Amici e amiche, lettori e lettrici (nb: da leggersi in tono austero e solenne)
mi trovo qui oggi commossa ed emozionata, perché ancora una volta qualcuno ha trovato che questo mio piccolo spazio intellettual-cultural-personale fosse degno e meritevole non solo d'attenzione ma di altresì venir premiato con un titolo che nel circondario della nostra amata blogosfera può esser paragonato all'ambita statuetta dell'Oscar (giusto perché non voglio spingermi a scomodare il signor Nobel). Ebbene, è con le lacrime agli occhi e fazzoletto alla mano che accolgo con orgoglio e sentita riconoscenza il celebre Blogger Recognition Award, consegnatomi dalla collega ed amica Duille, combattiva condottiera di Steli d'erba - Il mondo sotto il pavimento e dalla cara Federica, voce ed anima di Ci provo gusto alle avventure.
Cari amici e amiche, lettori e lettrici, è meglio ch'io proceda senza ulteriori indugi allo svolgimento delle regole previste da questo giuoco - dal momento che, si sa, ogni grande onore s'accompagna a grandi responsabilità - prima che l'emozione abbia il sopravvento e mi costringa a lasciare prematuramente questa scena.
Ed ora, data la giusta veste alla situazione, posso finalmente liberare i capelli dall'intricata e scomoda acconciatura, gettare su una sedia i guanti di seta e l'abito tanto scomodo quanto prezioso, alleggerirmi di gioielli e maniere impeccabili, e tornare alla mia natura trasandata e scanzonata: Grande Camicia dalle tre C (calda, comoda, confortevole), occhiali da battaglia e chioma allestita in una crocchia (che adesso per farla sembrare qualcosa di chic si chiama "bun" o "top knot") e sono pronta a rispondere a tutte le ardue domande proposte dal Blogger Recognition Award, che Duille ha ingegnosamente ribattezzato BRA (in inglese = reggiseno, LOL).
1. Ringraziare il blogger che ti ha nominato ed inserire il link al suo blog.
Ho inserito i link all'inizio del post, ti prego perdonami sommo BRA se ho anticipato i tempi! Quanto ai ringraziamenti, non c'era neanche bisogno che tu, magnifico BRA, me lo imponessi tra le regole, perché ringraziare qualcuno che apprezza questo mio spazio e lo dimostra assegnandomi un premio, non solo è il minimo segno di riconoscenza e buona educazione, ma sarebbe anche stata la prima cosa che avrei scritto di mia spontanea volontà. Entrando nel dettaglio, credo che ormai anche in qualunque universo parallelo si sappia quanto mi piace il blog di Duille - e di conseguenza, Duille stessa, perché i suoi post, a prescindere di qualunque cosa parli, traboccano di personalità; lei è una di quelle persone speciali che sanno ricavare un racconto avvincente da una banalità qualsiasi, da quelle cose che un po' a tutti capitano tutti i giorni ma che non tutti sanno trasformare in una storia. Inoltre, anche quando affronta temi seri o recensisce (egregiamente) un'opera, non manca mai quella irresistibile dose di ironia che alleggerisce il peso dell'esistenza. Se non vi siete ancora uniti ai suoi lettori - al suo esercito di mostriciattoli nascosti sotto il pavimento - mi chiedo proprio cosa state facendo. Disclaimer: Duille non mi ha pagata, tutto ciò che ho scritto è pienamente pensato e sentito, passo e chiudo. Grazie infinite per avermi premiata!
Dopo aver scritto un intero paragrafo intessuto di lodi nei confronti di Duille, mi vergogno un po' nel trovarmi invece a corto di informazioni riguardo l'autrice di Ci provo gusto alle avventure... non mi piace fingere e non vorrei dispensare apprezzamenti inventati ad hoc per l'occasione, perché la verità è che sono capitata sul suo blog in passato - forse sempre in occasione di un premio o di un tag - ma non ho avuto l'accortezza di iscrivermi ai lettori: Federica (e spero tanto che almeno il nome sia giusto!) puoi perdonarmi?! Prometto che stavolta mi iscrivo ed inizierò a seguire le tue avventure! E spero che anche tu, da lettrice "silenziosa" del mio blog quale devi essere, interverrai più spesso lasciandomi una tua opinione sotto i post, così da iniziare a conoscerti :) intanto grazie mille per avermi ritenuta meritevole di questo premio!
2. Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento.
Ma, onorevole BRA, non è esattamente ciò che sto facendo?! Va beh, ovviamente s'intende riconoscimento verso i propri lettori, i propri seguaci, i propri adepti... (ops, il BRA mi ha appena ammonita, dice che sto esagerando, tsk, quanto è severo). In effetti non capita spesso di ringraziare apertamente chi ha deciso di unirsi agli iscritti, almeno non a me, perché quando mi è venuto in mente di farlo ho sempre temuto di far la figura della lecchina, per dirla con un alto francesismo. Ma do un immenso valore ad ognuno di voi, anche a chi non conosco perché magari mi legge senza mai commentare: ad ogni singola persona che ogni tanto ha deciso di spendere il suo tempo leggendo ciò che scrivo: grazie di cuore! Doppio grazie a chi spende il doppio del suo tempo commentando anche ciò che scrivo. Questo spazio è diventato molto importante per me, e questo dipende anche dal riscontro che ho avuto, dallo scambio di opinioni che si crea grazie ai vostri commenti. In passato ho avuto e chiuso ben più di un blog e se Tanto non importa non ha fatto la stessa triste fine credo che in gran parte sia dovuto anche alle anime belle che ho trovato.
