martedì 2 febbraio 2016

I Pilastri, Iliade #7: Libro Settimo

Duello di Ettore e Aiace, e sepoltura dei morti
Tutta la notte il saggio Zeus meditò mali per loro,
tuonando paurosamente; verde terrore li prese,
il vino dalle tazze versarono in terra, nessuno
volle bere prima d'aver libato al potente Cronide.
E poi si stesero ed ebbero il dono del sonno.

E dunque, Ettore e Paride tornano sul campo di battaglia e con rinnovato vigore riescono a far cadere diversi valorosi soldati Achei. Vedendoli compiere un simile massacro la dea Atena non esita a balzar giù dall'Olimpo, ma Apollo - che sta dalla parte dei Troiani - le corre incontro e si trovano l'uno di fronte all'altra presso "la quercia". Apollo chiede ad Atena se non fosse meglio, per quel giorno, metter fine alla battaglia; Atena si mostra d'accordo, il suo intento era pressoché lo stesso, ma gli chiede cosa faranno per indurre i soldati a metter giù le armi. Apollo suggerisce di indurre Ettore a sfidarsi in duello, da solo a solo, con uno degli Achei, e Atena si lascia persuadere.

Perciò Eleno, caro figlio di Priamo, sentendo in cuore il piano divino si fa subito vicino ad Ettore per comunicarglielo e egli gioisce al solo ascoltarlo. Si fa strada tra i propri compagni brandendo l'asta, per placarli e farli sedere; lo stesso fa Agamennone e intanto Atena e Apollo arco d'argento / si posarono, simili a uccelli rapaci/in cima all'alta quercia del padre Zeus egìoco: non è la prima volta che Omero assimila le divinità alle figure animali e questo, ho letto nelle note, è un rimasuglio dell'antica credenza che gli dèi appariscano proprio in forma animale. Comunque sia, questa loro descrizione mi ha colpita più di quanto abbiano fatto le precedenti, lasciandomi subito immaginare la dea Atena ed il dio Apollo che si acquattano in silenzio, in attento ascolto, per osservare che piega prenderà il loro progetto.

Ettore inizia a parlare in mezzo a tutti gli uomini seduti, invitando uno qualunque di loro a sfidarsi faccia a faccia con lui. Le condizioni son simili a quelle poste per il duello tra Paride e Menelao, chi vince riavrà Elena ed i beni, ma aggiunge il dettaglio di aver comunque il rispetto di restituire il cadavere di chi perderà, affinché i compagni possano seppellirlo tra la sua gente. Gli Achei restano immobili, in silenzio: di rifiutare arrossivano e d'accettare temevano. Si alza allora Menelao, dando a tutti dei codardi ed offrendosi per il duello. Omero torna ad usare la seconda persona per parlare a Menelao (che abbia una predilezione per questo personaggio?) spiegandogli che la sua vita sarebbe finita sotto le mani di Ettore se i capi degli Achei non l'avessero fermato; è soprattutto il fratello Agamennone a farlo ragionare, ricordandogli che lo stesso Achille - che pure è molto più forte di Menalo - teme di battersi con Ettore. Menelao a quel punto si placa e rinuncia, ma non è l'unico a provare amarezza per la debolezza che tutti loro stan dimostrando: si alza infatti a prendere la parola l'anziano Nestore, il quale per sottolineare il proprio pensiero ricorda le gesta di Achei tanto più forti e coraggiosi che aveva visto coi suoi occhi molti anni prima, e porta ad esempio anche se stesso in gioventù, rimpiangendo di non aver ora le stesse forze di allora, che mai l'avrebbero trattenuto dal battersi con Ettore.

Dopo il suo discorso tra gli Achei si alzano in nove, tra i quali Agamennone, gli Aiaci, Diomede ed Odisseo, tutti pronti a farsi avanti. Allora tirano a sorte, e la sorte sceglie Aiace, come un po' tutti avevano in realtà sperato. Ecco, Aiace oggi verrebbe sicuramente rappresentato degnamente da un disegnatore della Marvel, perché viene proprio descritto come un super eroe - o almeno, questa è l'immagine che è arrivata a me, quando si fa avanti accettando il proprio destino: così mosse, Aiace gigante, la rocca degli Achei / ghignando con viso tremendo, tanto spaventoso che lo stesso Ettore sente il cuore balzargli nel petto mentre lo vede avvicinarsi portando lo scudo come una torre. Poi, come succede la maggior parte delle volte, il duello è preceduto da uno scambio di battute in cui Aiace tira in ballo Achille, definendolo cuor di leone ma ozioso, che se ne sta ancora tra le navi irato con Agamennone; ebbene, dice Aiace, Achille non è certo l'unico in grado di confrontarsi con Ettore, e se ne accorgerà presto.

Tra tutti i combattimenti di cui ho letto sinora, questo è stato uno di quelli che mi ha coinvolta di più: Ettore ed Aiace sembrano veramente due montagne, due titani, uno scontro del quale la fine non è prevedibile. In realtà si tratta di uno scontro che non porterà a nulla: dopo che Aiace riesce a mettere due colpi a segno, gli araldi - uno troiano e l'altro acheo - accorrono quando ormai si stavano sfidando da vicino per fermarli, perché ormai sta scendendo la notte ed è buono obbedire alla notte. Aiace non ha intenzione di passare per uno che si tira indietro, perciò dice di far decidere ad Ettore e se lui ritira la spada, altrettanto farà anche lui. Ettore trova saggio metter fine al combattimento, almeno per quel giorno, e poi riprenderanno finché un dio non deciderà di dividerli dando la vittoria all'uno o all'altro; propone addirittura di separarsi da amici, scambiandosi un dono: gli cede la sua spada con tutto il fodero, ed Aiace lo ricambia con la fascia splendente di porpora.

Ognuno torna allora dai suoi. Agamennone, per festeggiare la salvezza di Aiace, sacrifica un toro di cinque anni e tutti banchettano abbondantemente. Finito di mangiare Nestore ha una proposta da fare, ovvero chiede se non pensano che sarebbe giusto, visto quanti loro soldati han perso la vita, fermarsi un attimo per raccogliere i corpi, portarli presso le loro navi  e qui arderli in disparte. Ovviamente tutti son d'accordo.

Nello stesso momento anche a Troia tutti i soldati sono raccolti in assemblea e tra loro è il saggio Antenore a parlare: egli non riesce a reprimere ciò che veramente pensa, e dice chiaramente che dovrebbero restituire agli Achei Elena e tutti i beni, anche perché ormai stanno combattendo per aver violato i patti stabiliti prima del duello tra Paride e Menelao, e di sicuro non ne trarranno mai nulla di buono; al che Paride subito si alza a controbattere, dicendo che non ha problemi a restituire i beni ma certo non ha intenzione di rinunciare ad Elena. Al che prende la parola Priamo, proponendo di mandare uno di loro, Ideo, all'alba dagli Achei, per proporre loro la restituzione dei beni ed anche se concordano a cessare la battaglia per avere il tempo di raccogliere ciascuno i propri morti.

All'alba Ideo si reca alle navi achee e riferisce il messaggio (maledicendo, tra l'altro, apertamente Paride). E' Diomede a rispondere per tutti, dicendo che i beni di Paride nessuno li accetterà; Agamennone conferma, ma è ben lieto d'accettare la sospensione della lotta, come anche loro avevano pensato di fare. Quindi dall'una e dall'altra parte tutti si occupano di raccogliere chi i corpi e chi la legna.

In questo passaggio Omero si ferma a descrivere il paesaggio, facendomi rendere conto che forse non l'aveva mai fatto prima. Ed è una descrizione bellissima:
E il sole di nuovo colpiva le campagne,
su dal profondo Oceano che scorre quietamente,
salendo verso il cielo, ed essi s'incontrarono.
Quando gli Achei si raccolgono attorno alla pira, non è ancora l'aurora, ma notte appena schiarita. Mentre loro sono impegnati a costruire un muro che protegga loro e le loro navi e ad occuparsi dei compagni morti, abbiamo l'occasione di gettare un occhio anche sull'Olimpo, vedendo ora più che mai quanto gli dèi si comportino davvero da bambini capricciosi: Poseidone se la prende perché gli uomini, impegnati nelle loro faccende, sembrano essersi dimenticati di loro; Zeus gli dice che uno con la sua potenza non dovrebbe preoccuparsene ma gli dice anche di non esitare a spazzar via quel muro che si sono impegnati a costruire non appena se ne andranno con le loro navi. E quando, alla fine della giornata e ad opera finita gli Achei si riuniscono per godersi del buon vino, Zeus li fa tremare tuonando paurosamente.

