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sabato 28 maggio 2016
Long time, no see
Se non sbaglio sono all'incirca due mesi che non aggiorno il blog. La vita – spero lo sappiate tutti – si svolge al di fuori da uno schermo e la mia mi ha risucchiato a tal punto da non lasciarmi né la voglia né il bisogno di sedermi a ticchettare sui tasti di un computer. Raramente mi ha dato abbastanza pace da potermi concentrare sulle pagine di un libro, e la carenza di materiale è stata infatti ulteriore motivo del mio prolungato silenzio. Un silenzio dovuto in quantità eguali a motivi belli ed altri… non dico brutti, ma disorientanti sicuramente sì. Quelli belli si riassumono in un evento, o per meglio dire in una piccola creatura vivente, fatta di un bel manto folto color crema e due occhietti neri spaccacuore: mi riferisco alla seconda cucciola che io ed il mio ragazzo abbiamo adottato, la piccola Daisy, una stupenda Golden Retriever che ha da poco compiuto tre mesi. La nostra primogenita, Daphne, Labrador di un anno e mezzo, dopo i primi giorni di più che comprensibile gelosia è stata più che felice di questa vivace novità in casa – finalmente ora c'è qualcuno che regge i suoi inesauribili livelli di energia!
Per quanto riguarda l'altro genere di motivi, beh, diciamo che il mio percorso ha subito l'ennesimo scossone, l'ennesima deviazione rispetto a quelle che credevo strade prestabilite; al momento io e l'università ci siamo presi una pausa di riflessione, anche se ad essere onesti credo sia stavolta un sincero – anche se rammaricato – addio. Il mio background e il mio modo di ragionare mi hanno sempre fatto credere che il mio futuro non potesse passare altrove che dallo studio, e che il raggiungimento di quel benedetto pezzo di carta fosse imprescindibile per la mia realizzazione. Dopo un lasso di tempo durante il quale gli studi avrei dovuto concluderli, invece ho forse capito che mi sbagliavo e che si sbagliavano le persone attorno a me. Che la mia vocazione potrebbe essere un'altra. Più entusiasmante e a me molto più vicina. Ma non ho intenzione di affrontare l'argomento adesso, anche perché le coordinate sono ancora tutte da stabilire. E dovrei essere felice, io che ho sempre amato i nuovi inizi, ma mi sono lasciata dietro troppe cose a metà per riuscire adesso ad avere piena fiducia in me. Ma devo, altrimenti l'impasse sarà eterno.
Ho messo il mio impegno in altre cose, cose pratiche come la cura della casa, cucinare, tanto esercizio fisico che ancor più che al corpo fa incredibilmente bene alla mente (sembra una frase scontata, ma è vero).
Ho visto la prima stagione di Better Call Saul e la terza di Orange Is The New Black, piaciute entrambe ma non ho avuto l'ispirazione necessaria a scriverne. Sul versante lettura invece sono ahimè ancora ferma su Via col vento, iniziato a Marzo. Non sono stata costante nella lettura, pur essendo stata catturata da ogni pagina. Ora mi mancano un centinaio di pagine e spero vivamente di riuscire a concluderlo e a parlarvene per la fine di questo mese.
Spero tanto che la mia assenza non sia causa della perdita dei miei lettori, coi quali sentivo di aver iniziato a costruire un bel dialogo. Sappiate che vi seguo sempre anche nei miei momenti di latitanza, e che nessuna assenza sarà definitiva perché questa mia piccola finestra sul mondo torna sempre ad essermi più che necessaria.
Un abbraccio,
a presto
sabato 26 dicembre 2015
Cosa è accaduto negli ultimi dieci giorni
Sono passati più di dieci giorni dall'ultima volta che ho scritto qui e di tutti questi, giuro, non ce n'è stato uno in cui io non abbia avuto una gran voglia di potermi sedere davanti al computer a buttar giù qualche riga. Il problema è stato semplicemente che, davvero, non ne ho avuto il tempo. Avrei potuto farlo solo in quella piccola pausa che era il mio post-pranzo, o al limite la sera. Ma in quei momenti ero talmente stanca che non sarei di certo riuscita a scrivere in italiano.