3. Raccontare la nascita del proprio blog.
Una sera avevo voglia di scrivere su internet, così sono andata sulla pagina di blogger, ho scritto la prima frase che mi passava per la testa come titolo e di getto ho pubblicato il primo post. Fine. Vi sembra strano? Eh, sì, lo so, ho letto tante belle storie in risposta a questa domanda, che parlano di un lungo periodo di riflessione e progettazione, di insicurezze, di sfide con se stessi... Io no, per me è stato semplice. La verità è che ho familiarità col blogging da quando avevo tredici anni. Scrivevo su Splinder, una povera piattaforma che non esiste più, e che è stata teatro dei miei drammi adolescenziali: dai tredici ai diciassette anni circa ho imperversato con i miei post, su due diversi blog di cui vi risparmio i titoli; non ne ho tenuti due contemporaneamente, ho abbandonato il primo quando mi sentivo troppo cresciuta per restare lì, nel quale non riuscivo più a riconoscermi. Comunque lo usavo come un diario, vi riversavo i miei pensieri, riflessioni, sfoghi, talvolta ciò che mi accadeva oppure parlavo di qualcosa che avevo letto, studiato o di un film che mi aveva colpita. Niente di speciale, insomma, ma c'era davvero tantissimo di me lì dentro. Soprattutto, quelle esperienze precoci hanno fatto sì che per me tenere un blog diventasse un'abitudine radicata, impossibile da sconfiggere peggio del vizio del fumo per Zeno. Ho avuto altri blog prima di Tanto non importa, in cui ho provato a condividere le mie passioni oppure delle questioni più personali; ma di volta in volta non riuscivo a trovare la mia giusta dimensione, a sentirmi appagata o riconoscermi pienamente in ciò che creavo, e così senza pensarci due volte eliminavo il nuovo blog dopo appena qualche mese di attività, dicendomi che forse era qualcosa che non faceva più per me. Poi, però, inevitabilmente la voglia tornava e non riuscivo proprio a desistere dal pensiero di fare un nuovo tentativo e così, da uno di questi tentativi, è nato Tanto non importa, che forse, dopotutto, non è così male.
4. Dare consigli ai nuovi blogger.
Ovviamente non sono una persona che è riuscita a fare del suo blog una professione né sono tra quelle che vantano il maggior seguito, quindi forse non sono questa gran fonte di consigli; tuttavia, come ora avrete scoperto se avete letto il paragrafo precedente, un po' di esperienza in questo campo me la sono fatta e, se anche non sono le dritte universali, sono quanto la mia esperienza ha insegnato a me - e devo dire che in larga parte condivido i consigli di Duille, tanto che sembreranno copiati.
Come prima cosa suggerirei all'aspirante blogger di iniziare sin da subito a commentare i post degli altri, ma di non farlo per puro tornaconto personale: interagite con chi crea contenuti che davvero vi interessano, il blog è una forma di scambio, dibattito, condivisione, se scriviamo sul web e all'epoca della velocità, dei limiti di carattere, dell'immagine che scavalca la scrittura siamo ancora qui che desideriamo sviscerare idee ed argomenti in scritti talvolta lunghissimi è perché cerchiamo anime coi nostri stessi interessi che hanno la stessa voglia di scambio e di approfondimento, per trarre dall'esperienza del passare un sacco di tempo davanti al computer qualche cosa di più, che spesso è difficile trovare nell'esperienza quotidiana. Quindi interagite, trovate blog che vi piacciono e non titubate nell'indecisione sul lasciare un commento o meno: fatelo! Anche perché noi blogger siamo vanitosi ed anche un banale "bel post!" ci fa gongolare un po' - e se è vero che noi blogger siamo vanitosi (e forse un po' egocentrici) è anche vero che siamo una specie riconoscente (vedi i ringraziamenti che si sbrodolano in occasioni di questi premi o tag) e leali, perciò vedendo il commento di un nuovo utente correremo senz'altro a fargli visita, e così il nuovo blogger si farà pian piano conoscere.
Inoltre, come diceva Duille, non fissatevi sull'idea che il vostro blog debba trattare solo ed esclusivamente un unico argomento! Ma chi l'ha detto, scusate?! Questa è stata un'idea tremenda cui ho creduto in passato, ed è stato uno dei motivi che ha portato al naufragio alcuni miei progetti passati. Era un'imposizione che mi faceva sentire limitata ed in trappola, non libera di esprimermi. Anche se decidete di aprire un blog, che ne so, per parlare della vostra passione di cinema nessuno e sottolineo nessuno vi impedisce di pubblicare il racconto di una ricetta che vi è riuscita bene e che vi divertirebbe condividere, o di utilizzare il blog per sfogarvi di un brutto momento che avete vissuto, o di renderlo una sorta di diario per certe giornate belle che vi piacerebbe condividere e ricordare. Non penso affatto che i vostri lettori resteranno scoraggiati o delusi da una variazione di argomenti, penso anzi che diversificare raccoglierà sulle vostre pagine più persone; a me capita di parlare di grandi classici della letteratura così come di manga o di altro: non tutti commentano tutto ovviamente, ma se - ad esempio - mi fossi frenata dallo scrivere recensioni di fumetti, sicuramente alcuni lettori con cui ora scambio abitualmente vivaci ed interessanti opinioni non si sarebbero mai fermate da queste parti. