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sabato 26 dicembre 2015

Cosa è accaduto negli ultimi dieci giorni

Sono passati più di dieci giorni dall'ultima volta che ho scritto qui e di tutti questi, giuro, non ce n'è stato uno in cui io non abbia avuto una gran voglia di potermi sedere davanti al computer a buttar giù qualche riga. Il problema è stato semplicemente che, davvero, non ne ho avuto il tempo. Avrei potuto farlo solo in quella piccola pausa che era il mio post-pranzo, o al limite la sera. Ma in quei momenti ero talmente stanca che non sarei di certo riuscita a scrivere in italiano.

Ma cos'è stato a tenermi così impegnata? Beh, innanzi tutto il fatidico esame del 18 Dicembre. Un giorno forse scriverò un breve racconto sulla mia travagliata storia universitaria, al momento mi limito a rivelare che sono un'improbabile studentessa di Giurisprudenza. Per questa sessione invernale avevo in agenda ben tre esami: Istituzioni di Diritto Romano (superato, anche se con un voto scarso), Istituzioni di Diritto Privato e Filosofia del Diritto. Ovviamente la fortuna ha fatto sì che questi ultimi due capitassero nello stesso giorno. Mi sono impuntata sul Privato, perché costituisce praticamente la base di tutto ciò che studierò dopo e perché è propedeutico a più o meno tutti gli esami successivi; peccato che il manuale è un mostro di 1000 pagine, di cui più o meno nessun paragrafo può essere trascurato e – per quanto sia per fortuna scritto bene – gli argomenti non sono semplici, tanto da comprendere quanto da ricordare. Insomma, per farla breve a due settimane dall'esame ho fatto il punto della situazione, scoprendo che: non solo mi mancava una considerevole mole del manuale, ma provando a ricordare quanto fatto fino a quel momento mi si è spalancata nella testa una distesa bianca. Molto natalizio senz'altro, ma anche molto preoccupante. Quindi, dopo i primi momenti di panico, mi sono messa a ragionare su cosa avrebbe avuto più senso fare: andare incontro ad una bocciatura sicura, o tentare di preparare Filosofia del Diritto in due settimane? Ho optato per la seconda e posso dire felicemente che è stata la scelta giusta, perché ne sono uscita con un bel trenta sul libretto. Certo per quelle due settimane ho dimenticato cos'è avere una vita, l'unica cosa che ho continuato a fare sono state le passeggiate con la mia cucciola, che servivano tanto a lei quanto a me. La mattina del 18 è stata piuttosto estenuante, lo stesso professore – che comunque ha lasciato tutto il lavoro ai suoi mille assistenti – faceva due esami contemporaneamente, quindi chi vaga nel mondo universitario avrà idea di quanto sarà stata piena quell'aula e di quanto siano andate per la lunga le cose. Fortunatamente sono riuscita a sbrigarmela entro l'una, capitando una volta tanto con una professoressa simpatica e dolcissima con cui più che un'interrogazione c'è stato un dialogo, una discussione su quanto avevo studiato. Meglio di così non poteva proprio andare. Tornata a casa dopo il lunghissimo viaggio di ritorno sui mezzi, mi sono concessa il piacere di rilassarmi finalmente in una vasca di acqua calda, una cena abbondante a base di pizza e poi sono crollata alle 21.30 risvegliandomi alle 9 del giorno dopo. Senza dubbio la dormita più bella dell'anno.

La domenica successiva io ed il mio ragazzo abbiamo partecipato col nostro banchetto un po' traballante al mercatino di Natale del paese in cui abitiamo. Da che ho memoria mio padre ha avuto l'hobby dell'antiquariato, o più che altro di tutta la trafila di negoziazioni per trovare la merce, il divertimento di girare per mercati, di contrattare su eBay (nonostante il suo inglese più che stentato). I suoi bottini – il cui contenuto nel corso del tempo è variato di anno in anno – al momento si incentrano sui modellini di macchine d'epoca, vecchi soldatini dipinti a mano, e poi piatti, statuine e ceramiche dei Paesi scandinavi che abbiamo sempre avuto. Quando è possibile, io e il mio ragazzo prendiamo tutto quanto e cerchiamo di fare qualche soldo nei mercati della zona, un'attività che è sempre un terno a lotto perché puoi guadagnare un bel po' così come puoi non vedere neanche un euro, stando però sicuro di alzarti presto, caricare e scaricare merci, allestire il banco e smontarlo a fine giornata e passare una discreta quantità di ore fuori, per lo più fermo, sotto il sole se è estate o al freddo – come quest'ultima volta – d'inverno. Sarà che ero di buon umore, sarà che già che ci trovavamo in un mercatino natalizio l'atmosfera mi piaceva di più... fatto sta che anche se non siamo diventati ricchi, non mi è dispiaciuto. Soprattutto tornare a casa, poi, e dopo una bella doccia calda scaldarsi con una zuppa e dei toast al formaggio.

