Parlare di un'opera che ci è piaciuta veramente, ma veramente tanto può essere semplice come bere un bicchiere d'acqua, o una questione incredibilmente problematica; nel primo caso, l'entusiasmo e la voglia di esprimere tale entusiasmo ci guidano, e noi ci lasciamo trainare, liberi e felici, come bambini che vedono una spiaggia per la prima volta. Nel secondo caso, radunare le idee - no, aspetta, siamo onesti: trovare il coraggio di parlare dell'opera in questione richiede un lavorio interiore che dura giorni e giorni, durante i quali si pensa a quante cose avremmo da dire, se trovassimo il coraggio, perdendoci in un labirinto di paranoie capace di farci cambiare idea ogni due per tre: dai sì, ci provo. No vabbè ma alla fine che importa, basta che lo so io. Però cavolo varrebbe proprio la pena scriverne... eh, ma che fai, scrivi pubblicamente proprio tutta la verità? No, dai, meglio lasciar perdere; se no si potrebbe tentare parlandone in maniera oggettiva, senza entrare nel personale... sì, ma così poi non ha senso, non avrò modo di spiegare nel dettaglio perché ho amato così tanto questa storia. Oh senti, basta, lo faccio. Ecco, tipo così, per giorni che diventano settimane. Anche se, onestamente, non credo di essermi mai arrovellata tanto il cervello come in questo caso.
La mia prima volta - My Lesbian Experience with Loneliness di Kabi Nagata è un volume unico, edito in Italia da J-pop (in un'edizione bicromatica davvero bella), che mi ha... no, fermi, non ce l'ho un aggettivo. Questo fumetto mi incuriosiva tantissimo da ormai un po' di anni, quando lo vedevo girare sul web nell'edizione inglese; immaginate un po' la mia gioia - condivisa da moltissimi altri, per fortuna - quando l'ho visto arrivare nelle nostre fumetterie. Nonostante questo, non sapevo di cosa parlasse, perché una cosa che amo è addentrarmi in un'opera sapendone poco o nulla, per godermi tutto il piacere della scoperta e della sorpresa. E, amici, che sorpresa stavolta! La storia non è affatto incentrata sul sesso o sull'orientamento sessuale della protagonista come potrebbe suggerire il titolo: il sesso c'entra perché la sessualità, che si faccia sesso o meno, fa parte di ogni singolo essere umano e consapevolmente o meno ne siamo tutti condizionati nella nostra vita quotidiana. E siccome questo è un fumetto che parla molto di disturbi psicologici, della fatica di trovare un proprio equilibrio, di voler mollare tutto ma non riuscire allo stesso tempo a smettere di combattere per capire chi si è veramente e che cosa si vuole per la propria esistenza... ecco, in tutto questo anche la sessualità è una componente importante.
Questa è una storia autobiografica, la protagonista perciò è la stessa mangaka, Kabi Nagata, che con un coraggio che non smetterò mai di invidiare, con una sincerità disarmante racconta i suoi anni più oscuri e desolati, che vanno dalla fine del liceo ai ventisette anni, momento in cui inizia finalmente a scrivere questo manga che sarà la chiave di svolta per prendere in mano la sua vita. Uscita dal liceo, infatti, dove era una studentessa come molte altre - brava a scuola, con le sue passioni e tante amiche - non è più riuscita a trovare un luogo cui appartenere, come lo definisce l'autrice. Si iscrive all'università come fanno tutti gli altri, ma dopo appena sei mesi lascia perdere perché si accorge che non è il posto che fa per lei; così, com'è giusto che sia, trova un lavoro part-time che inizialmente la soddisfa, illudendosi di essere parte di qualcosa avendo un luogo dove recarsi tutti i giorni ed interagendo con i colleghi, ma quando lei non riesce ad essere puntuale, efficiente e produttiva va incontro alle ovvie conseguenze, ossia richiami ed infine il licenziamento. I motivi per cui lei non riesce a tenersi il lavoro non sono stupidaggini: il disagio che lei prova e che non elabora a parole trova altre strade per venir fuori da quella testa compressa, assumendo la forma di gravi patologie psicologiche. Nello specifico, la protagonista cade nel vortice dei disturbi alimentari, passando dall'anoressia alle abbuffate compulsive, e mettendoci nel mezzo l'autolesionismo giusto per non farsi mancare niente. E quando, da sola e con immenso impegno, metterà una pezza su questi disastri esistenziali, il dolore non estirpato troverà ancora un altro modo per farsi vedere: la tricotillomania, che non è uno scioglilingua né una supercazzola né tanto meno un incantesimo; è un altro disturbo nervoso, di tipo ossessivo-compulsivo, che porta chi ne soffre a sentire il bisogno di strapparsi i capelli. Da questo, la protagonista/autrice ricaverà una bella chiazza calva sulla testa che sarà un ulteriore fonte di imbarazzo e vergogna.
Se ora state immaginando un dramma, pieno di lacrime e tragedie, non potreste sbagliarvi di più. L'autrice ha saputo raccontare la propria sofferenza con una calma, una sobrietà ed una razionalità che non hanno eguali: pane al pane, vino al vino. Non ha cercato di abbellirsi in alcun modo, né ha calcato la mano su quei tanti tratti in cui molti altri sarebbero scivolati nell'esasperazione dei toni o, ancor peggio, nell'autocommiserazione. Kabi Nagata non fa niente di tutto questo, non fa altro che raccontare il suo vissuto ed analizzarlo con una lucidità che fa capire quanta realtà ci sia dentro queste pagine, perché chi non ha visitato davvero certi luoghi non li può descrivere in questo modo.
I disturbi psicologici non sono neanche il fulcro dell'opera, pensate un po'. Si parla di talmente tante cose qui dentro che è difficile spiegarvele tutte. La Nagata analizza il suo rapporto coi genitori, e lo spiega da una parte con la consapevolezza di una che l'ha compreso e risolto, ma al tempo stesso con tutte le difficoltà della se stessa che ancora ci stava incagliata dentro. Parla di solitudine, perché lei non aveva uno straccio di amico né tanto meno - figuriamoci - aveva mai avuto una relazione sentimentale. Parla del bisogno di ricevere un abbraccio vero da un altro essere umano. Parla di come il sesso possa talvolta costituire un taboo e di quanto sia importante rompere questo taboo ed imparare a riconoscersi anche come una persona sessuata e con dei bisogni sessuali fino a quel momento repressi. Parla, in poche parole, del lungo, lento, faticoso percorso che la protagonista/autrice ha dovuto compiere non per trovare la sua strada, ma soltanto per arrivare al passo ancora prima di questo: capire da che parte iniziare per cercarla, quella strada.
Questo manga, che ho divorato in un giorno solo ed al quale a distanza di settimane non ho ancora smesso di pensare, credo sia diventato il mio preferito di sempre. Mi piace il tratto semplice e schietto dell'autrice, e la bicromia bianco/varie sfumature di rosa funziona alla grande. Ho già espresso la mia totale ammirazione per il coraggio e la sincerità, proprio senza veli, con cui ha raccontato questi aspetti così difficili di se stessa, perché ci sono dentro anche elementi di cui non vi ho parlato e che sono certa molte altre persone si sarebbero vergognate di raccontare anche all'amico più fidato. Invece lei le ha prese e buttate in questo manga, forse perché in fondo aveva capito di non essere l'unica ad aver avuto certi pensieri, o provato certi sentimenti, ed ha pensato di restituire quel favore che altri le avevano già fatto: raccontarsi, nella speranza che quell'atto pruriginoso sarebbe potuto essere utile per coloro che avrebbero letto.
E lo è stato, cara Kabi Nagata, lo è stato eccome. Lei aveva appunto ventisette anni, quando ha radunato forze ed esperienze per mettere al mondo questo manga, l'età che ho io ora che ne scrivo. Siamo la generazione dei più o meno quasi all'incirca trentenni, e da questa generazione stanno fioccando opere che raccontano questo profondo disagio esistenziale, questa lotta estenuante per trovare un proprio posto, o qualcosa che ci faccia sentire definiti. Siamo liquidi, e vorremmo diventare solidi come le altre persone che sembrano funzionare, che si ammaccano ed ogni tanto si rompono, ma per lo meno hanno una forma e non si disperdono così disordinatamente, a macchia d'olio, sprecando ogni goccia di potenziale e facendo sempre più fatica a ricomporsi.
My Lesbian Experience with Loneliness è uno dei fiori all'occhiello di quella che per me ormai è una nuova corrente letteraria/fumettistica, lo è per la sua completezza, per la sua profondità, per la sua enorme capacità di comunicare col lettore. L'ho amata perché io ho vissuto o vivo tutt'ora davvero un'ottima percentuale delle cose narrate dalla Nagata (ed ecco svelata la mia nota dolente), ma l'ho amata anche perché ho capito subito che è un'opera che potrebbe essere più facilmente compresa anche da una persona che non ha mai vissuto niente di tutto questo, e che fatica a capire cosa possa esserci che non va in una persona che in fin dei conti sembra solo pigra e svogliata e depressa senza motivo. Ha fatto uno schemino strepitoso sul meccanismo mentale che porta un autolesionista a farsi del male fisico, più di così non si poteva fare (-> tono sarcastico rivolto ai chiusi di mente, agli scettici, ai superficiali, a quelli che davanti a certi problemi sanno dire solo "è matto/a" oppure "dai, non farlo più!" di cui ahimè è ancora pieno il mondo).
Vi ho detto tutto, eppure vi ho detto troppo poco. Questo manga merita moltissimo, a maggior ragione se vi sentite in stallo, se c'è una parte di voi che vive in gabbia dimenandosi nel tentativo di liberarsi, se state cercando di spiccare il volo ma non riuscite a fare altro che ridicoli saltelli. Mi sono rivista talmente tanto nella protagonista, che come una bambina sciocca ho iniziato ad aggrapparmi a lei pregandola tra me e me di offrirmi una soluzione. Ad ogni pagina che voltavo, speravo con tutta me stessa che la conclusione della sua vicenda personale mi offrisse una chiave per risolvere anche la mia. Com'è ovvio in una storia autobiografica, il finale non è altro che l'inizio di una nuova storia, eppure qualcosa di importante l'ho visto comunque. E se l'ho visto io, potrebbero trovarlo anche molti altri lettori e lettrici che si sentono come me. Ma questo manga non va letto soltanto se si sente la possibilità di immedesimarsi, anzi, lo dovrebbero leggere anche le persone solide per capire un po' come ci si sente tutti i santi giorni ad essere persone liquide.
Leggere La mia prima volta - lo ammetto - mi ha fatta sentire meno sola.
E di conseguenza, meno in colpa per l'infinità di cose di cui invece mi incolpo.
Colmare vuoti e alleggerire di qualche peso, anche se soltanto per un po', è una delle cose più belle che la lettura possa fare.
Grazie, Kabi.
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venerdì 8 febbraio 2019
mercoledì 30 agosto 2017
Manga | Letture di Agosto
E' arrivato il momento - ormai da me attesissimo - di parlarvi dei manga letti nell'arco del mese! Durante questo Agosto ne ho letti di meno perché mi sono concentrata di più sui libri, e poi non sono ancora passata a fare il pieno in fumetteria. Infatti sono indietro, sia come acquisti che come letture, con le serie che seguo, ma poco male perché tanto quando poi mi ci metto divoro anche un volume al giorno! Bando alle ciance, che il post sarà comunque bello lungo, e vai con la carrellata!
Il mese scorso vi ho ampiamente parlato di Bugie d'Aprile, di cui ho proseguito la lettura col quarto volume, che devo dire di aver trovato particolarmente emozionante.