Ma cos'è stato a tenermi così impegnata? Beh, innanzi tutto il fatidico esame del 18 Dicembre. Un giorno forse scriverò un breve racconto sulla mia travagliata storia universitaria, al momento mi limito a rivelare che sono un'improbabile studentessa di Giurisprudenza. Per questa sessione invernale avevo in agenda ben tre esami: Istituzioni di Diritto Romano (superato, anche se con un voto scarso), Istituzioni di Diritto Privato e Filosofia del Diritto. Ovviamente la fortuna ha fatto sì che questi ultimi due capitassero nello stesso giorno. Mi sono impuntata sul Privato, perché costituisce praticamente la base di tutto ciò che studierò dopo e perché è propedeutico a più o meno tutti gli esami successivi; peccato che il manuale è un mostro di 1000 pagine, di cui più o meno nessun paragrafo può essere trascurato e – per quanto sia per fortuna scritto bene – gli argomenti non sono semplici, tanto da comprendere quanto da ricordare. Insomma, per farla breve a due settimane dall'esame ho fatto il punto della situazione, scoprendo che: non solo mi mancava una considerevole mole del manuale, ma provando a ricordare quanto fatto fino a quel momento mi si è spalancata nella testa una distesa bianca. Molto natalizio senz'altro, ma anche molto preoccupante. Quindi, dopo i primi momenti di panico, mi sono messa a ragionare su cosa avrebbe avuto più senso fare: andare incontro ad una bocciatura sicura, o tentare di preparare Filosofia del Diritto in due settimane? Ho optato per la seconda e posso dire felicemente che è stata la scelta giusta, perché ne sono uscita con un bel trenta sul libretto. Certo per quelle due settimane ho dimenticato cos'è avere una vita, l'unica cosa che ho continuato a fare sono state le passeggiate con la mia cucciola, che servivano tanto a lei quanto a me. La mattina del 18 è stata piuttosto estenuante, lo stesso professore – che comunque ha lasciato tutto il lavoro ai suoi mille assistenti – faceva due esami contemporaneamente, quindi chi vaga nel mondo universitario avrà idea di quanto sarà stata piena quell'aula e di quanto siano andate per la lunga le cose. Fortunatamente sono riuscita a sbrigarmela entro l'una, capitando una volta tanto con una professoressa simpatica e dolcissima con cui più che un'interrogazione c'è stato un dialogo, una discussione su quanto avevo studiato. Meglio di così non poteva proprio andare. Tornata a casa dopo il lunghissimo viaggio di ritorno sui mezzi, mi sono concessa il piacere di rilassarmi finalmente in una vasca di acqua calda, una cena abbondante a base di pizza e poi sono crollata alle 21.30 risvegliandomi alle 9 del giorno dopo. Senza dubbio la dormita più bella dell'anno.
La domenica successiva io ed il mio ragazzo abbiamo partecipato col nostro banchetto un po' traballante al mercatino di Natale del paese in cui abitiamo. Da che ho memoria mio padre ha avuto l'hobby dell'antiquariato, o più che altro di tutta la trafila di negoziazioni per trovare la merce, il divertimento di girare per mercati, di contrattare su eBay (nonostante il suo inglese più che stentato). I suoi bottini – il cui contenuto nel corso del tempo è variato di anno in anno – al momento si incentrano sui modellini di macchine d'epoca, vecchi soldatini dipinti a mano, e poi piatti, statuine e ceramiche dei Paesi scandinavi che abbiamo sempre avuto. Quando è possibile, io e il mio ragazzo prendiamo tutto quanto e cerchiamo di fare qualche soldo nei mercati della zona, un'attività che è sempre un terno a lotto perché puoi guadagnare un bel po' così come puoi non vedere neanche un euro, stando però sicuro di alzarti presto, caricare e scaricare merci, allestire il banco e smontarlo a fine giornata e passare una discreta quantità di ore fuori, per lo più fermo, sotto il sole se è estate o al freddo – come quest'ultima volta – d'inverno. Sarà che ero di buon umore, sarà che già che ci trovavamo in un mercatino natalizio l'atmosfera mi piaceva di più... fatto sta che anche se non siamo diventati ricchi, non mi è dispiaciuto. Soprattutto tornare a casa, poi, e dopo una bella doccia calda scaldarsi con una zuppa e dei toast al formaggio.
