, sbatte gli oggetti o urla contro fidanzati e parenti ma che, al contrario, cerca il più possibile di mantenersi tranquilla e serena – ecco, lo stress si manifesta più che altro fisicamente. Quindi brufoli, fastidiose bollicine in bocca e infiammazioni muscolari. Evvai!

Tutto questo è dovuto ad una banalità qualunque, ovvero un esame, che però è l'esame. Ogni studente di giurisprudenza lo sa: diritto privato è la prima grande bestia nera, perché costituisce letteralmente la base di tutto il resto, infatti finché non si supera positivamente questo gran parte degli esami successivi restano preclusi. I manuali di tal materia non contano mai meno di mille pagine, da accompagnarsi ad una frenetica consultazione del codice civile, c.c. per gli amici.

Ho avuto una relazione complicata con questa materia: l'ho iniziata a prendere in mano l'estate scorsa, ho iniziato ad entrare in confidenza coi testi, sperando pure di riuscire a sbrigarmela prima di Natale – cosa che, ovviamente, non è accaduta. Nel frattempo di esami ne ho dati altri due, e da gennaio ho deciso di riprenderlo da capo perché sì, era meglio così. Ora, la data in cui avrei dovuto sostenerlo era il 29 Febbraio, ed avevo tanta intenzione di provarci – nonostante molta insicurezza su svariati argomenti e la consapevolezza di non aver curato a sufficienza l'esposizione (la quale conta quasi quanto la conoscenza della materia) – che mi ero prenotata. Ieri, nel pomeriggio, entro nel server universitario per controllare il numero dei prenotati all'esame, sperando che qualcuno si fosse cancellato così da guadagnare qualche posizione nella fila, e… sorpresa! Non risultavano prenotazioni attive.

Che sia stato un errore del server, un errore mio, o un problema della linea… Non lo so. Fatto sta che non mi era mai successo prima e come interpretarlo se non come un segno? La conseguenza di tale errore infatti è solo che ho una ventina di giorni in più per prepararmi, mi sono già prenotata per la prossima data (e stavolta ho controllato di essermi prenotata davvero!) e quindi ho qualche speranza in più di superarlo e magari di farlo anche bene.
Ieri mi sono quindi concessa una giornata di calma, non ho fatto nulla, ho liberato il cervello, mi sono liberata dello stress accumulato ed oggi sono pronta a rimettermi sui libri con rinnovata energia ed uno spirito più positivo. Come si suol dire, non tutto il male vien per nuocere.

In tutto ciò, non sono neanche riuscita a leggere più di tanto. La stanchezza nei momenti liberi era tanta che, ahimè, preferivo poltrire un po' davanti alla tv. Questo però solo nell'ultima settimana, perché nel mentre avevo cominciato Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei, di cui mi mancano un centinaio di pagine che spero di leggere presto. E per questo martedì cercherò anche di parlare della lettura settimanale dell'Iliade, che tristemente è saltata.

Altrettanto mi è dispiaciuto non riuscire ad essere presente commentando i vostri post, anche perché ne ho letti di molto belli ed interessanti. Sappiate che vi leggo anche quando non arrivo a dire la mia, e sono sicura che capirete benissimo le temporanee latitanze.

Ieri notte c'è stato un temporale pazzesco – la mia cucciola abbaiava arrabbiata ai tuoni assordanti – ed oggi c'è un sole piacevolmente tiepido, che mi permette di andare in giro a maniche corte. Noi tre – io, il mio ragazzo, e Daphne (di cui potete ammirare una foto di un annetto fa) – ne abbiamo approfittato allungando la passeggiata quotidiana, passando per prati e colline. Gli alberi di pesco qui da me sono già in fiore, ed è difficile non sentire almeno un briciolo di allegria per questo. E poi guardate bene la foto di Daphne. Adesso è solo un po' più alta, ma per il resto è uguale. Non c'è niente che non possa essere risolto, quando in casa hai un batuffolo così di cui occuparti.

La mia Daphne a tre mesi

lunedì 4 gennaio 2016

Tenetemi d'occhio

Essere in questo nuovo anno mi piace e mi sento – stranamente – positiva. La routine del 2016 prevede molti impegni, quotidiani e non, e per organizzarli ho rimediato un'agenda di cui mi sono presto innamorata: fatta di un materiale che sembra pelle ma non credo affatto che lo sia (l'ho pagata poco), marrone, morbida al tatto; semplice, elegante, british. Dentro ci scrivo con una penna blu ed uso gli evidenziatori per categorizzare gli eventi. Le categorie, al momento, sono queste: studio, letture, blog, varie cose importanti, appuntamenti.

Quest'oggi ho ripreso a studiare, il prossimo esame – il temutissimo Diritto Privato – è previsto per il 29 Febbraio, ma credo che contemporaneamente cercherò di prepararne anche altri da dare a Marzo. Di tempo e di buona volontà pare che ne abbiamo e, anche se non mi era mancata particolarmente questa specifica materia, un po' avevo nostalgia di quel dovere che rende più piacevole il piacere. Ma sto chiacchierando di banali fatti di cui probabilmente interessa ben poco; il reale motivo per cui ho aperto questo post era stilare un abbozzo degli appuntamenti qui su Tanto non importa (un nome, un programma).

Allora. Libero chi legge è la rubrica in cui vi parlo dei libri che leggo e, inevitabilmente, è a cadenza irregolare, subordinata al momento in cui porto a termine un libro; stesso discorso vale per Spectator, post in cui stra–parlo dei telefilm che mi appassionano. Qualche volta capiterà che segnalerò qualche film ma so già che sarà raro perché a) ne vedo ben pochi e mai di appena usciti e b) non ho la benché minima competenza per farlo.

A cadenza settimanale invece arriveranno gli articoli della rubrica I pilastri, che al momento riguardano la mia lettura dell'Iliade, che troverete puntualmente (spero) ogni martedì.
Il secondo sabato del mese tenterò di parlarvi d'arte, approfondendo un'opera che suscita il mio interesse per la rubrica – che forse dopo il primo e ancora unico appuntamento avete creduto morta – Sabato al museo.
Ultimo ma non certo per importanza, alla fine di ogni mese vi parlerò di un testo teatrale di mastro William Shakespeare, per la rubrica molto originalmente intitolata Williamland.

Materiale mi sembra che ce ne sia, speriamo di trattarlo bene e che a qualcuno interessi!

Bene, era un intervento breve tanto per dare al modesto pubblico dei miei lettori un'idea ed una panoramica su quanto avverrà in questo spazietto della blogosfera, e detto questo posso anche ritirarmi.

Ah, tra ieri ed oggi finalmente ha piovuto – era un secolo che non scendeva neanche una goccia – e ne sono sommamente felice.

mercoledì 30 dicembre 2015

Breve (o quasi) storia del 2015

Ricordo che l'anno scorso, di questi tempi, navigando a caso sul web trovai un'immagine su cui stava scritto: «2013 was practise. 2014 was the warm up. 2015 is the game.» Salvai quell'immagine sul mio telefono e la usai come sfondo dalla fine di Dicembre e forse anche per tutto Gennaio. Pensarla così – o almeno provarci – poteva in qualche modo essermi d'aiuto, di stimolo, una piccola scintilla di motivazione. Ho sempre avuto la consapevolezza di essere una persona particolarmente complessa, difficile spesso non solo da comprendere, ma soprattutto – almeno per quei pochi umani che realmente mi stanno accanto – da conoscere davvero e poter fare quanto necessario per consigliarmi, sostenermi o aiutarmi nei momenti in cui ne avrei bisogno. Purtroppo per molto tempo sono andata avanti con la pretesa – mai espressa, ovviamente – che coloro i quali potevano dire davvero di conoscermi dovessero in qualche modo possedere una sorta di sfera di cristallo, e saper capire quel che provavo o pensavo anche nei momenti in cui io per prima non ero in grado o non avevo voglia di spiegarlo; che quelle stesse persone facessero o dicessero esattamente quel che mi serviva in determinate circostanze. Capire che non è così e che non può essere così è stato uno dei traguardi di questo ultimo anno, il cui raggiungimento mi ha portata a riconoscere anche quanto io sia, sotto così tanti punti di vista, una persona davvero indipendente. Non economicamente, purtroppo, ma sotto aspetti che al momento mi appaiono molto più importanti e preziosi: io mi basto, e non è presunzione, è che sono capace di stare con me stessa, so badare a me stessa, trovo da sola le soluzioni ai miei problemi, riesco ormai a tirarmi su, a gestire ogni emozione, a motivarmi; e questo non fa di me una persona chiusa, al contrario: fa di me una persona che non ha bisogno degli altri, di un fidanzato o di un'amica, perché da sola starebbe male. Fa di me una persona che sta bene a prescindere e che eventualmente sceglie tra le persone quelle giuste, quelle con cui condividere tutto quanto. Potrebbero sembrare ovvietà ma so benissimo che non lo sono affatto, sono conquiste, frutto sicuramente del lungo percorso terapeutico intrapreso ormai più di un anno fa con la psicologa che praticamente ha preso tutti i miei pezzi – allora sparsi ed incoerenti – e li ha finalmente messi insieme.



Per questo nonostante io sia ancora incredibilmente indietro su tutti quelli che sono gli aspetti pratici della vita – studio, lavoro eccetera – quest'anno non mi lascio affatto indietro quel nauseante senso di fallimento e rimorso che tristemente hanno segnato la fine degli anni passati; sento, al contrario, anzi so per certo che questo 2015 è stato quasi un successo. E' stato un anno sotto così tanti aspetti pieno, vissuto, faticoso e assolutamente necessario. Adesso capisco, adesso sento che i tanti processi che ho messo in moto negli ultimi anni sono giunti a maturazione. Mi accorgo improvvisamente di cosa vuol dire che sono cresciuta, mi accorgo di cosa vuol dire prendere piena coscienza e consapevolezza di sé. Mi dicevano all'asilo che ero matura per la mia età, figuriamoci, ma quella maturità – che ha sempre continuato ad essere “troppa per la mia età” – è stata in fin dei conti la mia croce, perché non ho saputo gestirla. Mi ha impedito di adattarmi e non ho mai saputo interagire coi miei coetanei; ho filosofeggiato troppo e vissuto troppo poco, cosicché l'adolescenza è stata un inferno, un incubo ad occhi aperti e l'affacciarsi ai vent'anni un faccia a faccia con un Atlante di paure. Mi sono affidata a punti fissi troppo precari, ho insistito com'è tipico di me a fare da sola fin quando questo è diventato impossibile e, davvero, la salvezza è stato quel giorno in cui ho detto mamma, ho bisogno di parlare con qualcuno. E quel qualcuno il destino è stato così gentile da farmelo trovare al primo colpo, con un numero affisso sulla porta di un'Erboristeria.

La prima cosa che mi viene in mente se guardo indietro a questo 2015, è quanto mi sono divertita con la mia cucciola. Passeggiate ogni giorno, d'estate a caccia di lucertole e d'autunno a giocare con le foglie sparse qua e là dal vento e più spesso dai miei stessi piedi, perché rincorrere cose che svolazzano è stata da sempre l'attività che più la diverte; d'estate poi abbiamo scoperto quanto possa essere grande la sua passione per l'acqua, tale da renderla più un animale acquatico che un cane. L'abbiamo vista tuffarsi in piscina ad ogni ora del giorno ed anche della notte e intrattenersi per ore col getto che usciva da un semplice tubo per l'acqua. Abbiamo festeggiato il suo primo compleanno e, generalmente, con lei è stata una festa ogni giorno. Ovviamente al primo posto tra i miei pensieri c'è anche il fatto che io ed il mio ragazzo abbiamo superato il primo anno di convivenza, un traguardo senz'altro importante. Il nostro rapporto è cresciuto con noi, sono sicura che abbiamo imparato ulteriormente a conoscerci ed anche a sopportarci ed è quasi buffo pensare che in estate ci eravamo quasi lasciati e che pochi giorni fa abbiamo festeggiato il nostro quinto anniversario. Gli ingredienti principali in una relazione sono ascolto, pazienza, comprensione e ovviamente amore. 

Penso poi al fatto che, in fin dei conti, ho superato due esami in una Facoltà a me nuova e abbastanza ostile, il che sembrerà estremamente stupido ma se conosceste il percorso che ho fatto fino ad ora comprendereste che traguardo sia. Ho fatto qualche mercatino, anche se meno degli anni scorsi. Ho provato nuove ricette, sono tornata ai capelli corti e biondi. Mi sono fatta venire qualche mezza idea su qualcosa da scrivere, ho curato la nostra casetta, sono stata presente per la mia famiglia. Una delle cose per le quali sono più contenta, comunque, è che ho trovato la voglia di riallacciare qualche vecchia amicizia, rendendomi conto di quanto sia meno difficile di quel che sembra. Ho eliminato aspettative e pretese verso le persone con cui mi relaziono, e questo rende il relazionarsi mille volte più semplice di quanto sia mai stato per me. Ho fatto quel bellissimo viaggio a Vienna. Ho ricevuto e fatto bei regali, ho fatto attività fisica per un certo periodo e sono determinata (più o meno) a riprendere non appena le feste saranno completamente finite. Ho abbandonato del tutto i social e, più in generale, tutto ciò che non mi interessa realmente e a cui magari mi sono avvicinata perché “lo fanno tutti”. Non ho più tempo per fingere, sforzarmi o adeguarmi. Ho aperto questo blog e non l'ho ancora abbandonato.


