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venerdì 8 aprile 2016

Acquisti di Marzo

Il mese di Marzo, devo dire, mi è davvero scivolato tra le mani. Non sono riuscita minimamente ad afferrare il tempo per godere di tutti i piccoli momenti che cerco di gustare a fondo, e se non ho perso del tutto la cognizione dello scorrere dei giorni è stato solo perché in effetti è stato un mese ricchissimo di eventi. Per una settimana mi sono occupata anche della casa dei miei visto che mia madre è stata fuori, abbiamo ospitato il fratello del mio ragazzo che finalmente è riuscito a venirci a trovare per la prima volta, ho avuto lo stress dell'esame che - ahimè - dovrò rifare, ci sono stati i pranzi pasquali coi parenti e prima ancora di tutto questo siamo andati a conoscere dei meravigliosi cuccioli di Golden Retriever. Adotteremo un'altra cucciola, che sarà pronta a lasciare la mamma ed i fratelli agli inizi di maggio. Io non vedo letteralmente l'ora, soprattutto di vedere come verrà accolta dai nostri altri due pelosi.

Ma bando alle ciance: siamo qui soprattutto per parlare di libri, e bisogna dire che a Marzo ho accumulato un bel po' di belle cose, e principalmente perché dopo secoli sono andata con la mia amica lettrice al mercatino dell'antico e dell'usato che fanno da queste parti ogni seconda domenica del mese, e dove ci sono due bancarelle di libri davvero ben fornite. E io giustamente le ho svaligiate. Quindi, siccome le nuove entrate del mese sono tante, direi di cominciare senza ulteriori indugi.

Northanger Abbey di Jane Austen, un classico quindi, che in realtà ho già letto. Quand'ero più piccina - ed ingenua - comprai l'edizione mammut con tutti i romanzi della Austen, e da quello lessi anche quest'opera breve e divertente. Nonostante fosse scritto da una Jane ancora molto giovane ed inesperta, Northanger Abbey mi era piaciuto molto: è un libro-parodia dei generi letterari tanto in voga all'epoca della scrittrice, e ci ho trovato dentro una verve frizzante, uno spirito critico vivace ed una maestria nel dar vita a luoghi e personaggi già non indifferente. Se volete approcciarvi alla Austen con un romanzo meno impegnativo, Northanger Abbey è decisamente ciò che fa al caso vostro.
Come avrà capito chi ha frequentato per un po' il mio blog, la Austen è una delle mie scrittrici preferite, e ci tengo a collezionare i suoi romanzi tutti nella stessa edizione, quella dei classici Oscar Mondadori. Appena l'ho visto sulla bancarella, quasi nuovo, non ho esitato a prenderlo. Sarà anche una bella occasione per rileggerlo con una traduzione diversa.


Di Magda Szabò non ho mai letto nulla, ma alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di questo suo romanzo intitolato La porta. Io personalmente l'ho sentito consigliare da tantissimi appassionati lettori, ed in particolare è stata Antonella di If you have a garden and a library ad avermi convinta del tutto della necessità di leggerlo, con la recensione che mi fece anche conoscere il suo blog. La trama - sarà per la presenza della portinaia che nasconde a tutti il suo mondo - mi ricorda vagamente L'eleganza del riccio, uno dei miei libri preferiti, e questo è un altro dei motivi che mi spingono verso questo libro. Quasi non credevo ai miei occhi quando l'ho visto sulla bancarella, in edizione rigida Einaudi quasi immacolato. Non ho idea di quando riuscirò a leggerlo, fatto sta che è un romanzo per il quale le mie aspettative sono alle stelle e spero vivamente di non restarne delusa.

Denti bianchi di Zadie Smith è un altro dei tanti libri che puntavo da secoli. Della Smith ho letto diversi articoli e qualche breve saggio ed è una delle penne contemporanee che più mi stuzzicano e incuriosiscono. Per il momento ho apprezzato molto la sua visione della letteratura e della lettura, le idee che ha sulla figura del lettore e dello scrittore: mi sono sentita molto in linea col suo pensiero (se volete approfondire, vi consiglio il suo brevissimo Perché scrivere edito da minimum fax).
Se non sbaglio, Denti bianchi è il suo primo romanzo ed i suoi protagonisti sono un proletario inglese ed il suo migliore amico bengalese e musulmano. I due si conoscono su un carrarmato diretto ad Instanbul alla fine della Seconda guerra mondiale e si ritrovano a Londra trent'anni dopo, nel ciclone politico, razziale e sessuale di quei tempi.