Due giorni dopo, il 22 Dicembre, i miei festeggiavano le nozze d'argento. Inizialmente mio padre aveva prenotato per tutti in un bel ristorante ma sfortunatamente mia madre non se la sentiva tanto di uscire, perché in quest'ultimo periodo ha avuto qualche piccolo problema di salute. Allora ho preso in mano la situazione e in fretta e furia ho messo su un piano B: avrei preparato io la cena e con l'aiuto di mio fratello, mia sorella e il mio ragazzo avremmo organizzato una serata per loro. Abbiamo apparecchiato bene la tavola, abbiamo stampato dei menù degni di un ristorante di lusso, i piatti che ho preparato – nonostante fosse la prima volta che li facevo – per fortuna sono stati un successo, e mio fratello con tanto di camicia e cravatta ha fatto il cameriere. E' stato divertente, e soprattutto è stato bello fare per una volta qualcosa noi per i nostri genitori, loro che fanno sempre tanto per noi.
In tutto ciò, pensate forse che ero riuscita a fare qualche regalo? Sono uscita solo il 23 mattina e girando come una matta sono riuscita a trovare qualcosina per tutti. Il 24 è stata una bella giornata: io, il mio ragazzo e mia madre siamo stati a far commissioni fino alle quattro del pomeriggio, tornati a casa visto che non avevamo mangiato mia madre ha preparato un'ottima carbonara che ci siamo spazzolati tutti insieme sul divano davanti a Mamma ho perso l'aereo (ebbene sì, ancora mi piace guardare quel film a Natale). La sera abbiamo cenato dai nonni e poi ci siamo scambiati i regali a casa dei miei. I primi a scartare son stati ovviamente Alvin – il nostro beagle – e Daphne – la nostra labrador – che hanno ricevuto come di consueto un bell'osso gigante, impacchettato come si deve e che si sono divertiti a spacchettare. A me invece è arrivato qualche bel libro, di cui probabilmente vi parlerò; la vera sorpresa però è stata una meravigliosa macchina da scrivere tedesca di fine anni '20, originale completa e funzionante, da parte di mio padre. La sua fissa di girare per mercatini non è poi così male.
Il 25 abbiamo di nuovo pranzato dai nonni con gli zii, ma la vera festa l'abbiamo ospitata noi – il mio ragazzo ed io – la sera: se non mi era capitato prima di dirlo qui sul blog, mia madre è svedese, io sono nata in Svezia, e comunque tutti noi siamo innamorati delle usanze e delle tradizioni – specie quelle natalizie! – di questo Paese così magico. La bottega svedese dell'Ikea ci dà una grossa mano nel metterle in pratica, essendo l'unico posto dove in Italia è possibile trovare certi prodotti, come il glögg, il vino caldo che si offre con uvetta e mandorle per aprire la serata e soprattutto skinka (che si pronuncia schinka), un prosciutto cotto che si prepara al forno con una salsina e pan grattato e che poi si mangia a fettine sottili spalmate con la senape; tradizionalmente si accompagna con una torta di patate e cipolle (che la mia mamma ha preparato, ed era buonissima!) e una sorta di composte di prugne e mele che purtroppo non avevamo. Abbiamo compensate con verdure e altra carne grigliata, concludendo con un buonissimo liquore al caffè e una torta al cioccolato preparata da mia sorella. Dopo cena abbiamo giocato a Shangai e poi, tutti stretti sul divano con i cani addormentati addosso, abbiamo guardato su Netflix un film di Mr Bean. Perché se devi accontentare tanti gusti diversi, con Mr Bean non si può sbagliare.
E' stata proprio una bella serata.
L'agenda non è ancora neanche lontanamente libera: oggi c'è il compleanno di mio nonno, che fortunatamente i miei parenti hanno deciso di festeggiare con una merenda piuttosto che con un altro pranzo; domani rivedo una cara amica che tra impegni miei e suoi non vedo da secoli; dopo domani io e il mio ragazzo festeggiamo cinque anni insieme, anche se nessuno dei due ha ancora espresso un'idea chiara su cosa faremo e se faremo qualcosa di speciale; poi c'è Capodanno, e poi si risalta subito in carreggiata con la vita "normale". Periodo intenso, non c'è che dire.
Prima di farmi completamente travolgere dagli impegni, comunque, ero riuscita a terminare la lettura di Povera gente di Dostoevskij di cui dovrò assolutamente parlavi e ho iniziato Quel che resta del giorno di Ishiguro che finora ho letto saltuariamente e lentamente e sono ancora all'inizio. Però mi sta piacendo. Poi ho finito la terza e quasi anche la quarta stagione di Downton Abbey e pure la prima di Jessica Jones: piaciuto tutto un sacco, arriveranno articoli anche su queste (spero!). Così come torneranno gli appuntamenti con l'Iliade.
Per l'anno nuovo, tra i buoni propositi, metto anche quello di dare un maggior ordine al blog, così da permettere a chi mi segue di avere un'idea di quando usciranno i post delle varie rubriche, almeno quelli a cui posso dare una cadenza fissa.
Non mi resta che dirvi che spero che anche tutti voi abbiate passato un bel Natale, insieme alle persone che amate e in un'atmosfera capace di farvi dimenticare ogni dispiacere. Vi auguro un buon proseguimento, e che il calore delle luci sull'albero e possibilmente di un fuoco nel camino vi accompagnino ancora un po' nei giorni che verranno.
Vi abbraccio!
Ma cos'è stato a tenermi così impegnata? Beh, innanzi tutto il fatidico esame del 18 Dicembre. Un giorno forse scriverò un breve racconto sulla mia travagliata storia universitaria, al momento mi limito a rivelare che sono un'improbabile studentessa di Giurisprudenza. Per questa sessione invernale avevo in agenda ben tre esami: Istituzioni di Diritto Romano (superato, anche se con un voto scarso), Istituzioni di Diritto Privato e Filosofia del Diritto. Ovviamente la fortuna ha fatto sì che questi ultimi due capitassero nello stesso giorno. Mi sono impuntata sul Privato, perché costituisce praticamente la base di tutto ciò che studierò dopo e perché è propedeutico a più o meno tutti gli esami successivi; peccato che il manuale è un mostro di 1000 pagine, di cui più o meno nessun paragrafo può essere trascurato e – per quanto sia per fortuna scritto bene – gli argomenti non sono semplici, tanto da comprendere quanto da ricordare. Insomma, per farla breve a due settimane dall'esame ho fatto il punto della situazione, scoprendo che: non solo mi mancava una considerevole mole del manuale, ma provando a ricordare quanto fatto fino a quel momento mi si è spalancata nella testa una distesa bianca. Molto natalizio senz'altro, ma anche molto preoccupante. Quindi, dopo i primi momenti di panico, mi sono messa a ragionare su cosa avrebbe avuto più senso fare: andare incontro ad una bocciatura sicura, o tentare di preparare Filosofia del Diritto in due settimane? Ho optato per la seconda e posso dire felicemente che è stata la scelta giusta, perché ne sono uscita con un bel trenta sul libretto. Certo per quelle due settimane ho dimenticato cos'è avere una vita, l'unica cosa che ho continuato a fare sono state le passeggiate con la mia cucciola, che servivano tanto a lei quanto a me. La mattina del 18 è stata piuttosto estenuante, lo stesso professore – che comunque ha lasciato tutto il lavoro ai suoi mille assistenti – faceva due esami contemporaneamente, quindi chi vaga nel mondo universitario avrà idea di quanto sarà stata piena quell'aula e di quanto siano andate per la lunga le cose. Fortunatamente sono riuscita a sbrigarmela entro l'una, capitando una volta tanto con una professoressa simpatica e dolcissima con cui più che un'interrogazione c'è stato un dialogo, una discussione su quanto avevo studiato. Meglio di così non poteva proprio andare. Tornata a casa dopo il lunghissimo viaggio di ritorno sui mezzi, mi sono concessa il piacere di rilassarmi finalmente in una vasca di acqua calda, una cena abbondante a base di pizza e poi sono crollata alle 21.30 risvegliandomi alle 9 del giorno dopo. Senza dubbio la dormita più bella dell'anno.

Due giorni dopo, il 22 Dicembre, i miei festeggiavano le nozze d'argento. Inizialmente mio padre aveva prenotato per tutti in un bel ristorante ma sfortunatamente mia madre non se la sentiva tanto di uscire, perché in quest'ultimo periodo ha avuto qualche piccolo problema di salute. Allora ho preso in mano la situazione e in fretta e furia ho messo su un piano B: avrei preparato io la cena e con l'aiuto di mio fratello, mia sorella e il mio ragazzo avremmo organizzato una serata per loro. Abbiamo apparecchiato bene la tavola, abbiamo stampato dei menù degni di un ristorante di lusso, i piatti che ho preparato – nonostante fosse la prima volta che li facevo – per fortuna sono stati un successo, e mio fratello con tanto di camicia e cravatta ha fatto il cameriere. E' stato divertente, e soprattutto è stato bello fare per una volta qualcosa noi per i nostri genitori, loro che fanno sempre tanto per noi.
In tutto ciò, pensate forse che ero riuscita a fare qualche regalo? Sono uscita solo il 23 mattina e girando come una matta sono riuscita a trovare qualcosina per tutti. Il 24 è stata una bella giornata: io, il mio ragazzo e mia madre siamo stati a far commissioni fino alle quattro del pomeriggio, tornati a casa visto che non avevamo mangiato mia madre ha preparato un'ottima carbonara che ci siamo spazzolati tutti insieme sul divano davanti a Mamma ho perso l'aereo (ebbene sì, ancora mi piace guardare quel film a Natale). La sera abbiamo cenato dai nonni e poi ci siamo scambiati i regali a casa dei miei. I primi a scartare son stati ovviamente Alvin – il nostro beagle – e Daphne – la nostra labrador – che hanno ricevuto come di consueto un bell'osso gigante, impacchettato come si deve e che si sono divertiti a spacchettare. A me invece è arrivato qualche bel libro, di cui probabilmente vi parlerò; la vera sorpresa però è stata una meravigliosa macchina da scrivere tedesca di fine anni '20, originale completa e funzionante, da parte di mio padre. La sua fissa di girare per mercatini non è poi così male.
Il 25 abbiamo di nuovo pranzato dai nonni con gli zii, ma la vera festa l'abbiamo ospitata noi – il mio ragazzo ed io – la sera: se non mi era capitato prima di dirlo qui sul blog, mia madre è svedese, io sono nata in Svezia, e comunque tutti noi siamo innamorati delle usanze e delle tradizioni – specie quelle natalizie! – di questo Paese così magico. La bottega svedese dell'Ikea ci dà una grossa mano nel metterle in pratica, essendo l'unico posto dove in Italia è possibile trovare certi prodotti, come il glögg, il vino caldo che si offre con uvetta e mandorle per aprire la serata e soprattutto skinka (che si pronuncia schinka), un prosciutto cotto che si prepara al forno con una salsina e pan grattato e che poi si mangia a fettine sottili spalmate con la senape; tradizionalmente si accompagna con una torta di patate e cipolle (che la mia mamma ha preparato, ed era buonissima!) e una sorta di composte di prugne e mele che purtroppo non avevamo. Abbiamo compensate con verdure e altra carne grigliata, concludendo con un buonissimo liquore al caffè e una torta al cioccolato preparata da mia sorella. Dopo cena abbiamo giocato a Shangai e poi, tutti stretti sul divano con i cani addormentati addosso, abbiamo guardato su Netflix un film di Mr Bean. Perché se devi accontentare tanti gusti diversi, con Mr Bean non si può sbagliare.E' stata proprio una bella serata.
L'agenda non è ancora neanche lontanamente libera: oggi c'è il compleanno di mio nonno, che fortunatamente i miei parenti hanno deciso di festeggiare con una merenda piuttosto che con un altro pranzo; domani rivedo una cara amica che tra impegni miei e suoi non vedo da secoli; dopo domani io e il mio ragazzo festeggiamo cinque anni insieme, anche se nessuno dei due ha ancora espresso un'idea chiara su cosa faremo e se faremo qualcosa di speciale; poi c'è Capodanno, e poi si risalta subito in carreggiata con la vita "normale". Periodo intenso, non c'è che dire.