Due giorni dopo, il 22 Dicembre, i miei festeggiavano le nozze d'argento. Inizialmente mio padre aveva prenotato per tutti in un bel ristorante ma sfortunatamente mia madre non se la sentiva tanto di uscire, perché in quest'ultimo periodo ha avuto qualche piccolo problema di salute. Allora ho preso in mano la situazione e in fretta e furia ho messo su un piano B: avrei preparato io la cena e con l'aiuto di mio fratello, mia sorella e il mio ragazzo avremmo organizzato una serata per loro. Abbiamo apparecchiato bene la tavola, abbiamo stampato dei menù degni di un ristorante di lusso, i piatti che ho preparato – nonostante fosse la prima volta che li facevo – per fortuna sono stati un successo, e mio fratello con tanto di camicia e cravatta ha fatto il cameriere. E' stato divertente, e soprattutto è stato bello fare per una volta qualcosa noi per i nostri genitori, loro che fanno sempre tanto per noi.

In tutto ciò, pensate forse che ero riuscita a fare qualche regalo? Sono uscita solo il 23 mattina e girando come una matta sono riuscita a trovare qualcosina per tutti. Il 24 è stata una bella giornata: io, il mio ragazzo e mia madre siamo stati a far commissioni fino alle quattro del pomeriggio, tornati a casa visto che non avevamo mangiato mia madre ha preparato un'ottima carbonara che ci siamo spazzolati tutti insieme sul divano davanti a Mamma ho perso l'aereo (ebbene sì, ancora mi piace guardare quel film a Natale). La sera abbiamo cenato dai nonni e poi ci siamo scambiati i regali a casa dei miei. I primi a scartare son stati ovviamente Alvin – il nostro beagle – e Daphne – la nostra labrador – che hanno ricevuto come di consueto un bell'osso gigante, impacchettato come si deve e che si sono divertiti a spacchettare. A me invece è arrivato qualche bel libro, di cui probabilmente vi parlerò; la vera sorpresa però è stata una meravigliosa macchina da scrivere tedesca di fine anni '20, originale completa e funzionante, da parte di mio padre. La sua fissa di girare per mercatini non è poi così male.

Il 25 abbiamo di nuovo pranzato dai nonni con gli zii, ma la vera festa l'abbiamo ospitata noi – il mio ragazzo ed io – la sera: se non mi era capitato prima di dirlo qui sul blog, mia madre è svedese, io sono nata in Svezia, e comunque tutti noi siamo innamorati delle usanze e delle tradizioni – specie quelle natalizie! – di questo Paese così magico. La bottega svedese dell'Ikea ci dà una grossa mano nel metterle in pratica, essendo l'unico posto dove in Italia è possibile trovare certi prodotti, come il glögg, il vino caldo che si offre con uvetta e mandorle per aprire la serata e soprattutto skinka (che si pronuncia schinka), un prosciutto cotto che si prepara al forno con una salsina e pan grattato e che poi si mangia a fettine sottili spalmate con la senape; tradizionalmente si accompagna con una torta di patate e cipolle (che la mia mamma ha preparato, ed era buonissima!) e una sorta di composte di prugne e mele che purtroppo non avevamo. Abbiamo compensate con verdure e altra carne grigliata, concludendo con un buonissimo liquore al caffè e una torta al cioccolato preparata da mia sorella. Dopo cena abbiamo giocato a Shangai e poi, tutti stretti sul divano con i cani addormentati addosso, abbiamo guardato su Netflix un film di Mr Bean. Perché se devi accontentare tanti gusti diversi, con Mr Bean non si può sbagliare.
E' stata proprio una bella serata.

L'agenda non è ancora neanche lontanamente libera: oggi c'è il compleanno di mio nonno, che fortunatamente i miei parenti hanno deciso di festeggiare con una merenda piuttosto che con un altro pranzo; domani rivedo una cara amica che tra impegni miei e suoi non vedo da secoli; dopo domani io e il mio ragazzo festeggiamo cinque anni insieme, anche se nessuno dei due ha ancora espresso un'idea chiara su cosa faremo e se faremo qualcosa di speciale; poi c'è Capodanno, e poi si risalta subito in carreggiata con la vita "normale". Periodo intenso, non c'è che dire.

Prima di farmi completamente travolgere dagli impegni, comunque, ero riuscita a terminare la lettura di Povera gente di Dostoevskij di cui dovrò assolutamente parlavi e ho iniziato Quel che resta del giorno di Ishiguro che finora ho letto saltuariamente e lentamente e sono ancora all'inizio. Però mi sta piacendo. Poi ho finito la terza e quasi anche la quarta stagione di Downton Abbey e pure la prima di Jessica Jones: piaciuto tutto un sacco, arriveranno articoli anche su queste (spero!). Così come torneranno gli appuntamenti con l'Iliade.
Per l'anno nuovo, tra i buoni propositi, metto anche quello di dare un maggior ordine al blog, così da permettere a chi mi segue di avere un'idea di quando usciranno i post delle varie rubriche, almeno quelli a cui posso dare una cadenza fissa.