Se non avete visto il film Il Postino vi consiglio, anzi no vi ordino di farlo. Vi assicuro che non vi pentirete. Mi ricordo perfettamente della notte in cui lo vidi io: andavo ancora al liceo credo e lo diedero in seconda serata in tv. Il motivo per cui decisi di guardarlo era sostanzialmente uno, provare a capire perché tutti quanti parlassero con tanta ammirazione di Massimo Troisi, che nel film interpreta il postino protagonista della storia. L'avevo visto soltanto in fotografia e mi sembrava un uomo normalissimo. Una faccia comune, che facevo fatica ad associare al mito. Così ho guardato uno dei film per cui più viene ricordato e... ho capito. E non proverò a dire altro al riguardo, perché non ci riuscirei. Oltre alla straordinaria interpretazione di Troisi ad essermi rimasta impressa è stata anche la storia in sé, tratta da questo brevissimo romanzo di Antonio Skarmeta, che prima o poi era doveroso procurarsi.

Aldo Nove è uno dei tanti scrittori che ho avuto il piacere di scoprire al mio primo anno di università ed è anche senz'altro uno di quelli che mi hanno colpita di più. Si tratta di uno scrittore che, cominciando la propria carriera negli anni '90, ha deciso di incentrare il proprio lavoro sulla rappresentazione del mondo per come oggi lo conosciamo, e per come negli anni '90 si stava trasformando: il mondo globalizzato, una società soggiogata dai media e governata dalla mercificazione. Ma non lo fa, come magari hanno fatto altri, attraverso serie e pesanti storie di denuncia: lo fa attraverso racconti esagerati, dove tutti i difetti di questo tipo di società, che ognuno di noi può senz'altro riconoscere, sono portati all'esasperazione. La cifra stilistica di Nove è proprio questa, esagerata, sguaiata, pulp e tremendamente originale. Il risultato è che coi suoi libri si ride fino alle lacrime, e poi si resta con l'amaro in bocca perché ciò di cui si ride - ci si rende conto - è la nuda realtà in cui viviamo. Mi sono ripromessa di recuperare tutta la produzione di questo scrittore e mi sono portata a casa Amore mio infinito.

E poi arriviamo alle perle della minimum fax: non mi era mai capitato di trovarne in questo mercatino e quelli di questa casa editrice sono volumi che comprerei in blocco, sia per il tipo di pubblicazioni che per la cura delle loro edizioni; e trovare dei libri editi da loro a tre euro... mi avete capito.

 


 Aimee Bender voglio leggerla dai tempi in cui ci fu un gran parlare de L'inconfondibile tristezza della torta al limone, qualche anno fa. La ragazza con la gonna in fiamme è il libro d'esordio della scrittrice americana, una raccolta di racconti che si preannunciano fantasiosi almeno quanto il titolo. Gli uomini della sua vita di Mary McCarthy invece mi sembra un libro godibilissimo, leggero e al contempo brillante. Almeno, lo spero, perché è questo che mi ha suscitato il brano riportato nel retro di copertina.

E questo è quanto, cari lettori! Spero che anche a voi il mese di Marzo abbia portato tanti bei libri e belle letture, se vi va condividetele con me nei commenti, e fatemi sapere se avete letto o vorreste leggere qualcuno dei libri di cui vi ho parlato in questo post.

A presto!

martedì 8 marzo 2016

Le mie donne di carta


Oggi è la festa della donna, quindi innanzi tutto auguri a tutte voi. Ad essere onesta, non ho mai dato molto peso a tutte quelle che reputavo ricorrenze minori, come appunto la festa della donna o San Valentino. Però negli ultimi anni qualcosa è cambiato, acquisendo finalmente una stabilità ed una tranquillità nel vivere quotidiano, ho scoperto anche il gusto di celebrare le piccole cose, fosse anche solo per usarle come pretesto per fare o farsi un regalo, o per condividere quella giornata con la persona con cui desideriamo festeggiare.

Mi piaceva quindi l'idea di dedicare un post a questa nostra giornata, posticipando il martedì dedicato all'Iliade (non temete, affezionati, la lettura settimanale arriverà domani o al più tardi giovedì!). E quale altro modo avrei potuto scegliere, se non parlando delle scrittrici e dei personaggi letterari femminili che hanno segnato la mia crescita? Quello che vi propongo, dunque, è un percorso cronologico. Dai libri a figure delle elementari ai miei amori femminili più recenti, ecco a voi le mie donne di carta.