Devo dire di aver visto pochi film, ma molte serie tv. Ho comprato parecchi libri, ma per qualche motivo ne ho letti leggermente meno dell'anno scorso. Ho finalmente letto cose bellissime in lista da un secolo, come Jane Eyre e la graphic novel di Julie Maroh, Il blu è un colore caldo (grazie al mio ragazzo che me l'ha regalato a sorpresa) che è stata una delle letture più belle dell'anno. Ho letto Dio di illusioni di Donna Tartt che, sarò anche controcorrente, non ho apprezzato per niente; mi sono innamorata di Alice Munro leggendo Chi ti credi di essere? e lei insieme a Somerset Maugham restano le personalissime scoperte più belle del mio anno da lettrice. Un posto speciale lo merita anche il romanzo incompiuto di Franz Kafka, Il castello, un libro che mi ha tormentata e tenuta incollata alle pagine e che è diventato uno dei miei preferiti anche se non sarò mai in grado di spiegare perché. Sempre grazie al mio ragazzo ho finalmente messo gli occhi anche su La profezia dell'Armandillo di Zerocalcare, letto in una sera tra le lacrime per le risate. Un po' titubante a causa del gran clamore suscitato da tale pubblicazione, ho letto anche La morte del padre dell'autore norvegese Karl Ove Knausgard, che come saprete tutti ha scritto sei volumi di natura autobiografica, di cui si sta occupando la Feltrinelli. Mi è piaciuto molto più di quanto mi aspettassi e se non ho già letto anche gli altri due volumi disponibili è solo perché costano venti euro l'uno. Immancabilmente, tra le mie letture dell'anno ormai in conclusione rientrano anche svariati classici, per lo più inglesi, da Dickens a Jane Austen a Shakespeare a Thomas Hardy.

E dunque, ho smesso da un bel po' di fare buoni propositi per l'anno nuovo, ma se ci penso per la prima volta ne ho di concreti, o meglio, stavolta so che potrei riuscire a realizzarli. Non sono tanto affascinanti da meritare di essere riportati, sono alla fine quelli che fanno un po' tutti: fare questo, non fare quest'altro, essere più così e meno cosà. Qualunque essi siano, l'importante è avere dei progetti e sentire l'energia per realizzarli, o almeno provarci e sapere, alla fine, di aver fatto del proprio meglio. Di averci messo non solo l'impegno, ma quello che generalmente chiamiamo del tuo.

Ringrazio le persone che si sono fermate a leggere, questo post in particolare, ma anche quelle che si sono fermate, fosse pure una sola volta, tra queste mie pagine. Ancor di più ringrazio coloro che hanno deciso di diventare dei lettori fissi di Tanto non importa, anche se da quando è nato ad ora è rimasto uno spazio un po' disordinato e confuso. Prometto che andrà meglio. 
Non mi resta che augurarvi di tutto cuore una felice conclusione per questo 2015 e farvi i miei migliori auguri per un felice anno nuovo.

Ci si risente nel 2016!

  

sabato 26 dicembre 2015

Cosa è accaduto negli ultimi dieci giorni

Sono passati più di dieci giorni dall'ultima volta che ho scritto qui e di tutti questi, giuro, non ce n'è stato uno in cui io non abbia avuto una gran voglia di potermi sedere davanti al computer a buttar giù qualche riga. Il problema è stato semplicemente che, davvero, non ne ho avuto il tempo. Avrei potuto farlo solo in quella piccola pausa che era il mio post-pranzo, o al limite la sera. Ma in quei momenti ero talmente stanca che non sarei di certo riuscita a scrivere in italiano.

Ma cos'è stato a tenermi così impegnata? Beh, innanzi tutto il fatidico esame del 18 Dicembre. Un giorno forse scriverò un breve racconto sulla mia travagliata storia universitaria, al momento mi limito a rivelare che sono un'improbabile studentessa di Giurisprudenza. Per questa sessione invernale avevo in agenda ben tre esami: Istituzioni di Diritto Romano (superato, anche se con un voto scarso), Istituzioni di Diritto Privato e Filosofia del Diritto. Ovviamente la fortuna ha fatto sì che questi ultimi due capitassero nello stesso giorno. Mi sono impuntata sul Privato, perché costituisce praticamente la base di tutto ciò che studierò dopo e perché è propedeutico a più o meno tutti gli esami successivi; peccato che il manuale è un mostro di 1000 pagine, di cui più o meno nessun paragrafo può essere trascurato e – per quanto sia per fortuna scritto bene – gli argomenti non sono semplici, tanto da comprendere quanto da ricordare. Insomma, per farla breve a due settimane dall'esame ho fatto il punto della situazione, scoprendo che: non solo mi mancava una considerevole mole del manuale, ma provando a ricordare quanto fatto fino a quel momento mi si è spalancata nella testa una distesa bianca. Molto natalizio senz'altro, ma anche molto preoccupante. Quindi, dopo i primi momenti di panico, mi sono messa a ragionare su cosa avrebbe avuto più senso fare: andare incontro ad una bocciatura sicura, o tentare di preparare Filosofia del Diritto in due settimane? Ho optato per la seconda e posso dire felicemente che è stata la scelta giusta, perché ne sono uscita con un bel trenta sul libretto. Certo per quelle due settimane ho dimenticato cos'è avere una vita, l'unica cosa che ho continuato a fare sono state le passeggiate con la mia cucciola, che servivano tanto a lei quanto a me. La mattina del 18 è stata piuttosto estenuante, lo stesso professore – che comunque ha lasciato tutto il lavoro ai suoi mille assistenti – faceva due esami contemporaneamente, quindi chi vaga nel mondo universitario avrà idea di quanto sarà stata piena quell'aula e di quanto siano andate per la lunga le cose. Fortunatamente sono riuscita a sbrigarmela entro l'una, capitando una volta tanto con una professoressa simpatica e dolcissima con cui più che un'interrogazione c'è stato un dialogo, una discussione su quanto avevo studiato. Meglio di così non poteva proprio andare. Tornata a casa dopo il lunghissimo viaggio di ritorno sui mezzi, mi sono concessa il piacere di rilassarmi finalmente in una vasca di acqua calda, una cena abbondante a base di pizza e poi sono crollata alle 21.30 risvegliandomi alle 9 del giorno dopo. Senza dubbio la dormita più bella dell'anno.

La domenica successiva io ed il mio ragazzo abbiamo partecipato col nostro banchetto un po' traballante al mercatino di Natale del paese in cui abitiamo. Da che ho memoria mio padre ha avuto l'hobby dell'antiquariato, o più che altro di tutta la trafila di negoziazioni per trovare la merce, il divertimento di girare per mercati, di contrattare su eBay (nonostante il suo inglese più che stentato). I suoi bottini – il cui contenuto nel corso del tempo è variato di anno in anno – al momento si incentrano sui modellini di macchine d'epoca, vecchi soldatini dipinti a mano, e poi piatti, statuine e ceramiche dei Paesi scandinavi che abbiamo sempre avuto. Quando è possibile, io e il mio ragazzo prendiamo tutto quanto e cerchiamo di fare qualche soldo nei mercati della zona, un'attività che è sempre un terno a lotto perché puoi guadagnare un bel po' così come puoi non vedere neanche un euro, stando però sicuro di alzarti presto, caricare e scaricare merci, allestire il banco e smontarlo a fine giornata e passare una discreta quantità di ore fuori, per lo più fermo, sotto il sole se è estate o al freddo – come quest'ultima volta – d'inverno. Sarà che ero di buon umore, sarà che già che ci trovavamo in un mercatino natalizio l'atmosfera mi piaceva di più... fatto sta che anche se non siamo diventati ricchi, non mi è dispiaciuto. Soprattutto tornare a casa, poi, e dopo una bella doccia calda scaldarsi con una zuppa e dei toast al formaggio.

Due giorni dopo, il 22 Dicembre, i miei festeggiavano le nozze d'argento. Inizialmente mio padre aveva prenotato per tutti in un bel ristorante ma sfortunatamente mia madre non se la sentiva tanto di uscire, perché in quest'ultimo periodo ha avuto qualche piccolo problema di salute. Allora ho preso in mano la situazione e in fretta e furia ho messo su un piano B: avrei preparato io la cena e con l'aiuto di mio fratello, mia sorella e il mio ragazzo avremmo organizzato una serata per loro. Abbiamo apparecchiato bene la tavola, abbiamo stampato dei menù degni di un ristorante di lusso, i piatti che ho preparato – nonostante fosse la prima volta che li facevo – per fortuna sono stati un successo, e mio fratello con tanto di camicia e cravatta ha fatto il cameriere. E' stato divertente, e soprattutto è stato bello fare per una volta qualcosa noi per i nostri genitori, loro che fanno sempre tanto per noi.

In tutto ciò, pensate forse che ero riuscita a fare qualche regalo? Sono uscita solo il 23 mattina e girando come una matta sono riuscita a trovare qualcosina per tutti. Il 24 è stata una bella giornata: io, il mio ragazzo e mia madre siamo stati a far commissioni fino alle quattro del pomeriggio, tornati a casa visto che non avevamo mangiato mia madre ha preparato un'ottima carbonara che ci siamo spazzolati tutti insieme sul divano davanti a Mamma ho perso l'aereo (ebbene sì, ancora mi piace guardare quel film a Natale). La sera abbiamo cenato dai nonni e poi ci siamo scambiati i regali a casa dei miei. I primi a scartare son stati ovviamente Alvin – il nostro beagle – e Daphne – la nostra labrador – che hanno ricevuto come di consueto un bell'osso gigante, impacchettato come si deve e che si sono divertiti a spacchettare. A me invece è arrivato qualche bel libro, di cui probabilmente vi parlerò; la vera sorpresa però è stata una meravigliosa macchina da scrivere tedesca di fine anni '20, originale completa e funzionante, da parte di mio padre. La sua fissa di girare per mercatini non è poi così male.