Suicidio di Aiace Telamonio

lunedì 1 febbraio 2016

Acquisti di Gennaio

Diciamoci la verità: quando incappiamo in un video o un post in cui vengono mostrate le librerie o gli ultimi acquisti libreschi fatti dal lettore in questione, noi bibliofili difficilmente pensiamo no dai, ho di meglio da fare! E' quasi inevitabile che la curiosità prenda il sopravvento, e che sia solo per qualche minuto di piacevole intrattenimento o per prendere appunti che andranno ad allungare le nostre già chilometriche liste dei desideri, ci soffermiamo sempre quando abbiamo la malasorte d'incappare in contenuti di questo tipo – o sbaglio? (ditemi che non son solo io!) E visto quanto piace a me sbirciare tra i nuovi volumi degli altri, ho pensato che quando ne varrà la pena dedicherò anch'io un post ai nuovi libri che si sono fatti spazio – a fatica – tra gli scaffali della mia libreria.

Gennaio, devo dire, è stato un mese ricco di acquisti interessanti, e tutti frutto di ottimi affari. Nessuno comprato a prezzo pieno e soprattutto – e questo è un miracolo – nessuno dovuto all'ispirazione del momento, al colpo di testa che improvvisamente ti dice di comprare quel preciso romanzo appena uscito piuttosto che uno dei tanti su cui mediti da tempo; insomma, mi sono comportata da lettrice brava e seria e posso finalmente spuntare qualche voce che nella lista dei desideri ormai ci aveva messo le radici.

I primi acquisti del mese li ho fatti ad un mercatino in una piazza della capitale. Io ero lì in qualità di venditrice, in teoria, ma anche se mi ci trovo in queste vesti non esiste che io lasci un mercatino dell'usato senza portarmi via almeno un paio di volumetti. Anche perché nell'arco della giornata capitano quei tempi morti in cui cosa fare se non sedersi un po' a leggere?
In quell'occasione, li vedete qui di fianco, mi sono portata a casa La paga del sabato di Beppe Fenoglio di cui vi ho anche già parlato, ed i Racconti di Natale di Charles Dickens. Quello di Fenoglio porta i segni del tempo, tra pagine ingiallite, dorso rovinatissimo e un odore che non sa esattamente di nuovo; quello di Dickens invece è come nuovo, e mi sembra che pesi troppo rispetto alle normali edizioni Classici Mondadori – sarà fatto con un diverso tipo di carta? Comunque sia, ormai volevo leggere qualcosa di Fenoglio da circa quattro anni e di Dickens raccolgo a prescindere qualunque cosa trovo. Cinque euro per entrambi: dovevo lasciarli lì? Direi proprio di no.

Dopo di che, lo sapete tutti, una terribile piaga si è abbattuta sui portafogli di lettori e bibliofili di tutta Italia: gli sconti sugli Adelphi e sull'Universale Economica Feltrinelli. Si contano sulle dita di una mano i pochi coraggiosi che ancora non hanno ceduto. Io, ahimè, non ho resistito a lungo, anche se a mia discolpa posso dire che è stata mia sorella ad attirarmi in libreria proprio in questo periodo.