1. Uno dei miei primi ricordi di piccola lettrice è legato a questo libro gigante tra le mie manine che mi aveva regalato la mia nonna paterna. Si intitolava Donne famose (o qualcosa del genere) e dentro c'erano tantissimi disegni accompagnati da brevi paragrafi che raccontavano le vite e le imprese di donne che hanno lasciato il segno nella storia. Le donne scelte dagli autori di questo volume erano tante e diversissime tra loro: c'era Cleopatra, c'erano Marylin Monroe, Audrey Hepburn e Brigitte Bardot; c'era Madre Teresa e c'erano Marie Curie e Amelia Earhart, la prima donna ad attraversare in volo senza scalo gli Stati Uniti. Passai un sacco di pomeriggi a sfogliare quelle pagine, restando affascinata ed ammaliata dalle figure di queste donne che tra me e me pensavo di dover prendere ad esempio, per il coraggio e la determinazione che, a modo suo, ognuna di loro aveva avuto. Purtroppo quel libro l'ho poi lasciato a cugine e sorelle sperando che sortisse su di loro lo stesso ascendente che aveva avuto su di me, ed ora non ho un'idea chiara di dove sia andato a finire.

Anne Frank
2. Anche per il secondo libro importante della mia vita bisogna dire grazie alla nonna: un pomeriggio, quando ero credo in seconda elementare, scovai nella sua piccola biblioteca una già piuttosto vecchia edizione de Il diario di Anne Frank. Ho intenzione di dedicare, più avanti, un post tutto dedicato a questo libro, tanto è stata l'importanza che ha avuto per me tanto come lettrice quanto come persona. Fu il mio primo approccio alla tragedia della persecuzione degli ebrei, fu il primo libro più "impegnativo" che lessi da sola e per intero, ma soprattutto mi rivedevo molto in alcuni pensieri di Anne, quindi fu anche la prima volta in cui provai empatia tramite la carta per la persona che scriveva. Anne mi invogliò anche a scrivere sul mio diario, quello bellissimo e segreto che mi aveva regalato l'altra nonna (sì, le nonne sono fantastiche).

3. Immancabile nella libreria di ogni ragazzina: Piccole donne di Louisa May Alcott. Non ricordo bene in che modo arrivò nella mia cameretta (sospetto sempre della nonna però), ma ricordo bene che anche questo era in un formato bello grande e corredato di bellissime immagini. Anche qui mi persi a leggere e rileggere i miei episodi preferiti, e trovai la mia prima eroina letteraria: Jo March, ovviamente, la ribelle della famiglia, con un indole da maschiaccio, la passione per la lettura e la vocazione per la scrittura. Da una parte mi rivedevo in lei e dall'altra volevo essere come lei. Devo però ammettere che forse sono ancora più affezionata al film, che avevo registrato in cassetta (che belli, i tempi del VHS!) e che ho rivisto infinite volte. Nostalgia, nostalgia, nostalgia!

Piccole donne, 1994

4. Poco più tardi, invece, fui profondamente segnata da una donna completamente diversa, una che di possibilità non ne aveva conosciute, una che aveva pagato le conseguenze di esser semplicemente nata femmina nel posto sbagliato: si tratta di Suad, autrice del romanzo-testimonianza Bruciata viva, Vittima della legge degli uomini.
Suad nasce in un povero villaggio della Cisgiordania, come ogni donna il suo ruolo nella vita è fare da schiava agli uomini, siano essi padri, fratelli, mariti e persino figli. A diciassette anni Suad commette la grave colpa di innamorarsi e di rimanere incinta, colpa per la quale la famiglia decide di punirla cospargendola di benzina e dandole fuoco. Suad riesce miracolosamente a sopravvivere, nonostante le gravi ustioni riportante, ma rimane comunque sfigurata a vita. La protagonista di questa tragedia ha la forza di non lasciarsi sconfiggere, con una forza che pochi avrebbero avuto al suo posto trova il modo di lasciare per sempre quel luogo e quella gente dove aveva dovuto subire tanto male, arriva in Francia e trova chi le dà sostegno, anche per tirar fuori la voce e raccontare al mondo la sua storia. Dopo la pubblicazione del libro, Suad ha iniziato - indossando una maschera - a tenere discorsi e conferenze, per far capire alle donne di ogni paese ed età che nessuna di loro merita di subire alcun tipo di violenza. Fu una lettura davvero dura, che mi toccò nel profondo, anche perché all'epoca ancora ignoravo le tante e tristi situazioni in cui troppe donne vivono ancora oggi. Suad fu una pioniera, perché la sua fu la prima testimonianza di una vittima del delitto d'onore.

5. Non poteva mancare, in questo mio percorso, Jane Austen. Tra i tredici ed i quattordici anni infatti lessi il mio primo grande classico, ed era Orgoglio e pregiudizio, romanzo che segnò molte cose... La mia passione per i classici, il mio amore per zia Jane e sì, beh, come per tutte le giovani ragazze la brillante e vivace Lizzy Bennett divenne un vero e proprio idolo. Da quel primo incontro le atmosfere austeniane divennero per me un modo per sentirmi a casa.

6. Per il Natale dei miei 15 o 16 anni mio padre mi regalò L'eleganza del riccio perché ne aveva sentito parlar bene alla radio. Lo considero tra i miei libri preferiti perché attraverso questa storia l'autrice, Muriel Barbery, ha dimostrato quanto poco fondati possano essere i pregiudizi, quanto ci si sbaglia ad etichettare le persona ad una prima e troppo semplice occhiata. Per chi non l'avesse letto, nel romanzo si alternano le voci di due figure femminili, che pur abitando a pochi metri di distanza l'una dall'altra e pur essendo animi tanto affini, non hanno mai avuto occasione di conoscersi. La prima è Reneé Michel, portinaia di mezz'età in un elegante palazzo abitato da famiglie facoltose; nessuno scambia con lei più delle solite parole di circostanza, e nessuno sospetta che lei sia qualcosa di più della donna semplice e banale che sembra. In realtà Reneé è una persona estremamente colta, che nell'arco della sua vita ha letto e studiato di tutto. Conosce l'arte, la filosofia, la musica, la letteratura eppure tiene ben nascosta questa sua natura raffinata, facendo attenzione che nessuno la scopra. Qualche piano più su invece abita Paloma Josse, una dodicenne estremamente intelligente e riflessiva che sente di non aver niente in comune né con la famiglia né coi suoi coetanei, e che è tanto annoiata dalla vita e ha talmente paura che oltre quell'insoddisfazione che prova non ci sia altro da sperimentare, che ha pianificato lucidamente il proprio suicidio. A far conoscere Reneé e Paloma, che pure si conoscono da sempre, servirà l'intervento di un nuovo inquilino, il giapponese Kakuro Ozu, al quale quel primo unico sguardo basta per capire come queste due persone portino ogni giorno una maschera. Sia Reneé che Paloma saranno infatti incuriosite ed affascinate da quest'uomo diverso dagli altri, perché capiscono a loro volta che lui le ha capite. Grazie a Kakuro, Reneé e Paloma costruiscono un legame importante, basato sul loro essere due anime tanto sole e tanto affini.
Il motivo per cui inserisco questo romanzo nel post è che oltre ad essere scritto da una donna, sono anche due donne le narratrici della storia, alle quali mentre lo leggevo mi sono tanto affezionata: in entrambe trovavo un piccolo pezzetto di me, e in entrambe ho trovato dei personaggi da ammirare, divenute un mattoncino importante del mio palazzo fatto di libri.

7. Se dovessi invece scegliere un libro che riassume al meglio il periodo dei 18, 19 anni sceglierei senza dubbio l'unico - meraviglioso - romanzo che ci ha regalato Sylvia Plath, ovvero La campana di vetro. La mia sintonia con la protagonista, che poi sarebbe una maschera dell'autrice, è stata totale, ho amato ogni singola parola di questo libro, che analizza alla perfezione e non senza la vena poetica della Plath l'inquietudine che può provare una giovane donna chiamata a scegliere del proprio futuro e di quanto questo sia difficile quando ci si sente come se, potenzialmente, si potesse diventare qualunque cosa. Ad un certo punto la protagonista arriva a sentirsi come un cavallo da corsa in un mondo senza piste. La mia personalissima interpretazione fu che la campana di vetro è quel tipo di dolore con cui ci si abitua a convivere, quello che ad un certo punto non vuoi più guarire; quel dolore che diventa una malinconia senza la quale non sai nemmeno più riconoscerti, un tipo di malessere che in fondo sai di dover combattere ma nel quale ormai ti culli, e che diventa un qualcosa con cui proteggerti. La campana di vetro, appunto. Se Sylvia Plath avesse scritto altri romanzi senza dubbio li avrei già divorati tutti; purtroppo non sono una grande lettrice di poesia... Ho in wishlist da secoli, però, i suoi Diari, nei quali so che ritroverò la stessa persona de La campana di vetro.