Il 25 abbiamo di nuovo pranzato dai nonni con gli zii, ma la vera festa l'abbiamo ospitata noi – il mio ragazzo ed io – la sera: se non mi era capitato prima di dirlo qui sul blog, mia madre è svedese, io sono nata in Svezia, e comunque tutti noi siamo innamorati delle usanze e delle tradizioni – specie quelle natalizie! – di questo Paese così magico. La bottega svedese dell'Ikea ci dà una grossa mano nel metterle in pratica, essendo l'unico posto dove in Italia è possibile trovare certi prodotti, come il glögg, il vino caldo che si offre con uvetta e mandorle per aprire la serata e soprattutto skinka (che si pronuncia schinka), un prosciutto cotto che si prepara al forno con una salsina e pan grattato e che poi si mangia a fettine sottili spalmate con la senape; tradizionalmente si accompagna con una torta di patate e cipolle (che la mia mamma ha preparato, ed era buonissima!) e una sorta di composte di prugne e mele che purtroppo non avevamo. Abbiamo compensate con verdure e altra carne grigliata, concludendo con un buonissimo liquore al caffè e una torta al cioccolato preparata da mia sorella. Dopo cena abbiamo giocato a Shangai e poi, tutti stretti sul divano con i cani addormentati addosso, abbiamo guardato su Netflix un film di Mr Bean. Perché se devi accontentare tanti gusti diversi, con Mr Bean non si può sbagliare.
E' stata proprio una bella serata.

L'agenda non è ancora neanche lontanamente libera: oggi c'è il compleanno di mio nonno, che fortunatamente i miei parenti hanno deciso di festeggiare con una merenda piuttosto che con un altro pranzo; domani rivedo una cara amica che tra impegni miei e suoi non vedo da secoli; dopo domani io e il mio ragazzo festeggiamo cinque anni insieme, anche se nessuno dei due ha ancora espresso un'idea chiara su cosa faremo e se faremo qualcosa di speciale; poi c'è Capodanno, e poi si risalta subito in carreggiata con la vita "normale". Periodo intenso, non c'è che dire.

Prima di farmi completamente travolgere dagli impegni, comunque, ero riuscita a terminare la lettura di Povera gente di Dostoevskij di cui dovrò assolutamente parlavi e ho iniziato Quel che resta del giorno di Ishiguro che finora ho letto saltuariamente e lentamente e sono ancora all'inizio. Però mi sta piacendo. Poi ho finito la terza e quasi anche la quarta stagione di Downton Abbey e pure la prima di Jessica Jones: piaciuto tutto un sacco, arriveranno articoli anche su queste (spero!). Così come torneranno gli appuntamenti con l'Iliade.
Per l'anno nuovo, tra i buoni propositi, metto anche quello di dare un maggior ordine al blog, così da permettere a chi mi segue di avere un'idea di quando usciranno i post delle varie rubriche, almeno quelli a cui posso dare una cadenza fissa.

Non mi resta che dirvi che spero che anche tutti voi abbiate passato un bel Natale, insieme alle persone che amate e in un'atmosfera capace di farvi dimenticare ogni dispiacere. Vi auguro un buon proseguimento, e che il calore delle luci sull'albero e possibilmente di un fuoco nel camino vi accompagnino ancora un po' nei giorni che verranno.

Vi abbraccio!




venerdì 4 dicembre 2015

Wine talk friday

Il titolo di questo post non vuole essere un inglesismo affascinante, è che una traduzione italiana di questa espressione non mi convince – chiacchiere da vino? chiacchiero col vino? boh․
Chiarito questo punto e tranquillizzati i fan della Crusca, posso passare col cuore in pace a parlare del fatto che questa settimana ho dovuto per forza di cose trascurare il blog e scrivere mi è mancato tantissimo, perché lavorare ai miei post mi ha dato un senso di calma e di soddisfazione personale che non provavo da non ho idea quanto tempo; ma il ritorno del fidanzato, le pulizie della casetta e la preparazione di un maledetto esame particolarmente lungo e difficile hanno avuto la precedenza․ E l'ultimo punto è ben lungi dall'esser stato portato a termine: mi aspettano due settimane di fuoco e sinceramente non so proprio se ci arriverò tutta intera – o quanto meno decentemente preparata, ecco․ Quel che è certo, invece, è che raggiungere questo obiettivo sarebbe proprio un bel regalo di Natale․