Prima di farmi completamente travolgere dagli impegni, comunque, ero riuscita a terminare la lettura di Povera gente di Dostoevskij di cui dovrò assolutamente parlavi e ho iniziato Quel che resta del giorno di Ishiguro che finora ho letto saltuariamente e lentamente e sono ancora all'inizio. Però mi sta piacendo. Poi ho finito la terza e quasi anche la quarta stagione di Downton Abbey e pure la prima di Jessica Jones: piaciuto tutto un sacco, arriveranno articoli anche su queste (spero!). Così come torneranno gli appuntamenti con l'Iliade.
Per l'anno nuovo, tra i buoni propositi, metto anche quello di dare un maggior ordine al blog, così da permettere a chi mi segue di avere un'idea di quando usciranno i post delle varie rubriche, almeno quelli a cui posso dare una cadenza fissa.
Non mi resta che dirvi che spero che anche tutti voi abbiate passato un bel Natale, insieme alle persone che amate e in un'atmosfera capace di farvi dimenticare ogni dispiacere. Vi auguro un buon proseguimento, e che il calore delle luci sull'albero e possibilmente di un fuoco nel camino vi accompagnino ancora un po' nei giorni che verranno.
Vi abbraccio!
giovedì 19 novembre 2015
Vasti orizzonti
Le cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni sono le più facile da dimenticare.
Da dare per scontate, a volte fino al punto di non vederle nemmeno più. E' il motivo per cui capita – immagino – di accorgersi d'improvviso di aver smesso di amare la persona che credevamo di amare fino al giorno prima.
E' il motivo per cui non diciamo ogni giorno ti voglio bene alle persone a cui vogliamo bene.
E' il motivo per cui accade così spesso di percepire la vita – o almeno quella quotidiana – come opprimente, noiosa, ripetitiva. E' il motivo per cui molte persone spesso si comportano come se fosse tutto già visto, tutto già fatto, tutto già sentito.
Trovare l'originale nel banale.
Tirar fuori lo straordinario dall'ordinario.
Ad un certo punto ho pensato che semmai ci fosse una missione nella mia vita sarebbe stata questa. Era quel che cercavo di fare quando scrivevo, era quel che più ammiravo negli altri quando notavo qualcuno in grado di farlo. L'importanza dell'oggi è qualcosa che ho sempre riconosciuto, perché la mia è una storia di distanze e le distanze hanno come unico pregio quello d'insegnarti un paio di cose importanti. Una di queste, è proprio non dar nulla per scontato. Non esser ciechi davanti a qualcosa solo perché c'era ieri, c'è oggi, e con buona probabilità sarà qui anche domani.
Un altro aiuto in questo senso mi arriva dai miei cani, coi quali vivo in simbiosi. Delle loro esistenze sì che si potrebbe dire che scorrono sempre uguali, senza grandi scossoni. Svegliarsi, mangiare, giocare, uscire per la passeggiata, fare gli occhioni per qualche spuntino, sonnellini per la stanchezza o per la noia; seguire gli umani e cercare di far parte delle loro attività, curiosare in giro, coccolarsi. A grandi linee è tutto qui. Le varianti possono essere una passeggiata in un posto diverso, persone nuove che vengono in casa, incontri con altri pelosi. Eppure, la loro gioia per le stesse cose non diminuisce mai. E' una festa, sempre, per ogni attenzione che gli dedichi. Felicità appena apro gli occhi al mattino, felicità quando prendo il guinzaglio, felicità appena alzo le ciotole per preparare il pasto, felicità quando con un colpetto della mano sul divano li invito ad accoccolarsi accanto a me. Felicità espressa con tutto il corpo, dagli occhi che si spalancano e si illuminano, alle code che impazzano a destra e sinistra, alla forma serena che prendono i loro musi. E okay, che si continui pure a dire che sono menti tanto più semplici, come se questo collocasse gli animali a qualche gradino sotto di noi; io continuo a pensare che da loro abbiamo solo ed esclusivamente da imparare. E tanto.
Ero fuori con loro, poco fa. Li ho svegliati dal loro sonnellino accoccolati addosso a me sul divano, mentre mi rilassavo davanti alla tv, e sono uscita con loro in giardino per assicurarmi che facessero i loro bisogni. L'aria era di un fresco pungente, piacevole, così li ho incoraggiati a seguirmi nel terreno confinante. Mentre loro gironzolavano annusando e raccogliendo rametti – felici – io mi sono ritrovata a guardare il panorama. Da questa casa, la casa in campagna dei miei genitori, situata in cima ad una collina, si gode di un panorama bellissimo. Il paese in cui abitiamo non è un granché, è piccolo, noioso, decisamente poco stimolante; ma visto da quassù puoi dimenticartene, specialmente di notte, con le luci che sanno dare un tocco d'atmosfera agli ambienti più insulsi. Quando una persona veniva la prima volta in questa casa era la prima cosa che diceva: accidenti, che bel panorama! E noi si rispondeva quasi in coro be', sì, ma poi tanto non ci fai più caso. Quello a cui continuavi a fare caso invece era il lavoro per tenere tutto pulito, la scomodità di abitare un po' fuori mano, la noia di avere ben poco intorno.
Ho respirato a pieni polmoni, e mi sono lasciata andare ai pensieri guardando le luci lontane. Quelle dei posti che so riconoscere anche con un'occhiata distratta – la Chiesa, le scuole elementari e le medie, la piazza, qualche strada – e quelli di cui a stento conosco il nome. Le montagne, che sembrano un disegno.
Il mio ragazzo è tornato a casa sua per un paio di settimane, in una città tanto più vivibile di quella in cui si è trasferito per poter stare con me. Anche se son passati solo pochi giorni mi manca, e mi mancano le nostre cose di tutti i giorni, quelle normali che si rischia di non notare più, quelle che certe volte potrebbero persino stufarti. Mi rendo conto che non c'è soprattutto quando sto per fare un commento o una battuta che lui capirebbe – per cui riderebbe con me – e provo l'impulso di girarmi verso di lui, poi mi rendo conto che non è qui e mi trattengo. Il mio braccio destro.
Vivo in un conflitto d'interessi quasi perenne. Pensavo di desiderare ardentemente delle cose, che invece adesso quasi mi spaventano; a volte penso di volere l'opposto di quel che ho. In certi giorni cerco di vedermi da fuori, per immaginare cosa mi direi se fossi al di fuori di me. Giorni in cui mi sento sulla retta via, altri in cui penso di andare nella direzione più sbagliata possibile, a cui dovrò in qualche modo mettere le toppe.
Ma ci sono quei momenti, come quello di stasera all'aria aperta e davanti alle luci, in cui niente importa e tutto va bene. Momenti in cui c'è silenzio e pace e solitudine. Momenti che ci vogliono, che dovrei cercare più spesso ed in quei momenti ricordarmi che niente è banale, niente è scontato, niente è uguale.
L'originale dal banale.
Lo straordinario dall'ordinario.
Da dare per scontate, a volte fino al punto di non vederle nemmeno più. E' il motivo per cui capita – immagino – di accorgersi d'improvviso di aver smesso di amare la persona che credevamo di amare fino al giorno prima.
E' il motivo per cui non diciamo ogni giorno ti voglio bene alle persone a cui vogliamo bene.
E' il motivo per cui accade così spesso di percepire la vita – o almeno quella quotidiana – come opprimente, noiosa, ripetitiva. E' il motivo per cui molte persone spesso si comportano come se fosse tutto già visto, tutto già fatto, tutto già sentito.
Trovare l'originale nel banale.
Tirar fuori lo straordinario dall'ordinario.
Ad un certo punto ho pensato che semmai ci fosse una missione nella mia vita sarebbe stata questa. Era quel che cercavo di fare quando scrivevo, era quel che più ammiravo negli altri quando notavo qualcuno in grado di farlo. L'importanza dell'oggi è qualcosa che ho sempre riconosciuto, perché la mia è una storia di distanze e le distanze hanno come unico pregio quello d'insegnarti un paio di cose importanti. Una di queste, è proprio non dar nulla per scontato. Non esser ciechi davanti a qualcosa solo perché c'era ieri, c'è oggi, e con buona probabilità sarà qui anche domani.