Virginia Woolf


8. Virginia Woolf. E questo è un caso particolare. Perché in realtà io di suo ho letto solamente Le onde finora, ma ho letto - prima - una certa quantità di roba che le gira attorno. Biografie, diari, articoli, analisi dei suoi romanzi e ho sviluppato nei confronti di questa creatura incredibile una sorta di amore platonico. La passione di Virginia è contagiosa, non mi ha mai stupito il fatto che si sia suicidata perché persino sulla carta le sue parole trasmettono tutta la sua frenesia, il sentimento vibrante che lei riusciva ad infondere ad ogni pensiero e ad ogni azione. Doveva esser bello essere così, ma anche fin troppo faticoso. Quel che mi porta ad inserirla nel post è la profonda stima che nutro verso non solo una delle più grandi scrittrici del Novecento ma anche una delle più fini critiche letterarie, nonché una donna colta e affascinante come poche.




9. Il mio più grande amore di carta degli ultimi anni è senz'altro lei, Alice Munro. Scoperta l'anno in cui vinse il Nobel con Chi ti credi di essere? mi sono tanto innamorata della sua scrittura da iniziare pian piano a collezionare tutti i suoi libri. La capacità che ha con la sua penna di mettere a nudo l'universo femminile mi ha lasciata ammirata e stupefatta, nelle donne dei suoi racconti vedo tutta la bellezza di noi donne ma anche i tanti difetti che caratterizzano il nostro genere. I libri di Alice Munro sono, per me, una sorta di specchio davanti al quale andare a riflettere e analizzare ciò che vedo. E al di là di questo, si tratta di un'autrice che scrive davvero divinamente.

Alice Munro

10. Nonostante abbia letto un solo suo libro e nonostante sia una scoperta che risale solo al mese scorso non potevo non includerla: Azar Nafisi, la docente universitaria e scrittrice iraniana da sempre innamorata della letteratura inglese. Se avete letto la mia recensione di Leggere Lolita a Teheran sapete bene quanto io sia rimasta folgorata da questa lettura, ma la Nafisi mi ha colpita anche come persona, per il coraggio e la determinazione che ha dimostrato cercando di prendere posizione contro l'ideologia dominante per difendere tutto ciò in cui più credeva, e per l'amore per la cultura e la letteratura di cui si è fatta portavoce.

Azar Nafisi

Dalle mie prime letture a quelle del mese scorso, come potete vedere le donne che attraverso la parola scritta hanno contribuito a fare di me ciò che oggi sono, sono tante. Vengono da luoghi diversi, da epoche diverse; in comune hanno forti personalità, capaci di travalicare ogni tipo di confine per arrivare a parlare con ogni bambina, giovane adulta ed infine donna di oggi. 
Fatemi sapere se avete letto qualcuno di questi libri o di queste autrici, raccontatemi nei commenti delle vostre donne di carta. Spero che oltre alle tradizionali mimose, qualcuno vi regali anche un libro che vi faccia felici.

Buona festa della donna a tutte!





giovedì 3 marzo 2016

Acquisti di Febbraio e...

Eccoci qui, siamo entrati nel mese di Marzo, cosa che si nota anche dalle follie meteorologiche di questi giorni... Ieri scorrazzavo assieme alla mia cucciola sotto un sole estivo, oggi ci siamo prese un bombardamento di grandine (infatti sono appena rientrata e se non mi becco un malanno adesso, non me lo becco più). Un lungo pomeriggio di studio mi attende, ma mi ritaglio questa mezz'oretta per parlarvi degli acquisti libreschi di Febbraio, mese durante il quale ho fatto un unico ottimo affare.

Credo che tutti conosciate Libraccio ed Ibs, le librerie online più utilizzate dai lettori italiani. Sono siti da tenere costantemente sotto controllo, perché spesso saltano fuori offerte davvero imperdibili. Ad esempio, a Febbraio Ibs scontava a oltranza i libri contenuti nell'outlet, una sezione magica dove volumi di ogni genere sono già scontati oltre la metà. Più libri si compravano dall'outlet, più ognuno di questi scendeva di prezzo: il risultato è stato che ho comprato qualcuno di questi romanzi anche ad 1, 50 euro, e ci tengo a sottolineare che si tratta di libri nuovi, ancora incartati.