Il protagonista, Kosei Arima, dopo esser tornato sul palco per la prima volta facendo da accompagnatore a Kaori, viene iscritto da quest'ultima al prestigioso concorso Maiho, indetto all'interno della scuola dove Kosei ha studiato sin da piccolo, e lui - nonostante le sue paure e titubanze - non può far altro che mettersi sotto e prepararsi al meglio. Quando il giorno del concorso mette piede nella scuola, tra i tanti partecipanti al concorso ci sono due ragazzi che, più di tutti gli altri, lo stanno aspettando. Kosei, infatti, è famosissimo non soltanto tra gli insegnanti, che lo ricordano come un bambino prodigio, una macchina da concorsi, ma anche tra i suoi coetanei musicisti. Per due di loro, l'incontro con Kosei è stato decisivo per la loro vita e la loro carriera, nonostante lui non ne abbia la più pallida idea e neanche sappia chi siano, perché da bambino percorreva i corridoi della scuola a testa china, schivando i tanti, troppi commenti che si facevano alle sue spalle riguardo l'eccessiva severità di sua madre.
Emi e Takeshi, entrambi pianisti, sono i migliori allievi della scuola, e quando erano bambini monopolizzavano il podio assieme a Kosei: lui sempre al primo posto, loro due che si spartivano il secondo ed il terzo; per entrambi, e per motivi simili ma diversi, il momento in cui Kosei si era ritirato era stato un duro colpo, poiché veniva a mancare l'elemento con cui confrontarsi, il migliore tra i migliori che era di stimolo per andare avanti, per esercitarsi e studiare tanto. L'autore ci regala bellissimi flashback di quando questi due ragazzi erano bambini, e sia Takeshi che Emi erano rimasti folgorati da Kosei che suonava, decidendo a loro volta di diventare pianisti. Per Takeshi poi Kosei era rimasto l'obiettivo da raggiungere, nessun titolo e nessun premio per lui valevano tanto quanto competere con Kosei e, magari, batterlo e proprio nella speranza che Kosei tornasse Takeshi aveva rifiutato l'offerta di partecipare ad un'importante concorso in Germania (e dal momento che suonare in Europa sembri essere l'obiettivo principale tra questi artisti, il rifiuto di Takeshi è davvero una grande rinuncia). Dal canto suo Emi - un personaggio affascinante che mi è piaciuto moltissimo - nel momento in cui Kosei non si era più fatto vedere, aveva preso un andamento altalenante nelle sue performance: poteva sfiorare la perfezione, così come essere un disastro la volta successiva. La sua maestra la definisce lunatica e troppo in preda alle proprie emozioni, visto che una minima cosa che la infastidisce può rovinare la sua esecuzione. A tal proposito, è stato interessante poter vedere anche i due maestri dei ragazzi, che sono in competizione tra loro non meno degli allievi stessi (anzi, probabilmente di più, dato che il loro prestigio dipende dalla bravura dei loro studenti).
Nel corso del volume vediamo anche molti flashback dell'infanzia di Kosei, del suo difficile rapporto con la madre e della severità (anche un po' di cattiveria, se vogliamo dirla tutta) con cui lei lo educava all'autodisciplina ed alla perfezione nello studio della musica. Davvero bello questo quarto numero, di cui più di tutto mi restano impressi Emi e Takeshi ed il modo in cui hanno sempre silenziosamente ammirato Kosei, con tenacia e fiducia che un giorno sarebbe tornato al suo posto al pianoforte.
Che sono diventata una lettrice di manga da praticamente un minuto e mezzo, lo sottolineo ogni volta che mi accingo a scrivere un post a tema; stavolta però era il caso di ribadirlo per far presente che, messo piede in questo mondo, l'elenco di titoli che vorrei recuperare è veramente imbarazzante. Non bastano le opere in corso o più recenti, ad attirare una novellina come me, ma dal passato bussano anche centinaia e centinaia di storie dall'aria così invitante che sembra veramente un peccato mortale non averle ancora conosciute. Purtroppo appena mi appassiono a qualcosa dentro mi scatta una fame di conoscenza che, se da una parte è molto bella e stimolante, dall'altra mi rende una persona ai limiti della pazzia. Per fortuna, incontro ai bisogni delle persone come me - o di chi, semplicemente, in passato non ha potuto acquistare fumetti - di tanto in tanto arrivano le sacrosante ristampe, come nel caso di Le situazioni di lui & lei, classico shojo dell'ormai lontano 1996, prima opera lunga di Masami Tsuda (la storia si articola infatti in ventuno volumi), precedentemente portata in Italia dalla Dynit; la nuova edizione è a cura della Planet shojo, con uscite mensili al prezzo di 4,90 euro. Titolo famosissimo tra gli amanti del genere e non solo, anche grazie all'omonimo anime che ne fu tratto nel 1998. Non avendo mai visto neanche quest'ultimo, approcciandomi al fumetto posso godere del tutto del piacere della scoperta.
La protagonista è Yukino Miyazawa, una ragazza alquanto particolare che investe tutte le proprie energie per apparire perfetta nel mondo esterno, specialmente tra le mura ed i corridoi della scuola. Bella, elegante, posata, studiosa, intelligente: le qualità di Yukino sembrano infinite e chiunque la incontri o la conosca non può far a meno di ammirarla e stupirsi di quanto sia eccezionale; peccato che, appena varcata la soglia di casa, Yukino subisca una brusca trasformazione: gli occhiali prendono il posto delle lenti a contatto, i capelli vengono incastrati tra fasce ed elastici, tutta la sua figura femminile scompare dentro il tutone della nonna; ma il cambiamento non è soltanto estetico, anzi. Persino i suoi familiari - la mamma, il papà e le due sorelline - sono spaventati dalla doppia faccia di Yukino, che pare abbia iniziato ad impegnarsi così a fondo per apparire perfetta agli occhi della società sin da quando frequentava l'asilo. Yukino ammette senza pudore di essere la persona più vanitosa dell'universo, la sua linfa vitale sono i complimenti e gli elogi delle persone che la circondano e pur di riceverli è disposta a sudare le fatidiche sette camicie. Studia come un'ossessa per essere la prima della classe, si dà ad allenamenti fisici clandestini per andar bene anche in educazione fisica ed avere una bella forma fisica, si lascia tanto andare in casa per quanto riguarda il suo aspetto ed il suo atteggiamento proprio per avere poi le energie necessarie ad essere bellissima ed educatissima appena esce nel vasto mondo.
Il suo strano equilibrio, che aveva funzionato perfettamente fino ad allora, viene intaccato al primo anno delle superiori, quando Yukino incontra Soichiro Arima, un ragazzo che sembra la sua esatta copia maschile: è bello, intelligente, studente modello, bravo in tutto ciò che fa, venerato da tutti i coetanei e stimato dagli insegnanti. Yukino inizia allora ad impegnarsi non tanto per portare avanti la sua farsa, quanto per battere Arima che - nelle sue fantasie - è in competizione con lei.
In questo primo volume son contenuti tre capitoli, e già solo in questi succedono moltissime cose ed il rapporto tra i due protagonisti subisce piuttosto rapidamente più di un'evoluzione. Tale rapidità negli eventi non mi ha dato fastidio, come a primo impatto stavo temendo, perché il modo di narrare di Masami Tsuda è molto frizzante ed ironico, senza comunque tralasciare dei momenti più profondi e riflessivi. Il tema dell'essere se stessi è infatti quello centrale, un tema che ritengo sia davvero scottante in età adolescenziale, quando in un modo o nell'altro ci si vuole sentire integrati, parte di qualcosa, e pur di riuscirci si è disposti talvolta a soffocare il proprio vero io - che comunque, da adolescenti, si sta ancora cercando di capire quale sia, 'sto "vero io". La cosa più interessante poi è che i due protagonisti portano delle maschere in pubblico per ragioni completamente diverse: se Yukino finge per pura vanità ed è consapevole di essere ben altra persona rispetto a quella che fa vedere, Arima scopre di essere altro da ciò che lui stesso aveva sempre creduto soltanto nel momento in cui inizia ad interagire con Yukino e le sue motivazioni per cercare di essere il ragazzo perfetto sono di maggior spessore rispetto a quelle di Yukino. Comunque sia, il loro incontro è fondamentale per entrambi, perché rispecchiandosi l'uno nell'altra comprendono i propri errori e l'inutilità di perseguire un ideale a scapito della propria reale personalità. Dato l'andamento di questo primo volume, sono a questo punto molto curiosa di scoprire lo sviluppo non soltanto della storia, ma soprattutto della crescita dei protagonisti, che sono sicura avverrà volume dopo volume.
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| Versione casalinga di Yukino |
Complessivamente, il modo di disegnare e di narrare di Masami Tsuda mi suscita moltissima simpatia e spero che Le situazioni di lui & lei proceda su questo stesso tono.
Alla fine dei tre capitoli troviamo un racconto autoconclusivo (di cui purtroppo non trovo alcuna immagine da mostrarvi) anche piuttosto lungo, intitolato La tigre e il camaleonte - Una promessa di una settimana che mi è piaciuto davvero moltissimo. La storia parla di una liceale, Koharu, che ha subito un piccolo grande trauma: tempo addietro il ragazzo che le piaceva le aveva detto senza mezzi termini che era brutta e non era stato neanche l'ultimo a fare commenti poco carini sul suo aspetto; Koharu allora, che è anche molto timida, insicura ed introversa, aveva preso a nascondersi dietro i suoi occhiali ed i suoi capelli, cercando di mostrare il meno possibile il suo volto al prossimo. Il nuovo anno scolastico le porta come compagno di banco Sakajo, un tipo grande e grosso che a detta degli altri è un teppista. Koharu, figuriamoci, è intimorita al massimo da uno come lui e non ha il coraggio di guardarlo né di parlargli. Un pomeriggio però, mentre torna dalla biblioteca, correndo per sbrigarsi perché si trovava in un corridoio buio un po' losco, Koharu va a sbattere proprio contro Sakajo: nello scontro gli occhiali di Koharu cadono a terra e Sakajo, che si preoccupa subito di raccoglierli, finisce invece col calpestarli nel buio e mandarli in frantumi. Desolato, la accompagna a vedere se potevano essere aggiustati, ma purtroppo le viene detto che ci vorrà una settimana prima che siano pronti. Koharu ha il morale a terra perché senza occhiali non vede nulla ed anche perché sono un po' il suo scudo protettivo, e Sakajo si sente responsabile dell'accaduto e vuole a tutti i costi rimediare. Infine gli viene un'idea: per quella settimana lui sarebbe stato gli occhi di lei! Così, suo malgrado, Koharu si ritrova a passare molto tempo con Sakajo, che la viene a prendere ogni mattina, la scorta per i corridoi della scuola, prende gli appunti per lei e la riporta a casa: insomma si prende cura di lei come un vero gentiluomo ma Koharu, troppo infognata nelle sue paranoie, all'inizio non se ne rende conto e continua ad avere timore di lui e di ciò che possa pensare di lei. Quando infine riesce ad aprirsi ed a parlargli veramente, Koharu si rende conto di aver fatto lei per prima l'errore che odiava tanto quando gli altri lo commettevano con lei, ovvero aveva giudicato le apparenze. Perché Sakajo, essendo cresciuto con sua nonna, è veramente un galantuomo d'altri tempi, educato e rispettoso e leale, che non esita a difendere Koharu anche davanti agli altri.
La tigre e il camaleonte è una storia che ho letto con grandissimo piacere e coinvolgimento, una storia dolcissima dal finale aperto, che getta però il seme per immaginare che tra Koharu e Sakajo possa nascere anche qualcosa di più della bellissima amicizia che tra loro si è già instaurata. Se anche non vi interessano Le situazioni di lui & lei, vi consiglio vivamente di recuperare in qualche modo La tigre e il camaleonte.
Mi trovi un po' strano, eh?
A forza di sentirmelo ripetere, ci sono arrivato!
Forse è perché ho sempre vissuto da solo con mia nonna. Ma io sono felice.
Vivendo con una maestra di vita, si impara molto.
Diceva che le persone prive di spessore cercano sempre di ficcare il naso
nei fatti degli altri. E che le persone che si fanno influenzare
dalle opinioni altrui non fanno che lamentarsi.
Piuttosto che dare ascolto a cosa dicono gli altri,
si dovrebbe trovare da soli le risposte,
hanno molto più valore.
E per questo mese, dal fronte manga era tutto! In realtà ho cominciato anche il primo volume di Dungeon Food ma di questo - e già non vedo l'ora! - ne parleremo il prossimo mese...
domenica 30 luglio 2017
Manga | Letture di Luglio
Buona domenica a tutti, lettori e lettrici!
Oggi me ne esco con una tipologia "sperimentale" di post, per la serie vediamo come me la cavo a scriverli, se a voi possono interessare, se insomma hanno un senso; ora che ho iniziato a parlarvi anche di manga non credo che potrò più smettere e, purtroppo per voi, non mi basta commentare un primo numero o aspettare di aver finito una serie per recensirla come si deve... tutti i sentimenti provati nel mezzo dove li lascio, scusate? Dopotutto ho un blog dove riversarli, perché quindi non approfittarne! Mi spiace se le vittime dei miei sproloqui siete sempre e soltanto voi, ma tant'è, questa è la sorte che vi è toccata. E quindi niente, son qui per provare a fare una carrellata delle letture manga affrontate durante il mese (proverò con tutta me stessa a non tirar fuori un papirone che non conosce la parola fine) e potete leggere senza timore perché non farò mai spoiler o, se proprio devo, lo segnalerò prontamente. Cominciamo subito!
Tra giugno e luglio ho recuperato tutti i numeri usciti finora di Bugie d'Aprile, terza opera di Naoshi Arakawa ma la prima che vediamo pubblicata in Italia. I numeri escono mensilmente (ad agosto arriva il sesto), editi da Star Comics al prezzo di 4,90 euro, presentano una sovraccoperta con copertine sempre allegre e colorate che mi piacciono molto. Si tratta di uno shonen (opera indirizzata principalmente ad un pubblico maschile, o con un ragazzo come protagonista) tutto incentrato sulla musica.
Il protagonista è Kousei Arima, un quattordicenne con alle spalle un passato da bambino prodigio del pianoforte. Il suo talento però non era qualcosa di innato e naturale, quanto piuttosto costruito giorno per giorno con costanza, rigidità, severità dalla madre - una ex pianista costretta a rinunciare ai suoi sogni da una malattia, che l'ha condotta alla morte. In seguito alla scomparsa della madre, un giorno Kousei nel bel mezzo di un'esecuzione al pianoforte - per di più durante un importante concorso della sua scuola - smette all'improvviso di suonare, lasciando esterrefatto il pubblico che non sa spiegarsi cosa stia accadendo; né d'altronde può capirlo lo stesso Kousei, il quale da un momento all'altro non riesce più a sentire i suoni del pianoforte, quello strumento sul quale è cresciuto, sul quale ha versato tante lacrime, sul quale fin da bambino era stato basato il senso di tutto. Da quel giorno Kousei aveva smesso di suonare, tornando al pianoforte solo per qualche lavoretto di poco conto; la sua vita era diventata quella di un ragazzo qualunque e lui la prendeva per quel che era, come se andasse bene così. Chi però lo conosce da sempre sa che così non va bene per niente: è il caso di Tsubaki - vicina di casa, compagna di scuola, migliore amica - che assieme a lui ci è cresciuta e sin da quand'erano piccoli ha sempre cercato di spronarlo a buttarsi anche in cose che all'inizio possono fare paura. Certo, i suoi modi possono essere discutibili (come spingerlo giù da un ponte quando erano bambini perché Kousei aveva paura di tuffarsi, lol) ma le sue ragioni ed i suoi intenti sono dei migliori. Tsubaki è vivace, scatenata, un po' maschiaccio, però è anche molto matura, un'osservatrice attenta ed ha capito meglio di chiunque altro i sentimenti di Kousei: Tsubaki infatti non vuole che lui riprenda a suonare a tutti i costi, pretende però che se dice di aver chiuso con la musica che ne sia pienamente convinto. Perché il problema di Kousei è proprio l'esser rimasto bloccato in un limbo, senza la musica ma in qualche modo ancora dentro la musica. E' come un guscio vuoto, che si culla in una serenità apatica. Tsubaki gli rinfaccia di avere gli occhi vuoti: abbiamo quattordici anni, i nostri occhi dovrebbero emanare dei bagliori! gli dice con enfasi.
Per ora ho letto i primi tre numeri e Tsubaki è stata sin dal primo momento il mio personaggio preferito. Non soltanto perché è un po' matta (vi ho già detto che da piccola ha buttato Kousei giù da un ponte?), ma perché è una tosta dalle spalle larghe, che parla poco di sentimenti - piuttosto li sfoga tutti nel baseball, sport in cui eccelle - ma ne prova a bizzeffe; Tsubaki c'è sempre stata con e per Kousei, si prendono cura l'uno dell'altra come un fratello e sorella però chissà che, ora che si affacciano alle porte dell'adolescenza, il loro rapporto possa in qualche modo cambiare.
Un altro che è cresciuto assieme a loro è Watari, un biondino asso della squadra di calcio che riscuote un notevole successo con le ragazze, interesse che lui ricambia abbondantemente. Ha un carattere molto diverso da Kousei, così timido e pacato e che non azzarderebbe mai un gesto avventato, e proprio per questo sa essere per lui un buon amico. All'inizio Watari potrebbe sembrare un personaggio poco interessante, invece gli ho già visto dare ottimi consigli e prodigarsi per aiutare i propri amici. Tra l'altro è grazie al suo fascino se entra in gioco il personaggio chiave della vicenda, ovvero Kaori - la bionda che vedete nelle copertine - una coetanea molto carina e, soprattutto, una talentuosissima violinista. Un talento, il suo, a differenza di quello di Kousei, molto istintivo, spontaneo, quasi selvaggio; Kaori ha studiato e continua a studiare - peraltro nella stessa scuola che ha visto la parabola di Kousei - però è un'artista che non ha paura di uscire dagli schemi imposti da uno spartito né di lasciar uscire tutta la propria energia durante un'esibizione, facendo talvolta inorridire gli accademici ma lasciando sempre senza fiato il pubblico. Per fortuna o disgrazia di Kousei, Kaori decide di volere proprio lui come accompagnatore durante un concorso scolastico e non sente ragioni né accetta un no come risposta; aiutata anche da Tsubaki e Watari, riuscirà a riportare Kousei sullo stesso palco dove tutto era iniziato e finito. Per lui non sarà certo un'esperienza facile o priva di ostacoli e sofferenze, ma segnerà almeno una svolta nel piattume della sua vita.
Kaori è una ragazza travolgente, un'entusiasta, che ama il cibo così come la musica o le cose belle che la circondano. E' un po' irascibile a volte, esplosiva nel bene e nel male e questo carattere focoso lascia Kousei tanto spaventato quanto affascinato. Davanti a lei, al suo modo di fare, di stare per strada così come sul palco, rinunciare e rassegnarsi non pare più una possibilità accettabile. Per quanto almeno al momento preferisco Tsubaki, anche Kaori è un bel personaggio, soprattutto perché nonostante appaia sempre sicura di sé e sembri ammaliare chiunque la incontri, si sono già aperti degli spiragli sulle sue debolezze, e ciò mi fa pensare che ci sia ancora molto altro da scoprire su di lei, e che l'autore ci lascerà entrare nella sua storia in punta di piedi.
I disegni di Naoshi Arakawa mi piacciono molto, li trovo riconoscibili e questo è di per sé un gran pregio. Inoltre mi ha colpita positivamente l'impostazione delle tavole: l'autore si è giocato molto bene questa carta ed usando forme sempre diverse, che si susseguono in modo sempre diverso ha saputo creare in ogni pagina enfasi e movimento, creando per il lettore un'ampia rosa di emozioni. Quando ci sono scene i cui i protagonisti suonano sul palco, ad esempio, i disegni riescono in qualche modo a trasmettere le vibrazioni dell'energia che parte dalle mani dei musicisti e per di più la sensazione trasmessa è diversa a seconda di chi sta suonando. Insomma, c'è tanto pathos così come i dovuti momenti leggeri e divertenti.
Molto belle le tavole con gli alberi di ciliegio a fare da contorno, così come le scene notturne addolcite dai cieli stellati.
Bugie d'Aprile parla sì di musica, ma credo che il concetto possa essere esteso a qualunque grande passione - non a caso hanno spesso spazio anche Watari con le sue vittorie e sconfitte calcistiche e Tsubaki con la sua dedizione al baseball - e le relative contraddizioni che si scatenano nell'animo di chi la prova. Quell'amore-odio verso quel qualcosa che ci fa soffrire come nient'altro al mondo e che, al contempo, ci regala le più grandi soddisfazioni.
Ho già pronti sul comodino i numeri quattro e cinque, che probabilmente divorerò come i precedenti. La lettura è molto scorrevole e spesso alla fine di un capitolo non si resiste dall'andare avanti; sono molto curiosa su come si evolveranno i rapporti tra i personaggi e mi piacerebbe scoprire di più sul passato di Kousei così come, naturalmente, sul suo futuro. Davvero una bella storia, straripante di emozioni, che potrebbe piacere un po' a tutti. Chi ha già visto l'anime dice che si piange un sacco, spero vivamente che saranno lacrime di gioia.
Cambiamo genere con Our Little Sister - Diario di Kamakura di Akimi Yoshida, già affermata e nota nel mondo soprattutto per Banana Fish (che io non ho letto ma ho compreso di dover recuperare, in qualche modo). Si tratta stavolta di un josei (rivolto quindi ad un pubblico di donne/giovani adulte) incentrato su una dolce vicenda familiare. Protagoniste della storia sono le tre sorelle Koda - Sachi, Yoshino e Chika - ed il primo numero si apre con la notizia della morte del padre, che loro non vedevano da ben quindici anni. Nonostante tutto si recano lo stesso nella località termale dove si era da poco trasferito con la terza moglie ed i figli di lei per presenziare al funerale, senza aspettarsi di incontrare qui la loro sorellastra, Suzu Asano, figlia che il padre aveva avuto dalla seconda moglie, ovvero la donna per la quale aveva abbandonato loro ed il tetto coniugale. Suzu ha soltanto tredici anni, ma le sorelle Koda rimangono subito colpite dalla maturità con cui gestisce la situazione, accoglie le persone, consola la vedova che non fa altro che piangere e scaricare responsabilità sugli altri; Suzu è di fatto rimasta orfana, visto che sua madre era già venuta a mancare per una malattia. Le sorelle Koda riescono a passare qualche momento in più sole con Suzu, che le porta in giro per la città, ed al momento di ripartire, prima di salire sul treno, la maggiore - Sachi - la invita ad andare a vivere con loro, se vuole. Proprio un attimo prima che le porte del treno si chiudano, Suzu esclama: vengo! E così ha inizio questa nuova convivenza, che si rivela naturale per tutte. Suzu si inserisce subito nella routine della casa e della città di Kamakura, soprattutto entrando nella squadra mista di calcio - sport cui aveva rinunciato negli ultimi tempi, ma di cui è appassionata ed in cui è molto brava - della sua scuola. Grazie allo sport si fa subito degli amici, in particolar modo Yuya, il capitano, Masa, lo scemotto del gruppo, e Futa, il quale pur essendo il più timido ed impacciato ha dei capitoli interamente dedicati a sé, il che lascia immaginare che rivestirà un ruolo pian piano più importante. Nel secondo numero Suzu si avvicinerà anche a Miporin, l'unica altra ragazza della squadra, una ragazzona grande e grossa che riveste il ruolo di portiere, dalla personalità buona e gentile e molto onesta.
Venendo alle sorelle Koda invece, abbiamo tre personalità diversissime. Sachi fa l'infermiera nell'ospedale della città. Ha i capelli scuri e corti, non è certo una che ha tempo da perdere ad acconciarseli. Ha un carattere serio, severo, a volte brusco; essendo la primogenita, è l'unica che ha molti ricordi dei genitori, ha dovuto sobbarcarsi, pur essendo ancora piccola, i loro problemi e fare da spalla ad una madre debole che, dopo il divorzio, era scappata a rifarsi una vita per i fatti propri lasciando le tre figlie con la nonna. Comprensibilmente Sachi nutre del risentimento verso i genitori, mentre nei confronti delle sorelle si comporta tutt'ora come fosse lei la mamma. La secondogenita, Yoshino, lavora in una banca e gran parte del suo stipendio lo sperpera in bevute e per i bei ragazzi che incontra nei bar, ai quali spesso paga la cena, la sbornia e magari pure il taxi. Ragazzi che per giunta la maggior parte delle volte finiscono con l'imbrogliarla, perché tende a scegliersi tipi poco affidabili. Infine c'è Chika, che lavora in un negozio di articoli sportivi e forse ha una cotta per il suo capo, un tipo bizzarro con una folta capigliatura afro che lei, inspiegabilmente, ha voluto imitare. Chika è la più bonacciona, potremmo dire, delle tre, che si preoccupa per le sorelle maggiori ma non mette mai becco negli affari altrui, a differenza di Sachi e Yoshino che litigano in continuazione.
Ho letto i primi tre numeri e, che dire, adoro questo manga. Si parla di relazioni familiari, di amicizia e di relazioni sentimentali, sia in versione più problematica ed adulta - tramite Sachi - sia in versione più leggera ma non meno complicata tramite Suzu. I disegni di Akimi Yoshida non mi hanno fatta impazzire al primo colpo d'occhio, ma appena mi sono addentrata nella storia e per le strade di Kamakura ho imparato ad adorarlo. Le atmosfere son sempre delicate, i toni variano moltissimo dal serio, al comico, al profondo, alla spensieratezza di una passeggiata in mezzo al verde - già, perché in questo manga la natura ha moltissimo spazio e questa è un'altra caratteristica che mi sta piacendo tanto. Ad agosto uscirà il quinto numero (spero di recuperare il quarto nel frattempo!). Tra l'altro è davvero una perfetta lettura estiva, sedersi fuori nel tardo pomeriggio quando la temperatura scende un po' e le cicale fanno da sottofondo è un vero piacere, perché anche a Kamakura per il momento è estate e la colonna sonora è il frin frin delle cicale.
Veniamo poi ad un primo numero che è piaciuto a chiunque l'abbia acquistato: Come dopo la pioggia di Jun Mayuzuki. Io non ho letto neanche la trama, ho avuto un colpo di fulmine con la copertina ed anche il titolo mi piaceva molto e l'ho preso così, a scatola chiusa. E non me ne sono affatto pentita, perché appena ho sfogliato le pagine sono rimasta a bocca aperta per la bellezza dei disegni, che per mio gusto personale sono praticamente la perfezione. Come dopo la pioggia è la prima opera di Mayuzuki, uscita in Giappone nel 2014 e si tratta di un seinen. La protagonista è Tachibana, una diciassettenne bellissima dal carattere un po' introverso ed all'apparenza fredda e scostante. C'è più di un ragazzo che nutre dell'interesse per lei - in particolar modo un compagno di scuola innamorato perso - ma lei non li calcola proprio, come si suol dire, ed ha invece una gran cotta per il suo capo, il proprietario del family restaurant dove lei lavora part-time. L'uomo in questione è l'ultima persona al mondo che si penserebbe possa destare l'attenzione di una ragazza giovane e bella come Tachibana: è un uomo di mezza età dotato di nessun particolare fascino, agli occhi degli altri è un mezzo fallito, un tipo privo di carisma e di personalità, troppo accondiscendente e servizievole. Tachibana invece vede in lui la gentilezza, la dolcezza, la bontà e probabilmente quell'aria impacciata a lei fa ancora più tenerezza. Come può tra due persone così diverse e lontane nascere un legame sentimentale? Questa è la domanda che sembra porre questa storia e neanche pone troppo tempo in mezzo perché Tachibana, con un coraggio non indifferente, si dichiara e visto che lui non capisce la prima volta lo fa anche una seconda. Il primo numero è letteralmente volato, una lettura sin troppo piacevole sia per i disegni che per la storia in sé e, come tutti gli altri che l'hanno acquistato, non vedo l'ora che esca il secondo numero, e meno male che agosto è vicino!
Fatemi sapere nei commenti se state leggendo o qualcuna di queste serie o se vi attirano :)
A presto!
Oggi me ne esco con una tipologia "sperimentale" di post, per la serie vediamo come me la cavo a scriverli, se a voi possono interessare, se insomma hanno un senso; ora che ho iniziato a parlarvi anche di manga non credo che potrò più smettere e, purtroppo per voi, non mi basta commentare un primo numero o aspettare di aver finito una serie per recensirla come si deve... tutti i sentimenti provati nel mezzo dove li lascio, scusate? Dopotutto ho un blog dove riversarli, perché quindi non approfittarne! Mi spiace se le vittime dei miei sproloqui siete sempre e soltanto voi, ma tant'è, questa è la sorte che vi è toccata. E quindi niente, son qui per provare a fare una carrellata delle letture manga affrontate durante il mese (proverò con tutta me stessa a non tirar fuori un papirone che non conosce la parola fine) e potete leggere senza timore perché non farò mai spoiler o, se proprio devo, lo segnalerò prontamente. Cominciamo subito!
Tra giugno e luglio ho recuperato tutti i numeri usciti finora di Bugie d'Aprile, terza opera di Naoshi Arakawa ma la prima che vediamo pubblicata in Italia. I numeri escono mensilmente (ad agosto arriva il sesto), editi da Star Comics al prezzo di 4,90 euro, presentano una sovraccoperta con copertine sempre allegre e colorate che mi piacciono molto. Si tratta di uno shonen (opera indirizzata principalmente ad un pubblico maschile, o con un ragazzo come protagonista) tutto incentrato sulla musica.
Il protagonista è Kousei Arima, un quattordicenne con alle spalle un passato da bambino prodigio del pianoforte. Il suo talento però non era qualcosa di innato e naturale, quanto piuttosto costruito giorno per giorno con costanza, rigidità, severità dalla madre - una ex pianista costretta a rinunciare ai suoi sogni da una malattia, che l'ha condotta alla morte. In seguito alla scomparsa della madre, un giorno Kousei nel bel mezzo di un'esecuzione al pianoforte - per di più durante un importante concorso della sua scuola - smette all'improvviso di suonare, lasciando esterrefatto il pubblico che non sa spiegarsi cosa stia accadendo; né d'altronde può capirlo lo stesso Kousei, il quale da un momento all'altro non riesce più a sentire i suoni del pianoforte, quello strumento sul quale è cresciuto, sul quale ha versato tante lacrime, sul quale fin da bambino era stato basato il senso di tutto. Da quel giorno Kousei aveva smesso di suonare, tornando al pianoforte solo per qualche lavoretto di poco conto; la sua vita era diventata quella di un ragazzo qualunque e lui la prendeva per quel che era, come se andasse bene così. Chi però lo conosce da sempre sa che così non va bene per niente: è il caso di Tsubaki - vicina di casa, compagna di scuola, migliore amica - che assieme a lui ci è cresciuta e sin da quand'erano piccoli ha sempre cercato di spronarlo a buttarsi anche in cose che all'inizio possono fare paura. Certo, i suoi modi possono essere discutibili (come spingerlo giù da un ponte quando erano bambini perché Kousei aveva paura di tuffarsi, lol) ma le sue ragioni ed i suoi intenti sono dei migliori. Tsubaki è vivace, scatenata, un po' maschiaccio, però è anche molto matura, un'osservatrice attenta ed ha capito meglio di chiunque altro i sentimenti di Kousei: Tsubaki infatti non vuole che lui riprenda a suonare a tutti i costi, pretende però che se dice di aver chiuso con la musica che ne sia pienamente convinto. Perché il problema di Kousei è proprio l'esser rimasto bloccato in un limbo, senza la musica ma in qualche modo ancora dentro la musica. E' come un guscio vuoto, che si culla in una serenità apatica. Tsubaki gli rinfaccia di avere gli occhi vuoti: abbiamo quattordici anni, i nostri occhi dovrebbero emanare dei bagliori! gli dice con enfasi.
Per ora ho letto i primi tre numeri e Tsubaki è stata sin dal primo momento il mio personaggio preferito. Non soltanto perché è un po' matta (vi ho già detto che da piccola ha buttato Kousei giù da un ponte?), ma perché è una tosta dalle spalle larghe, che parla poco di sentimenti - piuttosto li sfoga tutti nel baseball, sport in cui eccelle - ma ne prova a bizzeffe; Tsubaki c'è sempre stata con e per Kousei, si prendono cura l'uno dell'altra come un fratello e sorella però chissà che, ora che si affacciano alle porte dell'adolescenza, il loro rapporto possa in qualche modo cambiare.Un altro che è cresciuto assieme a loro è Watari, un biondino asso della squadra di calcio che riscuote un notevole successo con le ragazze, interesse che lui ricambia abbondantemente. Ha un carattere molto diverso da Kousei, così timido e pacato e che non azzarderebbe mai un gesto avventato, e proprio per questo sa essere per lui un buon amico. All'inizio Watari potrebbe sembrare un personaggio poco interessante, invece gli ho già visto dare ottimi consigli e prodigarsi per aiutare i propri amici. Tra l'altro è grazie al suo fascino se entra in gioco il personaggio chiave della vicenda, ovvero Kaori - la bionda che vedete nelle copertine - una coetanea molto carina e, soprattutto, una talentuosissima violinista. Un talento, il suo, a differenza di quello di Kousei, molto istintivo, spontaneo, quasi selvaggio; Kaori ha studiato e continua a studiare - peraltro nella stessa scuola che ha visto la parabola di Kousei - però è un'artista che non ha paura di uscire dagli schemi imposti da uno spartito né di lasciar uscire tutta la propria energia durante un'esibizione, facendo talvolta inorridire gli accademici ma lasciando sempre senza fiato il pubblico. Per fortuna o disgrazia di Kousei, Kaori decide di volere proprio lui come accompagnatore durante un concorso scolastico e non sente ragioni né accetta un no come risposta; aiutata anche da Tsubaki e Watari, riuscirà a riportare Kousei sullo stesso palco dove tutto era iniziato e finito. Per lui non sarà certo un'esperienza facile o priva di ostacoli e sofferenze, ma segnerà almeno una svolta nel piattume della sua vita.
Kaori è una ragazza travolgente, un'entusiasta, che ama il cibo così come la musica o le cose belle che la circondano. E' un po' irascibile a volte, esplosiva nel bene e nel male e questo carattere focoso lascia Kousei tanto spaventato quanto affascinato. Davanti a lei, al suo modo di fare, di stare per strada così come sul palco, rinunciare e rassegnarsi non pare più una possibilità accettabile. Per quanto almeno al momento preferisco Tsubaki, anche Kaori è un bel personaggio, soprattutto perché nonostante appaia sempre sicura di sé e sembri ammaliare chiunque la incontri, si sono già aperti degli spiragli sulle sue debolezze, e ciò mi fa pensare che ci sia ancora molto altro da scoprire su di lei, e che l'autore ci lascerà entrare nella sua storia in punta di piedi.
I disegni di Naoshi Arakawa mi piacciono molto, li trovo riconoscibili e questo è di per sé un gran pregio. Inoltre mi ha colpita positivamente l'impostazione delle tavole: l'autore si è giocato molto bene questa carta ed usando forme sempre diverse, che si susseguono in modo sempre diverso ha saputo creare in ogni pagina enfasi e movimento, creando per il lettore un'ampia rosa di emozioni. Quando ci sono scene i cui i protagonisti suonano sul palco, ad esempio, i disegni riescono in qualche modo a trasmettere le vibrazioni dell'energia che parte dalle mani dei musicisti e per di più la sensazione trasmessa è diversa a seconda di chi sta suonando. Insomma, c'è tanto pathos così come i dovuti momenti leggeri e divertenti.
Molto belle le tavole con gli alberi di ciliegio a fare da contorno, così come le scene notturne addolcite dai cieli stellati.
Bugie d'Aprile parla sì di musica, ma credo che il concetto possa essere esteso a qualunque grande passione - non a caso hanno spesso spazio anche Watari con le sue vittorie e sconfitte calcistiche e Tsubaki con la sua dedizione al baseball - e le relative contraddizioni che si scatenano nell'animo di chi la prova. Quell'amore-odio verso quel qualcosa che ci fa soffrire come nient'altro al mondo e che, al contempo, ci regala le più grandi soddisfazioni.
Ho già pronti sul comodino i numeri quattro e cinque, che probabilmente divorerò come i precedenti. La lettura è molto scorrevole e spesso alla fine di un capitolo non si resiste dall'andare avanti; sono molto curiosa su come si evolveranno i rapporti tra i personaggi e mi piacerebbe scoprire di più sul passato di Kousei così come, naturalmente, sul suo futuro. Davvero una bella storia, straripante di emozioni, che potrebbe piacere un po' a tutti. Chi ha già visto l'anime dice che si piange un sacco, spero vivamente che saranno lacrime di gioia.
Cambiamo genere con Our Little Sister - Diario di Kamakura di Akimi Yoshida, già affermata e nota nel mondo soprattutto per Banana Fish (che io non ho letto ma ho compreso di dover recuperare, in qualche modo). Si tratta stavolta di un josei (rivolto quindi ad un pubblico di donne/giovani adulte) incentrato su una dolce vicenda familiare. Protagoniste della storia sono le tre sorelle Koda - Sachi, Yoshino e Chika - ed il primo numero si apre con la notizia della morte del padre, che loro non vedevano da ben quindici anni. Nonostante tutto si recano lo stesso nella località termale dove si era da poco trasferito con la terza moglie ed i figli di lei per presenziare al funerale, senza aspettarsi di incontrare qui la loro sorellastra, Suzu Asano, figlia che il padre aveva avuto dalla seconda moglie, ovvero la donna per la quale aveva abbandonato loro ed il tetto coniugale. Suzu ha soltanto tredici anni, ma le sorelle Koda rimangono subito colpite dalla maturità con cui gestisce la situazione, accoglie le persone, consola la vedova che non fa altro che piangere e scaricare responsabilità sugli altri; Suzu è di fatto rimasta orfana, visto che sua madre era già venuta a mancare per una malattia. Le sorelle Koda riescono a passare qualche momento in più sole con Suzu, che le porta in giro per la città, ed al momento di ripartire, prima di salire sul treno, la maggiore - Sachi - la invita ad andare a vivere con loro, se vuole. Proprio un attimo prima che le porte del treno si chiudano, Suzu esclama: vengo! E così ha inizio questa nuova convivenza, che si rivela naturale per tutte. Suzu si inserisce subito nella routine della casa e della città di Kamakura, soprattutto entrando nella squadra mista di calcio - sport cui aveva rinunciato negli ultimi tempi, ma di cui è appassionata ed in cui è molto brava - della sua scuola. Grazie allo sport si fa subito degli amici, in particolar modo Yuya, il capitano, Masa, lo scemotto del gruppo, e Futa, il quale pur essendo il più timido ed impacciato ha dei capitoli interamente dedicati a sé, il che lascia immaginare che rivestirà un ruolo pian piano più importante. Nel secondo numero Suzu si avvicinerà anche a Miporin, l'unica altra ragazza della squadra, una ragazzona grande e grossa che riveste il ruolo di portiere, dalla personalità buona e gentile e molto onesta.
Venendo alle sorelle Koda invece, abbiamo tre personalità diversissime. Sachi fa l'infermiera nell'ospedale della città. Ha i capelli scuri e corti, non è certo una che ha tempo da perdere ad acconciarseli. Ha un carattere serio, severo, a volte brusco; essendo la primogenita, è l'unica che ha molti ricordi dei genitori, ha dovuto sobbarcarsi, pur essendo ancora piccola, i loro problemi e fare da spalla ad una madre debole che, dopo il divorzio, era scappata a rifarsi una vita per i fatti propri lasciando le tre figlie con la nonna. Comprensibilmente Sachi nutre del risentimento verso i genitori, mentre nei confronti delle sorelle si comporta tutt'ora come fosse lei la mamma. La secondogenita, Yoshino, lavora in una banca e gran parte del suo stipendio lo sperpera in bevute e per i bei ragazzi che incontra nei bar, ai quali spesso paga la cena, la sbornia e magari pure il taxi. Ragazzi che per giunta la maggior parte delle volte finiscono con l'imbrogliarla, perché tende a scegliersi tipi poco affidabili. Infine c'è Chika, che lavora in un negozio di articoli sportivi e forse ha una cotta per il suo capo, un tipo bizzarro con una folta capigliatura afro che lei, inspiegabilmente, ha voluto imitare. Chika è la più bonacciona, potremmo dire, delle tre, che si preoccupa per le sorelle maggiori ma non mette mai becco negli affari altrui, a differenza di Sachi e Yoshino che litigano in continuazione.
Ho letto i primi tre numeri e, che dire, adoro questo manga. Si parla di relazioni familiari, di amicizia e di relazioni sentimentali, sia in versione più problematica ed adulta - tramite Sachi - sia in versione più leggera ma non meno complicata tramite Suzu. I disegni di Akimi Yoshida non mi hanno fatta impazzire al primo colpo d'occhio, ma appena mi sono addentrata nella storia e per le strade di Kamakura ho imparato ad adorarlo. Le atmosfere son sempre delicate, i toni variano moltissimo dal serio, al comico, al profondo, alla spensieratezza di una passeggiata in mezzo al verde - già, perché in questo manga la natura ha moltissimo spazio e questa è un'altra caratteristica che mi sta piacendo tanto. Ad agosto uscirà il quinto numero (spero di recuperare il quarto nel frattempo!). Tra l'altro è davvero una perfetta lettura estiva, sedersi fuori nel tardo pomeriggio quando la temperatura scende un po' e le cicale fanno da sottofondo è un vero piacere, perché anche a Kamakura per il momento è estate e la colonna sonora è il frin frin delle cicale.
Veniamo poi ad un primo numero che è piaciuto a chiunque l'abbia acquistato: Come dopo la pioggia di Jun Mayuzuki. Io non ho letto neanche la trama, ho avuto un colpo di fulmine con la copertina ed anche il titolo mi piaceva molto e l'ho preso così, a scatola chiusa. E non me ne sono affatto pentita, perché appena ho sfogliato le pagine sono rimasta a bocca aperta per la bellezza dei disegni, che per mio gusto personale sono praticamente la perfezione. Come dopo la pioggia è la prima opera di Mayuzuki, uscita in Giappone nel 2014 e si tratta di un seinen. La protagonista è Tachibana, una diciassettenne bellissima dal carattere un po' introverso ed all'apparenza fredda e scostante. C'è più di un ragazzo che nutre dell'interesse per lei - in particolar modo un compagno di scuola innamorato perso - ma lei non li calcola proprio, come si suol dire, ed ha invece una gran cotta per il suo capo, il proprietario del family restaurant dove lei lavora part-time. L'uomo in questione è l'ultima persona al mondo che si penserebbe possa destare l'attenzione di una ragazza giovane e bella come Tachibana: è un uomo di mezza età dotato di nessun particolare fascino, agli occhi degli altri è un mezzo fallito, un tipo privo di carisma e di personalità, troppo accondiscendente e servizievole. Tachibana invece vede in lui la gentilezza, la dolcezza, la bontà e probabilmente quell'aria impacciata a lei fa ancora più tenerezza. Come può tra due persone così diverse e lontane nascere un legame sentimentale? Questa è la domanda che sembra porre questa storia e neanche pone troppo tempo in mezzo perché Tachibana, con un coraggio non indifferente, si dichiara e visto che lui non capisce la prima volta lo fa anche una seconda. Il primo numero è letteralmente volato, una lettura sin troppo piacevole sia per i disegni che per la storia in sé e, come tutti gli altri che l'hanno acquistato, non vedo l'ora che esca il secondo numero, e meno male che agosto è vicino!
Fatemi sapere nei commenti se state leggendo o qualcuna di queste serie o se vi attirano :)
A presto!
martedì 27 giugno 2017
Manga | La ragazza in riva al mare, Inio Asano
Salve a tutti, lettori e lettrici, bentornati sul mio blog!
Lo so, state già adocchiando il titolo del post e vi starete chiedendo: ma come, due recensioni di fila che riguardano manga? Ma di libri non ne leggi più? No, ecco, di libri ne leggo ancora, però al momento mi sto cimentando con una biografia di Anna Bolena, che mi sta interessando e piacendo però essendo un testo di storia ricco di informazioni e dettagli non riesco a leggere molti capitoli di fila come capita con un romanzo, e dunque il tempo di lettura si sta dilatando. Proprio per questa ragione mi è stato facile alternare alla lettura di questo libro qualcosa di completamente diverso, come possono essere appunto dei fumetti. Io spero vivamente che, anche se non ne leggete in prima persona, queste recensioni sui manga possano interessarvi lo stesso, perché sto scoprendo delle bellissime storie ed a me fa piacere parlarvene; se però è un tipo di contenuto che non vi interessa trovare in queste pagine, fatemelo pure sapere nei commenti e ci penserò su.
Intanto oggi de La ragazza in riva al mare di Inio Asano devo parlarvi per forza, perché non posso tenermi dentro tanto pathos né posso continuare a tediare il fidanzato o la migliore amica, ai quali ne ho già abbondantemente parlato. Si tratta di una miniserie in due volumi, editi da Planet Manga al prezzo di 7,50 euro l'uno.
Il loro rapporto tocca quasi sfumature perverse. Nell'arco dello stesso pomeriggio riescono a parlare di cose importanti, a lasciarsi andare a fantasie spinte; lei non ha mai una parola dolce o di conforto per sanare la profonda infelicità di lui, lui a volte le riversa contro la propria rabbia dicendole cose orribili, davanti alle quali lei rimane in silenzio ed impassibile, come se nulla potesse mai più davvero toccarla.