Forse dovrei precisare che questo non è un post con uno scopo, non dirò niente di interessante, illuminante o pregno di significato․ E' venerdì sera, ho avuto tutto il giorno gli occhi incrociati su cose come codice del consumo, contratto del consumatore, clausole vessatorie ecc․, cose che sono un po' l'antitesi di ciò che potrei trovare un minimo interessante․ E quindi ora sono qui seduta davanti al computer, dentro una felpa quattro volte più larga di me, con un bicchiere di rosso a portata di mano e mi concedo il piacere di scrivere a ruota libera․ Lasciatemi fare la Penny della situazione (Big Bang Theory, conoscete tutti sì?)

Il venerdì sera ha smesso di avere un vero senso per me praticamente dalla fine del liceo․ In casa mia il venerdì sera era quasi un'istituzione, il momento verso cui tutti arrancavamo come traguardo delle nostre fatiche․ Dal momento che mia madre è sempre stata a casa ad occuparsi di noi e mio padre è un libero professionista, nel fine settimana potevamo tutti rilassarci un po'․ Per cena mio padre portava la pizza, così mamma non doveva stare ai fornelli, ed era l'unico giorno in cui forse si riusciva a guardare un film o un programma tutti insieme․ Certo, poi ho iniziato ad andare a scuola anche il sabato mattina, ma l'atmosfera del venerdì sera continuava a contagiarmi, anche se la mattina dopo dovevo ancora alzarmi presto․
Poi sono andata all'università, e poi sono andata a convivere col mio ragazzo che spesso e (mal)volentieri come la maggior parte dei comuni mortali e precari ha lavorato sabato domenica feste e festivi․ Tra tutti e due, era scontato che il senso della scansione settimanale si perdesse․

E' una cosa di cui non ti accorgi subito, quando il sabato è uguale al martedì e la domenica come un qualunque lunedì – ci vuole tempo prima di rendersene conto, ed in quel tempo si perde già il sapore dei diversi giorni settimanali․ Per me è appena un ricordo l'alzataccia del lunedì, il mercoledì che ti fa già sentire meglio perché sei a metà strada per arrivare a sabato, o la mia personale avversione per il giovedì․ E' qualcosa di così scontato, vero?, e come la maggior parte delle cose scontate sorprendentemente preziosa․

Quando me ne sono accorta ho provato un fastidioso senso di nostalgia, quel tipo di nostalgia che si prova per quel che era e non è più․ Fortunatamente non sono quel tipo di persona che di una situazione sgradita prende atto e basta: cerco sempre di mettere in moto un cambiamento, a mio modo, che sia anche solo progettandolo nella testa o con un processo molto lento․ Proprio per questo, quando ne ho la fantasia cerco di ritrovare il sapore perduto del venerdì sera, anche se il giorno dopo – come tutti gli altri giorni – mi alzo alle 7 e passo la giornata a piangere sul codice civile

Stasera, il venerdì sera è un bicchiere di vino rosso economico, pop-corn appena fatti e qualche episodio dell'ottava stagione di Big Bang Theory insieme al mio lui e alla mia cucciola․

Auguro a tutti un buon fine settimana, o almeno qualcosa che ci somigli․

giovedì 19 novembre 2015

Vasti orizzonti

Le cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni sono le più facile da dimenticare.


Da dare per scontate, a volte fino al punto di non vederle nemmeno più. E' il motivo per cui capita – immagino – di accorgersi d'improvviso di aver smesso di amare la persona che credevamo di amare fino al giorno prima.
E' il motivo per cui non diciamo ogni giorno ti voglio bene alle persone a cui vogliamo bene.
E' il motivo per cui accade così spesso di percepire la vita – o almeno quella quotidiana – come opprimente, noiosa, ripetitiva. E' il motivo per cui molte persone spesso si comportano come se fosse tutto già visto, tutto già fatto, tutto già sentito.

Trovare l'originale nel banale.
Tirar fuori lo straordinario dall'ordinario.

Ad un certo punto ho pensato che semmai ci fosse una missione nella mia vita sarebbe stata questa. Era quel che cercavo di fare quando scrivevo, era quel che più ammiravo negli altri quando notavo qualcuno in grado di farlo. L'importanza dell'oggi è qualcosa che ho sempre riconosciuto, perché la mia è una storia di distanze e le distanze hanno come unico pregio quello d'insegnarti un paio di cose importanti. Una di queste, è proprio non dar nulla per scontato. Non esser ciechi davanti a qualcosa solo perché c'era ieri, c'è oggi, e con buona probabilità sarà qui anche domani.