Tutto è cominciato da un libro che desideravo ormai da tempo. Nel corso del 2015 ho voluto dare una chance ad uno di quei casi letterari di cui sempre diffido, scoprendo invece - e per fortuna - un romanzo che ho amato dalla prima all'ultima pagina. Sto parlando de La morte del padre dell'autore norvegese Karl Ove Knausgard, il quale ha creato un ciclo narrativo di stampo autobiografico, La mia lotta, composto da sei volumi in corso di pubblicazione per Feltrinelli.
La morte del padre spaziava tra il passato ed il presente dell'autore, concentrandosi però maggiormente sull'infanzia e l'adolescenza e nell'analisi del suo complicato rapporto con la figura paterna. Ciò che più ho amato però sono le numerose riflessioni, di varia natura, in cui Knausgard si lascia andare, nelle quali spesso mi sono riconosciuta; altrettanto ho amato le descrizioni di momenti e luoghi della Svezia e della Norvegia, le sue due terre che un po' sono anche mie. Una più che piacevole scoperta, la penna del signor Karl Ove, ed era chiaro che proseguissi la lettura della sua vita. Perciò ecco il secondo volume, Un uomo innamorato.


I volumi successivi, sono tutti libri che in ogni caso erano nella mia wishlist e che ho trovato nell'outlet di Ibs.

Di Stendhal, autore francese di inizio '800, desidero leggere qualcosa dai tempi del liceo. Ovviamente la curiosità è soprattutto per il suo romanzo più celebre, Il rosso e il nero, opera tanto famosa e celebrata da avere - assieme a La certosa di Parma - quasi oscurato le altre opere dello scrittore parigino.
Tra queste, di cui anch'io ignoravo l'esistenza, c'è Armance, primo passo di Stendhal nel mondo della letteratura. Il sottotitolo è Alcune scene di un salotto parigino del 1827. Leggendone la trama mi ha subito affascinata, e mi ha fatto pensare che sarebbe stato interessante leggere queste pagine prima del sicuramente più maturo Rosso e nero. Anche in Armance infatti sembra si parli di un seduttore, un seduttore però sessualmente impotente, non abbastanza coraggioso da rivelare questo segreto per lui imbarazzante. Il romanzo, dice il retro di copertina, racconta di un timido ma avvincente corteggiamento tra nobili frequentatori dei salotti parigini. Atmosfere senz'altro eleganti e raffinate mi attendono tra queste pagine.

Sempre edito da Bur poi ho trovato Daisy Miller, romanzo breve dell'autore americano naturalizzato inglese Henry James, autore di cui ho sempre sentito meraviglie e di cui non ho comunque ancora letto nulla. Sono doppiamente felice di aver trovato questo romanzo dopo aver letto di Daisy Miller tra le pagine di Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, che mi avevano incuriosita tantissimo sulla figura di questa donna, la piccola e innocua Daisy, sottovalutata un po' da tutti coloro che la circondano e per buona parte del libro anche dal lettore.
Ho la sensazione che sia il libro giusto per conoscere Henry James e sono proprio felice di averlo trovato, senza contare il fatto che la copertina è bellissima.

Infine, edito da Garzanti, Robinson Crusoe di Daniel Defoe, autore inglese riconosciuto come uno dei padri del romanzo. Anni fa lessi Moll Flanders e, benché a tratti pesante a causa dei tanti moralismi, fu una lettura intensa, coinvolgente, estremamente appagante; ricordo che quando lo finii mi sentii come se avessi scalato una montagna: era stato faticoso ma, diavolo, che vista! Moll Flanders è una donna di storie, le sue avventure sono tante e tutte diverse, nel mio immaginario era quasi un Jack Sparrow al femminile. Doveva passare del tempo, ma di Daniel Defoe dovevo leggere altro, e perché non il suo romanzo più famoso. Scovato nell'outlet, non avevo proprio motivo di lasciar lì questo Robinson Crusoe, il naufrago più famoso della letteratura.


