Visualizzazione post con etichetta non-fiction. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta non-fiction. Mostra tutti i post

giovedì 19 aprile 2018

Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf

Titolo originale: A Room of One's Own
Anno di pubblicazione: 1928
Autrice: Virginia Woolf
Traduzione: Maria Antonietta Saracino
Editore: Einaudi
Pagine: 233
Note: questa edizione Einaudi 
presenta il testo inglese a fronte
Prezzo: non posso controllarlo,
è stato un regalo!
____________________________

Quando leggo qualcosa di Virginia Woolf, specialmente se si tratta di testi che riflettono in maniera diretta le sue idee e le sue riflessioni - come in questo caso, visto che A Room of One's Own è frutto di due conferenze che l'autrice tenne presso alcune Università femminili sul tema Le donne e il romanzo - ha su di me un effetto che fatico a spiegare con le parole. Il mio cervello entra in un fermento senza eguali, il mio corpo viene attraversato da un'energia che mi percorre dalla testa ai piedi nella ricerca quasi disperata di trovare una via di sfogo. Un'energia fisica che è in realtà un'energia tutta ed esclusivamente mentale, che mi farebbe correre alla scrivania per prendere un foglio ed una penna ed iniziare a lavorare a qualcosa di significativo, qualunque cosa, purché sia costruito d'intelletto e di parole. Virginia Woolf, come nessun altra autrice né autore - uomo donna vivo o morta - sa gettare in me minuscoli semi, che io sento il dovere e la responsabilità di far germogliare. E' un dono prezioso quello che ricevo da questa donna brillante ed arguta come poche, ed il minimo che potrei fare per ricambiarla è prendermi cura di quei vivaci quanto delicati semini. Curarli giorno dopo giorno, facendo del mio meglio per farli crescere sani e rigogliosi. Tutto molto bello, direte voi; ma poi, lo faccio davvero?

La triste risposta, al momento, purtroppo è no. Ed è no perché è facile dimenticarsi di quei semini, che per un po' saltellano e scoppiettano, ma poi - privi di nutrimento ed energie - si afflosciano in silenzio. Tanti sono i doveri quotidiani che si presumono importanti. Sedersi alla scrivania e scrivere, per chissà quale scopo, sembra un inutile perdita di tempo. 
Se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé.
Questo è l'assunto fondamentale dal quale parte l'autrice per sviluppare la sua riflessione su Le donne e il romanzo. A primo impatto, può sembrare un'affermazione vagamente frivola, un po' superficiale; ma se proseguite la lettura ed arrivate sino in fondo, capirete quanta libertà e quante possibilità offra l'essere in possesso di questi due elementi.

 La Woolf, inevitabilmente, sviluppa il discorso intrecciandolo alla contrapposizione dei sessi, uomo/donna, da un punto di vista storico, economico, mentale, letterario: la sua posizione non appare come quella di un'intrepida femminista, che rivendica la parità dei sessi o afferma la superiorità della propria categoria. La sua analisi su una questione ancor oggi tanto delicata, è quella lucida, oggettiva, intelligente che può esser sviluppata soltanto dalla mente di un'acuta osservatrice come lei. Vi riporto un esempio, tra i miei preferiti di tutto il libro:
Ma è ovvio che i valori delle donne molto spesso differiscono da quelli che sono stati inventati dall'altro sesso; è naturale che sia così. Eppure sono i valori maschili a prevalere. Parlando grossolanamente, il calcio e lo sport sono "importanti"; il culto della moda, acquistare vestiti sono "frivolezze". E questi valori, inevitabilmente, trasmigrano nella narrativa. Ecco un libro importante, pensa il critico, perché parla di guerra. Quest'altro invece è un libro insignificante perché ha a che fare con i sentimenti delle donne in un salotto.
Un altro tra i tanti elementi che mi fanno apprezzare immensamente questo testo, è l'approfondita analisi che Virginia Woolf fa, in diversi momenti talvolta anche separati, delle Grandi Narratrici, ovvero Jane Austen, Charlotte ed Emily Brontë e George Eliot. In particolare, seguendo le sue argomentazioni, ho compreso un motivo in più per il quale amo così profondamente l'opera omnia della Austen, e mi ha permesso di definire come mai sono rimasta così tiepida nei confronti di Charlotte e della sua Jane Eyre (unica sua opera che ho letto, al momento). Ma di questo non proverò affatto a darvi delucidazioni, solamente Virginia Woolf poteva spiegarlo in maniera così chiara ed esaustiva, perciò se siete curiosi non mi resta che consigliarvi la lettura di Una stanza tutta per sé.