Un altro aiuto in questo senso mi arriva dai miei cani, coi quali vivo in simbiosi. Delle loro esistenze sì che si potrebbe dire che scorrono sempre uguali, senza grandi scossoni. Svegliarsi, mangiare, giocare, uscire per la passeggiata, fare gli occhioni per qualche spuntino, sonnellini per la stanchezza o per la noia; seguire gli umani e cercare di far parte delle loro attività, curiosare in giro, coccolarsi. A grandi linee è tutto qui. Le varianti possono essere una passeggiata in un posto diverso, persone nuove che vengono in casa, incontri con altri pelosi. Eppure, la loro gioia per le stesse cose non diminuisce mai. E' una festa, sempre, per ogni attenzione che gli dedichi. Felicità appena apro gli occhi al mattino, felicità quando prendo il guinzaglio, felicità appena alzo le ciotole per preparare il pasto, felicità quando con un colpetto della mano sul divano li invito ad accoccolarsi accanto a me. Felicità espressa con tutto il corpo, dagli occhi che si spalancano e si illuminano, alle code che impazzano a destra e sinistra, alla forma serena che prendono i loro musi. E okay, che si continui pure a dire che sono menti tanto più semplici, come se questo collocasse gli animali a qualche gradino sotto di noi; io continuo a pensare che da loro abbiamo solo ed esclusivamente da imparare. E tanto.

Ero fuori con loro, poco fa. Li ho svegliati dal loro sonnellino accoccolati addosso a me sul divano, mentre mi rilassavo davanti alla tv, e sono uscita con loro in giardino per assicurarmi che facessero i loro bisogni. L'aria era di un fresco pungente, piacevole, così li ho incoraggiati a seguirmi nel terreno confinante. Mentre loro gironzolavano annusando e raccogliendo rametti – felici – io mi sono ritrovata a guardare il panorama. Da questa casa, la casa in campagna dei miei genitori, situata in cima ad una collina, si gode di un panorama bellissimo. Il paese in cui abitiamo non è un granché, è piccolo, noioso, decisamente poco stimolante; ma visto da quassù puoi dimenticartene, specialmente di notte, con le luci che sanno dare un tocco d'atmosfera agli ambienti più insulsi. Quando una persona veniva la prima volta in questa casa era la prima cosa che diceva: accidenti, che bel panorama! E noi si rispondeva quasi in coro be', sì, ma poi tanto non ci fai più caso. Quello a cui continuavi a fare caso invece era il lavoro per tenere tutto pulito, la scomodità di abitare un po' fuori mano, la noia di avere ben poco intorno.

Ho respirato a pieni polmoni, e mi sono lasciata andare ai pensieri guardando le luci lontane. Quelle dei posti che so riconoscere anche con un'occhiata distratta – la Chiesa, le scuole elementari e le medie, la piazza, qualche strada – e quelli di cui a stento conosco il nome. Le montagne, che sembrano un disegno.

Il mio ragazzo è tornato a casa sua per un paio di settimane, in una città tanto più vivibile di quella in cui si è trasferito per poter stare con me. Anche se son passati solo pochi giorni mi manca, e mi mancano le nostre cose di tutti i giorni, quelle normali che si rischia di non notare più, quelle che certe volte potrebbero persino stufarti. Mi rendo conto che non c'è soprattutto quando sto per fare un commento o una battuta che lui capirebbe – per cui riderebbe con me – e provo l'impulso di girarmi verso di lui, poi mi rendo conto che non è qui e mi trattengo. Il mio braccio destro.

Vivo in un conflitto d'interessi quasi perenne. Pensavo di desiderare ardentemente delle cose, che invece adesso quasi mi spaventano; a volte penso di volere l'opposto di quel che ho. In certi giorni cerco di vedermi da fuori, per immaginare cosa mi direi se fossi al di fuori di me. Giorni in cui mi sento sulla retta via, altri in cui penso di andare nella direzione più sbagliata possibile, a cui dovrò in qualche modo mettere le toppe.

Ma ci sono quei momenti, come quello di stasera all'aria aperta e davanti alle luci, in cui niente importa e tutto va bene. Momenti in cui c'è silenzio e pace e solitudine. Momenti che ci vogliono, che dovrei cercare più spesso ed in quei momenti ricordarmi che niente è banale, niente è scontato, niente è uguale.

L'originale dal banale.
Lo straordinario dall'ordinario.

Anna Karénina, Lev Tolstòj

Anna Karénina , Lev Tolstòj, Russia 1875-77 – ma anche qualsiasi altro luogo e tempo dacché esistono l’uomo e la donna. Il commento al rom...