Risultato dell'incursione sono questi veri e propri gioielli. Innanzi tutto, Il buio oltre la siepe di Harper Lee, un libro che è uno di quelli che in cuor mio ho sempre saputo con certezza assoluta che prima o poi avrei letto, ed è una cosa talmente ovvia che in realtà quel momento non arriva mai. Alla veneranda età di ventiquattro anni ho deciso che fosse proprio il caso di farlo arrivare, 'sto momento. E' già in lettura e dopo cinquanta pagine ho già capito che diventerà uno dei libri della vita. Poi, tra gli Adelphi (di cui comprerei volentieri in blocco l'intero catalogo, se fosse possibile) ho preso L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks e Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi. Il saggio di Sacks desidero leggerlo da eoni: l'interesse per la psicologia umana l'ho sempre avuto, e da quando sono entrata in terapia da paziente la mia curiosità verso questi rami della conoscenza è solo aumentata. Se non fossi stata una schiappa totale nelle materie scientifiche mi sarebbe senz'altro piaciuto studiare psichiatria. Insomma, in realtà non so cosa sia davvero contenuto in questo libro, ma di Sacks mi è stato parlato come di un neurologo totalmente devoto e appassionato al proprio lavoro, che nei suoi libri riesce ad infondere tanto la propria passione quanto una serie di conoscenze accessibili anche ai non addetti ai lavori. E dunque finalmente ce l'ho a portata di mano, e non vedo l'ora di tuffarmici dentro. Del libro della Nafisi, invece, negli ultimi tempi ho letto e sentito meraviglie, e così mi è venuta voglia di leggerlo. Anche di questo, so poco e niente e sono felice così: meno cose sai del libro che ti appresti a leggere e più la sua magia è libera di funzionare.

Ed infine, poteva mai mancare un ordine su Libraccio? Per quanto ami entrare fisicamente in una libreria purtroppo è tramite questo sito che faccio la maggior parte dei miei acquisti, ormai, e questo per la semplicissima ragione che mi consente di trovare, spesso e volentieri, i libri che desidero a metà prezzo (senza contare le occasioni in cui scovo libri che praticamente ti stanno tirando dietro) e che arrivano a destinazione sempre in ottime condizioni, spesso praticamente nuovi.

Stavolta, per meno di venti euro mi sono portata a casa: il Tito Andronico di Shakespeare che ho già letto e di cui vi ho parlato nell'ultimo post; Il circolo Pickwick di Charles Dickens edizione Adelphi – so che molti trovano Dickens noioso o pesante ma, che devo dirvi, non è così per me. Le sue storie, anzi, sanno condurmi fin dalla prima pagina lontano da dove mi trovo e da tutto quel che sto facendo, e più il romanzo è ciccione più io me lo godo. Da amante della letteratura inglese non posso non adorare le ambientazioni dei suoi libri e Dickens per me è un vero maestro dell'arte di narrar storie. Nonostante la sua fosse all'epoca considerata semplice letteratura d'intrattenimento, il modo che ha d'incantare il lettore con le proprie parole è unico ed irripetibile. Tanti altri scrittori scrivono meglio di lui, e tanti altri hanno partorito opere con contenuti più interessanti. Ma nessun autore riesce a farmi fantasticare e viaggiare completamente con la testa come lui.
Tempo fa vi ho parlato di Doppio sogno di Arthur Schnitzler e di quanto mi fosse piaciuto: talmente tanto che sono subito andata a cercare qualcos'altro di suo da accaparrarmi, ed ho trovato questo libricino davvero minuscolo, edito da Sellerio, intitolato Geronimo il cieco e suo fratello. Era tra le occasioni, a meno di tre euro, e non ho esitato a metterlo nel carrello.
Infine, ed è questo l'acquisto di cui sono più felice, Gita al faro di Virginia Woolf: quando ho visto la nuova edizione Einaudi a metà prezzo non potevo credere ai miei occhi. Desideravo proprio questa edizione sia perché, assieme all'Adelphi, sull'altarino degli editori sacri c'è l'Einaudi, e poi per manie di collezionismo, perché in questa stessa edizione possiedo già Le onde (romanzo che ho amato ma che devo assolutamente rileggere). Di tutti questi solo Il circolo Pickwick porta su di sé qualche segno del tempo, gli altri volumi son tutti come nuovi.

E quindi, il bottino di Gennaio è stato più che soddisfacente sotto ogni punto di vista.
Fatemi sapere se avete già letto qualcuno dei libri che vi ho mostrato, se vi è piaciuto o meno e quali sono stati i vostri migliori affari di questo primo mese del 2016!

Anna Karénina, Lev Tolstòj

Anna Karénina , Lev Tolstòj, Russia 1875-77 – ma anche qualsiasi altro luogo e tempo dacché esistono l’uomo e la donna. Il commento al rom...