Con qualche piccolo salto temporale seguiamo le loro vite fino ai primi anni del liceo, vedendoli cresciuti e cambiati e segnati in maniere completamente diverse dalle esperienze vissute. Ognuno pronto o costretto a prendere la propria strada.
La storia raccontata in questi due volumi da Inio Asano, a detta di tutti, affronta i temi della crescita, della scoperta di se stessi e della propria sessualità; è vero, ma secondo me è più complicato di così. Perché tale scoperta per Isobe ed ancor di più per Koume passa per un tormento ed una sofferenza che, specie da così giovani, non avrebbero dovuto provare.
Isobe è un ragazzo che ha sofferto tanto e che soffre tanto tutt'ora, un ragazzo che nessuno provvede a proteggere e tutelare, neppure i genitori, nonostante questi abbiano già perso un figlio troppo infelice per continuare a vivere. Trovo normale e comprensibile che Isobe sia così triste, chiuso, rancoroso; ma è quello spiraglio di luce, quel "mi piacciono le persone gentili" a dire veramente tutto di lui.
Koume, però, è emblematica ed ancor più complessa tanto da comprendere quanto da interpretare. Per come la vedo io, Koume si butta nella scoperta del sesso non soltanto per curiosità o perché son stati svegliati i suoi istinti: c'è una componente autodistruttiva nel suo atteggiamento, quasi pensasse non fosse più buona per fare altro. All'interno del loro rapporto Isobe soffre perché in fondo prova dei sentimenti per lei, e si vede invece a ricoprire soltanto questo ruolo indefinito che un giorno non avrà più alcun significato; Koume invece, per la maggior parte del tempo, sembra non provare niente, sembra quasi anestetizzata, come se il suo lato più umano fosse stato risucchiato via. Quando va da sola in riva al mare, però, lì dove non va mai nessuno nemmeno d'estate... piange.
La ragazza in riva al mare tocca note forti, drammatiche, custodendo dentro la sua corazza momenti tanto dolci da sembrare una carezza - immagini che ti fanno restare cinque minuti buoni ad osservarle, cogliendone i dettagli e sentendone dentro i sentimenti. Andando verso il finale, superati e maturati gli eventi, le prospettive si fanno un po' più luminose. Lo dicono anche le tavole: prima tempestate incessantemente dalla pioggia, poi fatte di tramonti sereni.
I disegni di Asano, cosa devo dirvi, sono meravigliosi. Mi avevano già colpita quando avevo sfogliato qualche sua opera in fumetteria, ed ora posso confermare quella che era solo una prima impressione. I volti, specie quelli dei protagonisti, sono originali, estremamente personali e si discostano da ogni altra tipologia che mi fosse capitato di vedere prima. Anche i contorni e gli ambienti son ricchi di dettagli. I paesaggi, il mare prima di tutto, sono molto suggestivi e caricano di ulteriori significati i momenti della storia.
La ragazza in riva al mare non è un manga che si può consigliare a chiunque. E' sicuramente più adatto ad un lettore con una certa maturità, che non ha a che fare con l'età quanto con la singola capacità di comprensione, di discernimento e con la sensibilità di ognuno. Il lettore deve anche essere consapevole che, specie nel primo volume, si troverà davanti molte scene di sesso esplicito.
Tuttavia io non posso far altro che sottolineare il carico emotivo contenuto in questi due volumi, la bellezza e la poeticità dei disegni di Asano. Sono sicura che si tratti di una storia che non si lascerà dimenticare, che col tempo verrà metabolizzata ancora meglio, e mi lascerà - come un amuleto - il sorriso di Koume nell'ultima tavola, piccola ed immensa in mezzo al mare.
Lo so, state già adocchiando il titolo del post e vi starete chiedendo: ma come, due recensioni di fila che riguardano manga? Ma di libri non ne leggi più? No, ecco, di libri ne leggo ancora, però al momento mi sto cimentando con una biografia di Anna Bolena, che mi sta interessando e piacendo però essendo un testo di storia ricco di informazioni e dettagli non riesco a leggere molti capitoli di fila come capita con un romanzo, e dunque il tempo di lettura si sta dilatando. Proprio per questa ragione mi è stato facile alternare alla lettura di questo libro qualcosa di completamente diverso, come possono essere appunto dei fumetti. Io spero vivamente che, anche se non ne leggete in prima persona, queste recensioni sui manga possano interessarvi lo stesso, perché sto scoprendo delle bellissime storie ed a me fa piacere parlarvene; se però è un tipo di contenuto che non vi interessa trovare in queste pagine, fatemelo pure sapere nei commenti e ci penserò su.
Intanto oggi de La ragazza in riva al mare di Inio Asano devo parlarvi per forza, perché non posso tenermi dentro tanto pathos né posso continuare a tediare il fidanzato o la migliore amica, ai quali ne ho già abbondantemente parlato. Si tratta di una miniserie in due volumi, editi da Planet Manga al prezzo di 7,50 euro l'uno.
Koume è soltanto una ragazzina delle medie quando si prende una cotta per un ragazzo più grande di qualche anno - un senpai, come vengono chiamati in Giappone. Si tratta di un ragazzo alto e magro, con folti capelli chiari che gli ricadono ai lati del lungo viso ovale, sul quale troneggia un'espressione arrogante, tra il compiaciuto e l'annoiato. Il senpai Misaki, che già gode della fama di "donnaiolo", non si lascia sfuggire l'occasione di divertirsi con una ragazza carina come Koume, portandola a vivere un'esperienza fisica per la quale lei non è assolutamente pronta.
Per Koume questo sarà un trauma, che dalla ragazzina solare, dolce, ingenua, pura che era la trasformerà in un'adolescente chiusa e triste. A scuola ed alle sue amiche non dirà e non farà notare nulla, però instaurerà un rapporto tanto intenso quanto ambiguo con Isobe. Isobe è un ragazzo lontano da tutto, sempre solo perché i genitori lavorano lontano e non tornano mai a casa, chiuso nella stanza che un tempo condivideva col fratello maggiore, suicidatosi dopo aver subito atti di bullismo. Isobe non ha amici, però gli piacciono le persone gentili. E poi gli piace Koume, al punto da essersi dichiarato più volte nonostante lei gli abbia detto chiaramente che non lo ricambia.
Isobe però è l'unico a sapere cos'è successo col senpai Misaki, l'unico quindi con cui Koume può parlare liberamente, l'unico a cui può mostrare i propri pensieri e turbamenti.
Mi accontento di esserti utile. (...) Puoi trattarmi come un giocattolo. - le dice un giorno Isobe mentre se ne stanno seduti su quel tratto di spiaggia in cui non va mai nessuno, nemmeno d'estate.
Koume inizia a frequentare la casa sempre vuota di Isobe, o per meglio dire la sua stanza. Lui siede al computer con le cuffie in testa, lei prende in prestito i tanti manga che riempiono le librerie. E poi ascoltano spesso una canzone di un vecchio gruppo che non conosce più nessuno, Raccogliendo il vento degli Happy End. Ma non fanno solo questo: soprattutto, fanno sesso.
L'episodio col senpai Misaki aveva irrimediabilmente strappato il velo dell'innocenza di Koume, non tanto quella fisica quanto piuttosto quella mentale. Una volta intuito cosa il proprio corpo può prendere e dare tornare indietro non era più possibile, diventava piuttosto necessario andare avanti, andare oltre. Isobe e Koume, nudi nei loro corpi acerbi, sperimentano tutto ciò che la loro immaginazione suggerisce. Instancabili, insaziabili, infelici.Il loro rapporto tocca quasi sfumature perverse. Nell'arco dello stesso pomeriggio riescono a parlare di cose importanti, a lasciarsi andare a fantasie spinte; lei non ha mai una parola dolce o di conforto per sanare la profonda infelicità di lui, lui a volte le riversa contro la propria rabbia dicendole cose orribili, davanti alle quali lei rimane in silenzio ed impassibile, come se nulla potesse mai più davvero toccarla.
Con qualche piccolo salto temporale seguiamo le loro vite fino ai primi anni del liceo, vedendoli cresciuti e cambiati e segnati in maniere completamente diverse dalle esperienze vissute. Ognuno pronto o costretto a prendere la propria strada.
La storia raccontata in questi due volumi da Inio Asano, a detta di tutti, affronta i temi della crescita, della scoperta di se stessi e della propria sessualità; è vero, ma secondo me è più complicato di così. Perché tale scoperta per Isobe ed ancor di più per Koume passa per un tormento ed una sofferenza che, specie da così giovani, non avrebbero dovuto provare.
Isobe è un ragazzo che ha sofferto tanto e che soffre tanto tutt'ora, un ragazzo che nessuno provvede a proteggere e tutelare, neppure i genitori, nonostante questi abbiano già perso un figlio troppo infelice per continuare a vivere. Trovo normale e comprensibile che Isobe sia così triste, chiuso, rancoroso; ma è quello spiraglio di luce, quel "mi piacciono le persone gentili" a dire veramente tutto di lui.
Koume, però, è emblematica ed ancor più complessa tanto da comprendere quanto da interpretare. Per come la vedo io, Koume si butta nella scoperta del sesso non soltanto per curiosità o perché son stati svegliati i suoi istinti: c'è una componente autodistruttiva nel suo atteggiamento, quasi pensasse non fosse più buona per fare altro. All'interno del loro rapporto Isobe soffre perché in fondo prova dei sentimenti per lei, e si vede invece a ricoprire soltanto questo ruolo indefinito che un giorno non avrà più alcun significato; Koume invece, per la maggior parte del tempo, sembra non provare niente, sembra quasi anestetizzata, come se il suo lato più umano fosse stato risucchiato via. Quando va da sola in riva al mare, però, lì dove non va mai nessuno nemmeno d'estate... piange.
La ragazza in riva al mare tocca note forti, drammatiche, custodendo dentro la sua corazza momenti tanto dolci da sembrare una carezza - immagini che ti fanno restare cinque minuti buoni ad osservarle, cogliendone i dettagli e sentendone dentro i sentimenti. Andando verso il finale, superati e maturati gli eventi, le prospettive si fanno un po' più luminose. Lo dicono anche le tavole: prima tempestate incessantemente dalla pioggia, poi fatte di tramonti sereni.
I disegni di Asano, cosa devo dirvi, sono meravigliosi. Mi avevano già colpita quando avevo sfogliato qualche sua opera in fumetteria, ed ora posso confermare quella che era solo una prima impressione. I volti, specie quelli dei protagonisti, sono originali, estremamente personali e si discostano da ogni altra tipologia che mi fosse capitato di vedere prima. Anche i contorni e gli ambienti son ricchi di dettagli. I paesaggi, il mare prima di tutto, sono molto suggestivi e caricano di ulteriori significati i momenti della storia.
La ragazza in riva al mare non è un manga che si può consigliare a chiunque. E' sicuramente più adatto ad un lettore con una certa maturità, che non ha a che fare con l'età quanto con la singola capacità di comprensione, di discernimento e con la sensibilità di ognuno. Il lettore deve anche essere consapevole che, specie nel primo volume, si troverà davanti molte scene di sesso esplicito.
Tuttavia io non posso far altro che sottolineare il carico emotivo contenuto in questi due volumi, la bellezza e la poeticità dei disegni di Asano. Sono sicura che si tratti di una storia che non si lascerà dimenticare, che col tempo verrà metabolizzata ancora meglio, e mi lascerà - come un amuleto - il sorriso di Koume nell'ultima tavola, piccola ed immensa in mezzo al mare.