Non credo di esagerare, se affermo che a lettura conclusa A Room of One's Own si sia imposto subito come uno dei miei libri preferiti, scalando a grandi passi la vetta della classifica dei libri per me fondamentali. Perché Virginia Woolf mi ha parlato in maniera schietta - potevo sentire le intonazioni che prendeva la sua voce, potevo vederla gesticolare - ha toccato tasti deboli, mi ha lasciato una guida ricca di preziosissimi consigli e questo libro è per me un monito ed un piccolo sostegno. Penserò senz'altro a lei, quando avrò del denaro ed una stanza tutta per me.




giovedì 14 dicembre 2017

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Oliver Sacks

Essere dei lettori, dei collezionisti di libri, dei cultori tanto dell'oggetto-libro quanto del contenuto fa sì che - come ogni categoria di appassionati che si rispetti - tutti noi abbiamo in allegato un bagaglio di elementi caratterizzanti, di stramberie, che al tempo stesso ci accomunano e ci contraddistinguono l'uno dall'altro. Parlo di tutte quelle piccole peculiarità di cui amiamo tanto parlare, sulle quali non smetteremo mai di confrontarci col massimo gusto e divertimento. Orecchie alle pagine: abitudine vissuta con nonchalance o reato perseguibile con la legge? Sottolineare: ammissibile solo a matita, fatto con qualsiasi oggetto scrivente trovato nei paraggi al momento del bisogno, o inconcepibile perché i libri sono qualcosa di sacro che non va sfiorato 'manco con un petalo di rosa? Prestare un libro: sempre ed a chiunque o mai ed a nessun costo? Insomma, ogni lettore ha il suo personale decalogo di principi e valori rigorosamente rispettati, ma ci sono almeno due punti, due fattori che penso ci accomunino veramente tutti, mettendo sulla stessa barca persino quelli che leggono gli eBook ed i lettori che non potrebbero fare a meno dell'odore della carta. Questi due elementi sono 1) il continuare ad acquistare libri anche quando a casa la mole dei libri da leggere ha superato da un pezzo quella dei libri già letti; 2) la mole dei libri ancora da leggere.

Ecco, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello è sicuramente tra i titoli che hanno trascorso più tempo in attesa sullo scaffale; e se andiamo a guardare anche per quanto tempo l'ho avuto in wishlist prima di acquistarlo, direi che è in generale uno dei libri che da più tempo desideravo leggere. Un signore di tutto rispetto, che può vantare un'anzianità che gli altri libri, pur attendendo il loro turno da anni, possono solo sognarsi. E com'è che proprio adesso mi sono decisa a leggerlo? Beh, semplice: agli inizi di dicembre ho osservato la mia libreria e tirato fuori tutti quei libri che assolutamente volevo aver letto entro la fine dell'anno. Ho avuto compassione per questo veterano Adelphi vestito di blu, ed ho deciso che era proprio ora di incontrarci – e di smetterla di posticipare l'incontro con la scusa che certamente sarebbe accaduto presto.

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello è uno dei molti testi scritti da Oliver Sacks (1933-2015), neurologo di origine inglese e di fama mondiale, che durante la sua vita fu medico, scrittore e docente universitario tra l'Inghilterra e l'America. Con le sue raccolte di casi clinici Oliver Sacks contribuì a riportare in auge una tradizione molto in voga durante l'Ottocento, ma gradualmente spentasi col progredire della scienza: la narrativa medica. Secondo Sacks, infatti, in materie sì scientifiche ma che hanno pur sempre come soggetto l'essere umano la pura tecnica, la totale razionalità, l'asettico dato biologico non sarà mai sufficiente per comprendere a fondo ciò che si ha davanti. E ciò che si ha davanti in neurologia solitamente è un paziente, ed un paziente è una persona, ed una persona ha sempre una storia che non può esaurirsi nella sua malattia – nel suo deficit o nel suo eccesso neurologico. Un approccio alla scienza ed alla medicina che trovo giusto e che dovrebbe esser condiviso non solo da chi si occupa del cervello, come Sacks, ma da chiunque è preposto dal suo mestiere ad occuparsi dell'altro. Un altro uomo di scienza – da me molto amato – che condivide questa necessità di empatia, di usare sì la tecnologia ma senza escludere del tutto l'aspetto umano è Konrad Lorenz, il quale si è occupato di ogni forma di esseri viventi (tranne gli uomini) e che nei suoi stupendi testi di divulgazione scientifica ha sempre ribadito la stessa cosa: la scienza ed il suo inarrestabile (e mirabile) progresso non deve prevaricare del tutto quella sensibilità che nessun calcolo matematico può dare. Di fronte ad un problema, talvolta è la fantasia, un personalissimo intuito della persona l'unico strumento che possa portare se non sempre ad una soluzione, per lo meno ad una spiegazione.

Non ho la presunzione di essermi fatta un'idea del pensiero di Sacks dalla lettura di un solo suo testo; tuttavia traspare con chiarezza dalle sue parole quanto questo medico-scrittore abbia dato spazio all'umanità, utilizzando la sua per arrivare a quella dei suoi pazienti. Più volte Sacks ci dimostra come i test clinici appositamente studiati e preparati non rivelassero nulla sull'uomo o sulla donna che aveva davanti, e di come invece osservando quegli stessi individui quand'erano in un ambiente naturale, liberi e spontanei, egli abbia potuto assistere ad episodi straordinari, che si rivelavano poi essere la chiave per raggiungere il mondo apparentemente incomprensibile ed inaccessibile di queste persone difettose. Gli articoli sui casi clinici scritti da Sacks son spesso stati rifiutati dalle riviste scientifiche, perché ritenuti troppo 'narrativi', letterari, troppo poco scientifici: mancavano i grafici e le tabelle, dice ironicamente Sacks. Eppure la storia della narrativa medica del passato è ricca ed interessante, e Sacks cita e ricorda in continuazione i suoi maestri: primo fra tutti il russo A.R. Lurija, il padre della moderna neurologia. Ed è sulla scia di opere di quest'ultimo, come Viaggio nella mente dell'uomo che non dimenticava nulla o Un mondo perduto e ritrovato, che Sacks si arma di carta e penna e racconta alcuni dei tanti ed incredibili casi – non meno umani che clinici – incontrati nel corso della sua vita professionale.

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello è diviso in parti, ognuna dedicata ad un preciso difetto (o eccesso) del cervello. Ogni parte ha una breve introduzione, nella quale Sacks spiega quale parte del cervello è interessata da tali danni, in cosa consistono, cosa comportano, ci offre insomma un quadro generico su cosa affronteremo nelle storie contenute in quella sezione. Abbiamo quindi Perdite – dove oltre allo stranissimo caso dell'uomo che dà il titolo alla raccolta, sono inseriti casi di perdita della memoria e di altre capacità umane che quasi diamo per scontate, ma che quando vengono meno rivelano in modo sconvolgente quanto fossero fondamentali; segue Eccessi, dove sono collezionati tic, manie, l'improvviso manifestarsi di esuberanze e stranezze in persone fino al giorno prima sobrie, meste e tranquille; in Trasporti si parla del comparire, in modo improvviso ed inspiegabile di ricordi consci o inconsci, voluti o indesiderati, sotto forma di visioni o suoni: ci sono qui i casi di due anziane signore che d'improvviso udivano canzoni dimenticate con la stessa chiarezza che se fosse stata una radio a trasmetterle, col guaio però che non potevano più spegnerle, così come c'è anche il caso di uno studente che sotto effetto di droghe aveva ucciso la fidanzata, ma non ricordava assolutamente nulla della violenta azione compiuta finché non ebbe un danno cerebrale causato da un brutto incidente. Si conclude con Il mondo dei semplici, dove Sacks riporta le storie di una manciata di ragazzi ritardati.

I miei capitoli preferiti in assoluto son stati Ray dei mille tic (in Eccessi) e L'artista autistico (Il mondo dei semplici), ma in ognuno dei casi analizzati e riportati da Sacks scienza e narrativa si alternano e si allacciano, col risultato che si imparano un sacco di cose – si sbircia attraverso una minuscola fessura nel cranio, ci si affaccia su quella cosa incredibile e misteriosa e un po' spaventosa, il cervello, che tutti abbiamo nella testa senza effettivamente saperne un accidente. E' affascinante ed al tempo stesso terrificante scoprire quante cose potrebbero andare storte, quante assurdità potrebbero sopravvenire, da un giorno all'altro, a renderci impossibile la vita per come la conosciamo.

Sono sempre stata interessata alla mente umana, ma più per quanto riguarda l'aspetto psicologico (ed al massimo psichiatrico) della faccenda; sinceramente non immaginavo di poter essere così coinvolta anche dalla neurologia, ma probabilmente perché facevo l'errore – come i medici poco graditi a Sacks – di pensarla sotto un aspetto solamente scientifico, freddo e sterile. Dimenticavo il lato umano, dimenticavo la storia dietro una terminologia complicata che definisce un problema.

Con L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello Sacks mi ha aperto un mondo e mi ha accompagnata, tenendomi per mano, durante i primi passi in un nuovo percorso che sarà sicuramente fonte di grandi soddisfazioni. Un percorso che proseguirà sicuramente con gli altri libri di Oliver Sacks, primi fra tutti Risvegli (ampiamente citato dall'autore) e Musicofilia.

E voi, avete mai letto qualcosa di Oliver Sacks?

Anna Karénina, Lev Tolstòj

Anna Karénina , Lev Tolstòj, Russia 1875-77 – ma anche qualsiasi altro luogo e tempo dacché esistono l’uomo e la donna. Il commento al rom...