Un altro aiuto in questo senso mi arriva dai miei cani, coi quali vivo in simbiosi. Delle loro esistenze sì che si potrebbe dire che scorrono sempre uguali, senza grandi scossoni. Svegliarsi, mangiare, giocare, uscire per la passeggiata, fare gli occhioni per qualche spuntino, sonnellini per la stanchezza o per la noia; seguire gli umani e cercare di far parte delle loro attività, curiosare in giro, coccolarsi. A grandi linee è tutto qui. Le varianti possono essere una passeggiata in un posto diverso, persone nuove che vengono in casa, incontri con altri pelosi. Eppure, la loro gioia per le stesse cose non diminuisce mai. E' una festa, sempre, per ogni attenzione che gli dedichi. Felicità appena apro gli occhi al mattino, felicità quando prendo il guinzaglio, felicità appena alzo le ciotole per preparare il pasto, felicità quando con un colpetto della mano sul divano li invito ad accoccolarsi accanto a me. Felicità espressa con tutto il corpo, dagli occhi che si spalancano e si illuminano, alle code che impazzano a destra e sinistra, alla forma serena che prendono i loro musi. E okay, che si continui pure a dire che sono menti tanto più semplici, come se questo collocasse gli animali a qualche gradino sotto di noi; io continuo a pensare che da loro abbiamo solo ed esclusivamente da imparare. E tanto.
Ero fuori con loro, poco fa. Li ho svegliati dal loro sonnellino accoccolati addosso a me sul divano, mentre mi rilassavo davanti alla tv, e sono uscita con loro in giardino per assicurarmi che facessero i loro bisogni. L'aria era di un fresco pungente, piacevole, così li ho incoraggiati a seguirmi nel terreno confinante. Mentre loro gironzolavano annusando e raccogliendo rametti – felici – io mi sono ritrovata a guardare il panorama. Da questa casa, la casa in campagna dei miei genitori, situata in cima ad una collina, si gode di un panorama bellissimo. Il paese in cui abitiamo non è un granché, è piccolo, noioso, decisamente poco stimolante; ma visto da quassù puoi dimenticartene, specialmente di notte, con le luci che sanno dare un tocco d'atmosfera agli ambienti più insulsi. Quando una persona veniva la prima volta in questa casa era la prima cosa che diceva: accidenti, che bel panorama! E noi si rispondeva quasi in coro be', sì, ma poi tanto non ci fai più caso. Quello a cui continuavi a fare caso invece era il lavoro per tenere tutto pulito, la scomodità di abitare un po' fuori mano, la noia di avere ben poco intorno.
Ho respirato a pieni polmoni, e mi sono lasciata andare ai pensieri guardando le luci lontane. Quelle dei posti che so riconoscere anche con un'occhiata distratta – la Chiesa, le scuole elementari e le medie, la piazza, qualche strada – e quelli di cui a stento conosco il nome. Le montagne, che sembrano un disegno.
Il mio ragazzo è tornato a casa sua per un paio di settimane, in una città tanto più vivibile di quella in cui si è trasferito per poter stare con me. Anche se son passati solo pochi giorni mi manca, e mi mancano le nostre cose di tutti i giorni, quelle normali che si rischia di non notare più, quelle che certe volte potrebbero persino stufarti. Mi rendo conto che non c'è soprattutto quando sto per fare un commento o una battuta che lui capirebbe – per cui riderebbe con me – e provo l'impulso di girarmi verso di lui, poi mi rendo conto che non è qui e mi trattengo. Il mio braccio destro.
Vivo in un conflitto d'interessi quasi perenne. Pensavo di desiderare ardentemente delle cose, che invece adesso quasi mi spaventano; a volte penso di volere l'opposto di quel che ho. In certi giorni cerco di vedermi da fuori, per immaginare cosa mi direi se fossi al di fuori di me. Giorni in cui mi sento sulla retta via, altri in cui penso di andare nella direzione più sbagliata possibile, a cui dovrò in qualche modo mettere le toppe.
Ma ci sono quei momenti, come quello di stasera all'aria aperta e davanti alle luci, in cui niente importa e tutto va bene. Momenti in cui c'è silenzio e pace e solitudine. Momenti che ci vogliono, che dovrei cercare più spesso ed in quei momenti ricordarmi che niente è banale, niente è scontato, niente è uguale.
L'originale dal banale.
Lo straordinario dall'ordinario.
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