"In questa città c'è un pezzo di mare in cui nessuno va, nemmeno d'estate. Mi piaceva passeggiare vicino alla riva, in cerca di qualcosa. I residui dei fuochi d'artificio... alghe... o un cappello volato fin qui. Di solito uno non trova quello che spera. O forse io non ho mai avuto aspettative."
venerdì 23 giugno 2017
Manga | Orange, Ichigo Takano
Salve a tutti lettori e bentornati sul blog! In questo caldo pomeriggio di giugno, non riuscendo a sonnecchiare un po' ma essendo troppo stanca per qualsiasi altra attività, ho pensato di sfruttare questo lasso di tempo per scrivere finalmente un post che stavo rimandando già da qualche giorno. Si tratta della recensione di un manga che ho concluso di recente e di cui non posso non parlarvi. Per chi non lo sapesse, ci tengo a premettere che non sono assolutamente un'esperta in questo campo, ho letto ancora pochissimi manga e fumetti - vi parlavo qui del mio avvicinamento a questa meravigliosa forma di narrazione - perciò prendete il mio approccio ed il mio modo di esporvi la mia opinione come quello della più semplice appassionata. Detto ciò, il manga in questione è Orange di Ichigo Takano, uscito in Giappone dal marzo 2012 all'agosto 2015 e portato in Italia dalla Flashbook dal novembre 2014 al febbraio 2016. Il manga consta di cinque volumi - a quanto pare in Giappone è uscito anche uno spin-off da noi ancora inedito - al prezzo di 6,90 euro l'uno.
La storia è quella della liceale Naho Takamiya, sedici anni - e dei suoi quattro migliori amici - ed inizia col primo giorno del nuovo anno scolastico. Naho sta per uscire di casa, è già in ritardo, ma prima di imboccare la porta la madre le fa notare che le è arrivata una lettera; Naho nota subito una particolarità: il nome del mittente è il suo. Nonostante lo stupore, la ripone nello zaino e si affretta a raggiungere la scuola. Quando finalmente è tranquilla al suo banco ed ha un attimo di respiro, Naho apre la lettera ed inizia a leggerla, convinta che si tratti di uno strano scherzo: la mittente dice di essere la Naho Takamiya del futuro, una Naho di ventisei anni che le scrive a distanza di dieci anni e la lettera comincia col dirle che proprio quella mattina per la prima volta in vita sua avrebbe fatto tardi a scuola. Prosegue poi comunicandole che quel giorno sarebbe arrivato in classe un nuovo ragazzo, Kakeru Naruse, appena trasferitosi da Tokyo; ed intanto che Naho legge la lettera, il professore presenta a tutti loro un ragazzo alto, coi capelli neri ed il sorriso gentile anche se un po' timido. Kakeru Naruse, per l'appunto. Naho, sconvolta, inizia a prendere più sul serio la lettera e continua a leggere, scoprendo che il motivo per cui la se stessa del futuro le ha scritto ha proprio a che fare con questo - per il momento - sconosciuto: Kakeru sarebbe subito entrato a far parte del loro gruppo, ma non molto tempo dopo si sarebbe tragicamente suicidato e tutti loro, dieci anni dopo, avrebbero ancora sofferto per i rimorsi di non aver fatto abbastanza, di non aver capito quanto Kakeru soffrisse, di non aver agito diversamente in situazioni all'apparenza banali che potevano fare una differenza. Non avere dei rimpianti, è il più importante messaggio della Naho ventiseienne alla Naho sedicenne.
Da quel momento, Naho ha a disposizione una lettera per ogni giorno, fino al giorno in cui Kakeru si era tolto la vita, con su scritte le indicazioni riguardo cosa provare a fare diversamente. La Naho ventiseienne ha potuto far questo grazie al diario che la sé di dieci anni prima aveva tenuto accuratamente aggiornato, scrivendoci ogni sera tutto ciò che le era accaduto.
Difficile spiegarvi quanto questa storia mi abbia toccata. Specie durante i primi due volumi, quando ancora stavo entrando dentro le sue atmosfere, non facevo che ritrovarmi con gli occhi lucidi di pagina in pagina. La prima cosa ad avermi colpita son stati proprio i personaggi, o meglio, il rapporto di amicizia che lega Naho, Suwa, Azu, Hagita e Takako, e poi, ovviamente, anche Kakeru. Il disegno, che praticamente si incentra tutto sui personaggi e sulle espressioni dei loro volti - raramente sono rappresentati gli sfondi - fa sì che il lettore si concentri soltanto sui loro pensieri e sulle loro emozioni, percependo ancor di più la profondità degli eventi. La protagonista, Naho, è una ragazza molto dolce. E' gentile, sempre predisposta ad aiutare chi ha vicino, ma fa molta fatica a permettere agli altri di aiutare lei, per paura di arrecare disturbo o fastidio o di far preoccupare senza motivo le persone. L'altro grande ostacolo di Naho è la sua estrema timidezza. Come molte ragazze della sua età, Naho fa fatica ad esporsi, fa fatica a vincere la sua sicurezza ed a lanciarsi nelle cose che la spaventano - si tratti di proporsi per un gioco durante la giornata dello sport, o di avvicinarsi a Kakeru. Le lettere della se stessa del futuro saranno una grandissima sfida, una fonte di ansia, di paura ma anche il miglior sprone che lei avesse mai ricevuto per superare tutti i propri limiti e comprendere di essere forte abbastanza, di essere coraggiosa abbastanza per prendere in mano le situazioni, per esprimere anche a parole i suoi veri sentimenti e non lasciarli solo sopiti dentro di sé, dove nessun altro li avrebbe mai visti. Da questo punto di vista, Orange è anche una bellissima storia di crescita.
Ma vi dicevo che mi ha colpita l'amicizia che lega questi sei ragazzi perché ho visto tutto ciò che a sedici anni avrei tanto voluto e che non sono mai riuscita a trovare. Sia chiaro, ho sempre avuto accanto persone che potevo definire amiche, proprio in quel periodo ho conosciuto la persona che ancora oggi è per me più di una sorella; ma pur avendo frequentato qualche volta una cosiddetta 'comitiva' o aver tentato di costituire dei gruppetti per l'uscita del sabato sera, non mi sono mai sentita veramente parte di un gruppo, non ho mai provato un piacevole senso di calore e di appartenenza in compagnia di altri miei coetanei. Ed ecco che i protagonisti di Orange, invece, sono quasi una famiglia - una famiglia scelta, come si dice degli amici. Sono così gentili l'uno con l'altro, così pronti a difendersi, aiutarsi, proteggersi. In poche parole, sono uniti, nonostante abbiano caratteri diversissimi. Anche la missione di salvare Kakeru toccherà ognuno di loro in maniera differente, ma non si tireranno mai indietro dal fare quanto è in loro potere o persino rinunciare a ciò a cui più tengono.
Anche il tema principale che propone Orange, ovvero quello del rimpianto e la possibilità di rifare in maniera diversa alcune cose del passato mi è molto caro, e non nego che se ne avessi la possibilità forse la sfrutterei. Nel manga l'argomento è trattato in maniera al tempo stesso molto dolce e sofferta, un misto di sentimenti che mi hanno spesso fatto accartocciare il cuore. Nelle tavole compaiono spesso anche coloro che hanno spedito le lettere, i protagonisti dieci anni dopo. E' tutto molto suggestivo e se ci si concede di lasciarsi andare all'immedesimazione le storie di questi sei ragazzi coinvolgono totalmente.
Mi sono affezionata a tutti loro, in particolare a Naho, a Kakeru e come potrei non nominare anche Suwa... sempre pronto a tendere la propria mano ed a sacrificare i propri sentimenti per un bene più importante, senza provare rancore o risentimento o facendo pesare la propria rinuncia.
I disegni della Takano mi sono piaciuti tantissimo, nella loro semplicità, li ho trovati adattissimi alla storia che mi stava raccontando. Una storia profondamente nostalgica, che sono felice di aver letto e che consiglierei un po' a tutti, così, spassionatamente.
Alla fine di ogni volume, c'è un capitolo di un'altra breve storia della Takano, una storia molto più semplice e leggera intitolata L'astronauta color primavera, che però non ho ancora letto.
Mentre di Orange è uscito tempo fa anche l'anime. Ne ho guardato le prime puntate, ma non trovandolo all'altezza del manga ho preferito lasciarlo stare e conservare intatto il ricordo dei disegni.
In Italia è disponibile anche un altro lavoro di Ichigo Takano, intitolato Dreamin' Sun. La trama è di ben minor spessore rispetto ad Orange, ma avendo apprezzato il suo tratto ed il suo modo di narrare, non mi dispiacerebbe dare una chance anche a questa sua opera precedente, più avanti.
E voi, avete letto qualcuno dei manga che ho nominato? Cosa ne pensate dei temi trattati in Orange? Se aveste la possibilità di rifare qualche parte del passato, sareste in grado di non commettere gli stessi errori?
La storia è quella della liceale Naho Takamiya, sedici anni - e dei suoi quattro migliori amici - ed inizia col primo giorno del nuovo anno scolastico. Naho sta per uscire di casa, è già in ritardo, ma prima di imboccare la porta la madre le fa notare che le è arrivata una lettera; Naho nota subito una particolarità: il nome del mittente è il suo. Nonostante lo stupore, la ripone nello zaino e si affretta a raggiungere la scuola. Quando finalmente è tranquilla al suo banco ed ha un attimo di respiro, Naho apre la lettera ed inizia a leggerla, convinta che si tratti di uno strano scherzo: la mittente dice di essere la Naho Takamiya del futuro, una Naho di ventisei anni che le scrive a distanza di dieci anni e la lettera comincia col dirle che proprio quella mattina per la prima volta in vita sua avrebbe fatto tardi a scuola. Prosegue poi comunicandole che quel giorno sarebbe arrivato in classe un nuovo ragazzo, Kakeru Naruse, appena trasferitosi da Tokyo; ed intanto che Naho legge la lettera, il professore presenta a tutti loro un ragazzo alto, coi capelli neri ed il sorriso gentile anche se un po' timido. Kakeru Naruse, per l'appunto. Naho, sconvolta, inizia a prendere più sul serio la lettera e continua a leggere, scoprendo che il motivo per cui la se stessa del futuro le ha scritto ha proprio a che fare con questo - per il momento - sconosciuto: Kakeru sarebbe subito entrato a far parte del loro gruppo, ma non molto tempo dopo si sarebbe tragicamente suicidato e tutti loro, dieci anni dopo, avrebbero ancora sofferto per i rimorsi di non aver fatto abbastanza, di non aver capito quanto Kakeru soffrisse, di non aver agito diversamente in situazioni all'apparenza banali che potevano fare una differenza. Non avere dei rimpianti, è il più importante messaggio della Naho ventiseienne alla Naho sedicenne.
Da quel momento, Naho ha a disposizione una lettera per ogni giorno, fino al giorno in cui Kakeru si era tolto la vita, con su scritte le indicazioni riguardo cosa provare a fare diversamente. La Naho ventiseienne ha potuto far questo grazie al diario che la sé di dieci anni prima aveva tenuto accuratamente aggiornato, scrivendoci ogni sera tutto ciò che le era accaduto.