*

Volevo poi fare un piccolo accenno a quel che sarà il mio mese di lettrice durante Marzo, perché mi dedicherò ad un bel mattonazzo, che ho già iniziato con piacere. Si tratta di un libro che ho acquistato ormai un paio di anni fa durante dei saldi della Mondadori, dopo averlo corteggiato per svariati mesi. La storia contenuta nelle sue 1104 pagine è conosciutissima, ma per fortuna non da me. Ho sentito il desiderio di leggerlo così, senza alcun motivo specifico. Sto parlando di Via col vento dell'autrice americana Margaret Mitchell. Dato il tempo che richiederà scorrere tutte le sue pagine, le recensioni saranno sicuramente meno, ma ho in mente già da tempo una serie di post diversi con cui compensare, senza contare che forse, per spezzare, leggerò qualcuno dei libri brevissimi che ho da parte per periodi come questo. 

che non si dica che leggere sia un'attività per pigroni,
a leggere questo mattone mi farò i muscoli delle braccia!

E con questo, direi che è tutto. Mentre fuori ancora imperversa la tempesta - mettendo a repentaglio i piani di andare al cinema questa sera - mi costringo a riprendere in mano manuali ed evidenziatori. 
A voi auguro invece un bel pomeriggio di tè caldi e letture.

A presto!

lunedì 1 febbraio 2016

Acquisti di Gennaio

Diciamoci la verità: quando incappiamo in un video o un post in cui vengono mostrate le librerie o gli ultimi acquisti libreschi fatti dal lettore in questione, noi bibliofili difficilmente pensiamo no dai, ho di meglio da fare! E' quasi inevitabile che la curiosità prenda il sopravvento, e che sia solo per qualche minuto di piacevole intrattenimento o per prendere appunti che andranno ad allungare le nostre già chilometriche liste dei desideri, ci soffermiamo sempre quando abbiamo la malasorte d'incappare in contenuti di questo tipo – o sbaglio? (ditemi che non son solo io!) E visto quanto piace a me sbirciare tra i nuovi volumi degli altri, ho pensato che quando ne varrà la pena dedicherò anch'io un post ai nuovi libri che si sono fatti spazio – a fatica – tra gli scaffali della mia libreria.

Gennaio, devo dire, è stato un mese ricco di acquisti interessanti, e tutti frutto di ottimi affari. Nessuno comprato a prezzo pieno e soprattutto – e questo è un miracolo – nessuno dovuto all'ispirazione del momento, al colpo di testa che improvvisamente ti dice di comprare quel preciso romanzo appena uscito piuttosto che uno dei tanti su cui mediti da tempo; insomma, mi sono comportata da lettrice brava e seria e posso finalmente spuntare qualche voce che nella lista dei desideri ormai ci aveva messo le radici.

I primi acquisti del mese li ho fatti ad un mercatino in una piazza della capitale. Io ero lì in qualità di venditrice, in teoria, ma anche se mi ci trovo in queste vesti non esiste che io lasci un mercatino dell'usato senza portarmi via almeno un paio di volumetti. Anche perché nell'arco della giornata capitano quei tempi morti in cui cosa fare se non sedersi un po' a leggere?
In quell'occasione, li vedete qui di fianco, mi sono portata a casa La paga del sabato di Beppe Fenoglio di cui vi ho anche già parlato, ed i Racconti di Natale di Charles Dickens. Quello di Fenoglio porta i segni del tempo, tra pagine ingiallite, dorso rovinatissimo e un odore che non sa esattamente di nuovo; quello di Dickens invece è come nuovo, e mi sembra che pesi troppo rispetto alle normali edizioni Classici Mondadori – sarà fatto con un diverso tipo di carta? Comunque sia, ormai volevo leggere qualcosa di Fenoglio da circa quattro anni e di Dickens raccolgo a prescindere qualunque cosa trovo. Cinque euro per entrambi: dovevo lasciarli lì? Direi proprio di no.

Dopo di che, lo sapete tutti, una terribile piaga si è abbattuta sui portafogli di lettori e bibliofili di tutta Italia: gli sconti sugli Adelphi e sull'Universale Economica Feltrinelli. Si contano sulle dita di una mano i pochi coraggiosi che ancora non hanno ceduto. Io, ahimè, non ho resistito a lungo, anche se a mia discolpa posso dire che è stata mia sorella ad attirarmi in libreria proprio in questo periodo.