Non mi resta che dirvi che spero che anche tutti voi abbiate passato un bel Natale, insieme alle persone che amate e in un'atmosfera capace di farvi dimenticare ogni dispiacere. Vi auguro un buon proseguimento, e che il calore delle luci sull'albero e possibilmente di un fuoco nel camino vi accompagnino ancora un po' nei giorni che verranno.

Vi abbraccio!




venerdì 4 dicembre 2015

Wine talk friday

Il titolo di questo post non vuole essere un inglesismo affascinante, è che una traduzione italiana di questa espressione non mi convince – chiacchiere da vino? chiacchiero col vino? boh․
Chiarito questo punto e tranquillizzati i fan della Crusca, posso passare col cuore in pace a parlare del fatto che questa settimana ho dovuto per forza di cose trascurare il blog e scrivere mi è mancato tantissimo, perché lavorare ai miei post mi ha dato un senso di calma e di soddisfazione personale che non provavo da non ho idea quanto tempo; ma il ritorno del fidanzato, le pulizie della casetta e la preparazione di un maledetto esame particolarmente lungo e difficile hanno avuto la precedenza․ E l'ultimo punto è ben lungi dall'esser stato portato a termine: mi aspettano due settimane di fuoco e sinceramente non so proprio se ci arriverò tutta intera – o quanto meno decentemente preparata, ecco․ Quel che è certo, invece, è che raggiungere questo obiettivo sarebbe proprio un bel regalo di Natale․

Forse dovrei precisare che questo non è un post con uno scopo, non dirò niente di interessante, illuminante o pregno di significato․ E' venerdì sera, ho avuto tutto il giorno gli occhi incrociati su cose come codice del consumo, contratto del consumatore, clausole vessatorie ecc․, cose che sono un po' l'antitesi di ciò che potrei trovare un minimo interessante․ E quindi ora sono qui seduta davanti al computer, dentro una felpa quattro volte più larga di me, con un bicchiere di rosso a portata di mano e mi concedo il piacere di scrivere a ruota libera․ Lasciatemi fare la Penny della situazione (Big Bang Theory, conoscete tutti sì?)

Il venerdì sera ha smesso di avere un vero senso per me praticamente dalla fine del liceo․ In casa mia il venerdì sera era quasi un'istituzione, il momento verso cui tutti arrancavamo come traguardo delle nostre fatiche․ Dal momento che mia madre è sempre stata a casa ad occuparsi di noi e mio padre è un libero professionista, nel fine settimana potevamo tutti rilassarci un po'․ Per cena mio padre portava la pizza, così mamma non doveva stare ai fornelli, ed era l'unico giorno in cui forse si riusciva a guardare un film o un programma tutti insieme․ Certo, poi ho iniziato ad andare a scuola anche il sabato mattina, ma l'atmosfera del venerdì sera continuava a contagiarmi, anche se la mattina dopo dovevo ancora alzarmi presto․
Poi sono andata all'università, e poi sono andata a convivere col mio ragazzo che spesso e (mal)volentieri come la maggior parte dei comuni mortali e precari ha lavorato sabato domenica feste e festivi․ Tra tutti e due, era scontato che il senso della scansione settimanale si perdesse․

E' una cosa di cui non ti accorgi subito, quando il sabato è uguale al martedì e la domenica come un qualunque lunedì – ci vuole tempo prima di rendersene conto, ed in quel tempo si perde già il sapore dei diversi giorni settimanali․ Per me è appena un ricordo l'alzataccia del lunedì, il mercoledì che ti fa già sentire meglio perché sei a metà strada per arrivare a sabato, o la mia personale avversione per il giovedì․ E' qualcosa di così scontato, vero?, e come la maggior parte delle cose scontate sorprendentemente preziosa․

Quando me ne sono accorta ho provato un fastidioso senso di nostalgia, quel tipo di nostalgia che si prova per quel che era e non è più․ Fortunatamente non sono quel tipo di persona che di una situazione sgradita prende atto e basta: cerco sempre di mettere in moto un cambiamento, a mio modo, che sia anche solo progettandolo nella testa o con un processo molto lento․ Proprio per questo, quando ne ho la fantasia cerco di ritrovare il sapore perduto del venerdì sera, anche se il giorno dopo – come tutti gli altri giorni – mi alzo alle 7 e passo la giornata a piangere sul codice civile

Stasera, il venerdì sera è un bicchiere di vino rosso economico, pop-corn appena fatti e qualche episodio dell'ottava stagione di Big Bang Theory insieme al mio lui e alla mia cucciola․

Auguro a tutti un buon fine settimana, o almeno qualcosa che ci somigli․

Anna Karénina, Lev Tolstòj

Anna Karénina , Lev Tolstòj, Russia 1875-77 – ma anche qualsiasi altro luogo e tempo dacché esistono l’uomo e la donna. Il commento al rom...