Difficile spiegarvi quanto questa storia mi abbia toccata. Specie durante i primi due volumi, quando ancora stavo entrando dentro le sue atmosfere, non facevo che ritrovarmi con gli occhi lucidi di pagina in pagina. La prima cosa ad avermi colpita son stati proprio i personaggi, o meglio, il rapporto di amicizia che lega Naho, Suwa, Azu, Hagita e Takako, e poi, ovviamente, anche Kakeru. Il disegno, che praticamente si incentra tutto sui personaggi e sulle espressioni dei loro volti - raramente sono rappresentati gli sfondi - fa sì che il lettore si concentri soltanto sui loro pensieri e sulle loro emozioni, percependo ancor di più la profondità degli eventi. La protagonista, Naho, è una ragazza molto dolce. E' gentile, sempre predisposta ad aiutare chi ha vicino, ma fa molta fatica a permettere agli altri di aiutare lei, per paura di arrecare disturbo o fastidio o di far preoccupare senza motivo le persone. L'altro grande ostacolo di Naho è la sua estrema timidezza. Come molte ragazze della sua età, Naho fa fatica ad esporsi, fa fatica a vincere la sua sicurezza ed a lanciarsi nelle cose che la spaventano - si tratti di proporsi per un gioco durante la giornata dello sport, o di avvicinarsi a Kakeru. Le lettere della se stessa del futuro saranno una grandissima sfida, una fonte di ansia, di paura ma anche il miglior sprone che lei avesse mai ricevuto per superare tutti i propri limiti e comprendere di essere forte abbastanza, di essere coraggiosa abbastanza per prendere in mano le situazioni, per esprimere anche a parole i suoi veri sentimenti e non lasciarli solo sopiti dentro di sé, dove nessun altro li avrebbe mai visti. Da questo punto di vista, Orange è anche una bellissima storia di crescita.
Ma vi dicevo che mi ha colpita l'amicizia che lega questi sei ragazzi perché ho visto tutto ciò che a sedici anni avrei tanto voluto e che non sono mai riuscita a trovare. Sia chiaro, ho sempre avuto accanto persone che potevo definire amiche, proprio in quel periodo ho conosciuto la persona che ancora oggi è per me più di una sorella; ma pur avendo frequentato qualche volta una cosiddetta 'comitiva' o aver tentato di costituire dei gruppetti per l'uscita del sabato sera, non mi sono mai sentita veramente parte di un gruppo, non ho mai provato un piacevole senso di calore e di appartenenza in compagnia di altri miei coetanei. Ed ecco che i protagonisti di Orange, invece, sono quasi una famiglia - una famiglia scelta, come si dice degli amici. Sono così gentili l'uno con l'altro, così pronti a difendersi, aiutarsi, proteggersi. In poche parole, sono uniti, nonostante abbiano caratteri diversissimi. Anche la missione di salvare Kakeru toccherà ognuno di loro in maniera differente, ma non si tireranno mai indietro dal fare quanto è in loro potere o persino rinunciare a ciò a cui più tengono.
Anche il tema principale che propone Orange, ovvero quello del rimpianto e la possibilità di rifare in maniera diversa alcune cose del passato mi è molto caro, e non nego che se ne avessi la possibilità forse la sfrutterei. Nel manga l'argomento è trattato in maniera al tempo stesso molto dolce e sofferta, un misto di sentimenti che mi hanno spesso fatto accartocciare il cuore. Nelle tavole compaiono spesso anche coloro che hanno spedito le lettere, i protagonisti dieci anni dopo. E' tutto molto suggestivo e se ci si concede di lasciarsi andare all'immedesimazione le storie di questi sei ragazzi coinvolgono totalmente.
Mi sono affezionata a tutti loro, in particolare a Naho, a Kakeru e come potrei non nominare anche Suwa... sempre pronto a tendere la propria mano ed a sacrificare i propri sentimenti per un bene più importante, senza provare rancore o risentimento o facendo pesare la propria rinuncia.
I disegni della Takano mi sono piaciuti tantissimo, nella loro semplicità, li ho trovati adattissimi alla storia che mi stava raccontando. Una storia profondamente nostalgica, che sono felice di aver letto e che consiglierei un po' a tutti, così, spassionatamente.
Alla fine di ogni volume, c'è un capitolo di un'altra breve storia della Takano, una storia molto più semplice e leggera intitolata L'astronauta color primavera, che però non ho ancora letto.
Mentre di Orange è uscito tempo fa anche l'anime. Ne ho guardato le prime puntate, ma non trovandolo all'altezza del manga ho preferito lasciarlo stare e conservare intatto il ricordo dei disegni.
In Italia è disponibile anche un altro lavoro di Ichigo Takano, intitolato Dreamin' Sun. La trama è di ben minor spessore rispetto ad Orange, ma avendo apprezzato il suo tratto ed il suo modo di narrare, non mi dispiacerebbe dare una chance anche a questa sua opera precedente, più avanti.
E voi, avete letto qualcuno dei manga che ho nominato? Cosa ne pensate dei temi trattati in Orange? Se aveste la possibilità di rifare qualche parte del passato, sareste in grado di non commettere gli stessi errori?
sabato 18 giugno 2016
Manga: Un marzo da leoni vol. 1 | Chica Umino
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| Honey & Clover |
Il manga con cui la sto conoscendo io, però, è il suo secondo lavoro, edito da noi dalla Planet Manga e che conta attualmente 11 volumi - ma è ancora in corso anche in patria - e che nel 2011 è valso alla Umino una seconda vittoria del Kodansha Manga Award. Sto parlando di Un marzo da leoni.
E' la storia di Rei Kiriyama, un ragazzo riservato e sensibile che sin dalle medie è diventato un giocatore professionista di shogi, un gioco da tavola giapponese molto simile agli scacchi. Rei aveva cominciato a giocare per via del padre, che per lo shogi nutriva una grandissima passione, e quel tempo seduti davanti alla scacchiera era una delle poche occasioni che il piccolo Rei aveva per entrare davvero in contatto col padre, ed è per questo che inizia sin da piccolo ad impegnarsi e a studiare sodo le tecniche del gioco. La vita di Rei viene sconvolta quando, di ritorno da una gita scolastica, scopre che i suoi genitori e la sorellina sono morti in un tragico incidente; Rei si trova così abbandonato a se stesso, col rischio di finire in un istituto. A dargli una possibilità diversa è il migliore amico del padre, anche lui appassionatissimo giocatore di shogi, che decide di accoglierlo in casa e di sostenere il talento che ha già notato nel ragazzo. Questa nuova sistemazione, per quanto gradevole, provocherà comunque a Rei un forte disagio nei confronti dei due veri figli del patrigno, che dal padre vengono quasi messi da parte una volta scoperto che Rei, nello shogi, è molto più bravo di loro. Per questo, una volta diventato professionista e guadagnato abbastanza soldi da permetterselo, Rei cerca una casa in affitto dove andare a vivere da solo. Sceglie il Rione Giugno per via dei fiumi che lo percorrono, e che a guardarli calmano i suoi pensieri. La profonda solitudine in cui trascorre le sue giornate e la scarsa capacità che ha sempre avuto nei rapporti sociali, spingono Rei ad iscriversi alle superiori, nonostante avendo già una professione non fosse strettamente necessario. L'unico amico che riesce a farsi, però, è un professore... Per fortuna il caso gli fa fare la conoscenza di Akari Kawamoto, una ragazza più grande molto dolce e premurosa che, incontrandolo in un momento di difficoltà, lo porta a casa sua, nel Rione Marzo, dove vive col nonno e le due sorelle minori, Hina, che frequenta le scuole medie, e la piccola Momo, ancora all'asilo.
Da quel primo incontro, le sorelle Kawamoto iniziano ad invitare abitualmente Rei, soprattutto per i pasti che cucinano le sorelle maggiori con tanto amore e tanto impegno. Rei, che per istinto cerca sempre di defilarsi, alla fine non riesce mai a rifiutare i loro inviti così gentili, ed ogni volta che va da loro torna a casa con una piacevole sensazione di calore nella pancia. Nonostante l'allegria che movimenta la casetta delle Kawamoto, le ragazze hanno in comune con Rei il profondo dolore della perdita: anche loro, infatti, hanno perso la nonna e la mamma (del padre per il momento non si è detto nulla).
Il primo numero si sposta tra i flashback che ci raccontano la storia di Rei, ed il presente, che si divide tra i suoi impegni di lavoro, i momenti di studio, il tempo passato assieme alle tre sorelle e la vita quotidiana di queste ultime.
Altri personaggi di cui si fa già la conoscenza sono i colleghi ed i maestri di Rei, ed in particolar modo di un ragazzo contro cui Rei ha giocato sin da bambino, Harunobu Nikaidō, che si auto-dichiara eterno rivale e migliore amico di Rei (un personaggio davvero spassoso, lasciatevelo dire).
Il volume, così come anche i successivi, sono integrati da interessanti articoli di un vero giocatore professionista di shogi, che si è occupato di supervisionare e creare tutte le scene inerenti al gioco. Negli articoli, spesso a cavallo tra un capitolo e l'altro, non solo ci vengono spiegate le immagini appena viste nel capitolo precedente, ma tutto ciò che accade realmente in Giappone per quanto riguarda questo gioco tanto amato.
Io sto adorando questo manga. Innanzi tutto mi piacciono moltissimo i disegni (l'unica pecca che potrei trovare è che forse c'è troppo nero, anche negli sfondi ad esempio, ma la cosa non mi disturba), il ritmo al quale si alternano il passato ed il presente e quindi la storia ci viene raccontata e soprattutto i personaggi. I personaggi sinora sono tutti molto interessanti, complessi e belli da scoprire. Di Rei mi piace la sua timidezza, la sua difficoltà e al tempo stesso la sua voglia di interagire con gli altri; il suo riserbo, il suo estremo bisogno di affetto che si accompagna alla sua abitudine a "fare da solo". Mi hanno toccato molto le immagini di lui bambino che si sente di troppo in quella casa di altri e che per non creare problemi decide di andarsene, nonostante questo significhi dover badare a se stesso in un'età in cui non si è pronti a farlo. Di questo primo volume mi è piaciuto tantissimo l'impatto iniziale con le tre sorelle: le prime pagine, dedicate interamente alla routine di Rei, sono vuote e silenziose come il suo appartamento spoglio; poi, appena arriva sulla soglia di casa Kawamoto, le vignette esplodono di parole e movimento, trasmettendo subito una bella sensazione di allegria. La piccola Momo è, come potrete immaginare, la mascotte della famiglia. Piccola, tonda e buffa, con gli occhioni e le guanciotte colorite. Akari, la maggiore, sembra subito una persona splendida: non solo si districa tra ben due lavori, ma si occupa della casa, cucina sempre prelibatezze per far felici le persone che ama e, manco a dirlo, si prende teneramente cura delle sorelle minori - tutto questo senza mai lamentarsi o chiedere qualcosa in cambio. Sin da subito, però, la mia preferita è stata senz'altro Hina: pur essendo anche lei ancora piccola (come ho detto, frequenta le scuole medie), dimostra già di essere una personcina molto forte e matura. Anche lei aiuta Akari in tutto quel che c'è da fare, e per la maggior parte del tempo sta dietro alla piccola Momo; non appena Rei entra nella loro cerchia familiare, Hina intuisce dal primo momento la profonda tristezza che il ragazzo si porta dentro e questo la spinge a cercare di far sempre piccoli gesti per farlo sentire meglio. Questo, nonostante anche lei per prima si porta dentro ferite insanabili.
A condire il tutto abbiamo i micioni delle sorelle, sempre attaccati alle gambe di qualcuno a chiedere disperatamente un po' di cibo.
Insomma, è una storia che mi sta coinvolgendo davvero molto e che non vedo l'ora di continuare.
E voi lo state leggendo o avete intenzione di iniziarlo? Fatemi sapere nei commenti!
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