Risultato dell'incursione sono questi veri e propri gioielli. Innanzi tutto, Il buio oltre la siepe di Harper Lee, un libro che è uno di quelli che in cuor mio ho sempre saputo con certezza assoluta che prima o poi avrei letto, ed è una cosa talmente ovvia che in realtà quel momento non arriva mai. Alla veneranda età di ventiquattro anni ho deciso che fosse proprio il caso di farlo arrivare, 'sto momento. E' già in lettura e dopo cinquanta pagine ho già capito che diventerà uno dei libri della vita. Poi, tra gli Adelphi (di cui comprerei volentieri in blocco l'intero catalogo, se fosse possibile) ho preso L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks e Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi. Il saggio di Sacks desidero leggerlo da eoni: l'interesse per la psicologia umana l'ho sempre avuto, e da quando sono entrata in terapia da paziente la mia curiosità verso questi rami della conoscenza è solo aumentata. Se non fossi stata una schiappa totale nelle materie scientifiche mi sarebbe senz'altro piaciuto studiare psichiatria. Insomma, in realtà non so cosa sia davvero contenuto in questo libro, ma di Sacks mi è stato parlato come di un neurologo totalmente devoto e appassionato al proprio lavoro, che nei suoi libri riesce ad infondere tanto la propria passione quanto una serie di conoscenze accessibili anche ai non addetti ai lavori. E dunque finalmente ce l'ho a portata di mano, e non vedo l'ora di tuffarmici dentro. Del libro della Nafisi, invece, negli ultimi tempi ho letto e sentito meraviglie, e così mi è venuta voglia di leggerlo. Anche di questo, so poco e niente e sono felice così: meno cose sai del libro che ti appresti a leggere e più la sua magia è libera di funzionare.

Ed infine, poteva mai mancare un ordine su Libraccio? Per quanto ami entrare fisicamente in una libreria purtroppo è tramite questo sito che faccio la maggior parte dei miei acquisti, ormai, e questo per la semplicissima ragione che mi consente di trovare, spesso e volentieri, i libri che desidero a metà prezzo (senza contare le occasioni in cui scovo libri che praticamente ti stanno tirando dietro) e che arrivano a destinazione sempre in ottime condizioni, spesso praticamente nuovi.

Stavolta, per meno di venti euro mi sono portata a casa: il Tito Andronico di Shakespeare che ho già letto e di cui vi ho parlato nell'ultimo post; Il circolo Pickwick di Charles Dickens edizione Adelphi – so che molti trovano Dickens noioso o pesante ma, che devo dirvi, non è così per me. Le sue storie, anzi, sanno condurmi fin dalla prima pagina lontano da dove mi trovo e da tutto quel che sto facendo, e più il romanzo è ciccione più io me lo godo. Da amante della letteratura inglese non posso non adorare le ambientazioni dei suoi libri e Dickens per me è un vero maestro dell'arte di narrar storie. Nonostante la sua fosse all'epoca considerata semplice letteratura d'intrattenimento, il modo che ha d'incantare il lettore con le proprie parole è unico ed irripetibile. Tanti altri scrittori scrivono meglio di lui, e tanti altri hanno partorito opere con contenuti più interessanti. Ma nessun autore riesce a farmi fantasticare e viaggiare completamente con la testa come lui.
Tempo fa vi ho parlato di Doppio sogno di Arthur Schnitzler e di quanto mi fosse piaciuto: talmente tanto che sono subito andata a cercare qualcos'altro di suo da accaparrarmi, ed ho trovato questo libricino davvero minuscolo, edito da Sellerio, intitolato Geronimo il cieco e suo fratello. Era tra le occasioni, a meno di tre euro, e non ho esitato a metterlo nel carrello.
Infine, ed è questo l'acquisto di cui sono più felice, Gita al faro di Virginia Woolf: quando ho visto la nuova edizione Einaudi a metà prezzo non potevo credere ai miei occhi. Desideravo proprio questa edizione sia perché, assieme all'Adelphi, sull'altarino degli editori sacri c'è l'Einaudi, e poi per manie di collezionismo, perché in questa stessa edizione possiedo già Le onde (romanzo che ho amato ma che devo assolutamente rileggere). Di tutti questi solo Il circolo Pickwick porta su di sé qualche segno del tempo, gli altri volumi son tutti come nuovi.

E quindi, il bottino di Gennaio è stato più che soddisfacente sotto ogni punto di vista.
Fatemi sapere se avete già letto qualcuno dei libri che vi ho mostrato, se vi è piaciuto o meno e quali sono stati i vostri migliori affari di questo primo mese del 2016!

Anna Karénina, Lev Tolstòj

Anna Karénina , Lev Tolstòj, Russia 1875-77 – ma anche qualsiasi altro luogo e tempo dacché esistono l’uomo e la donna. Il commento al rom...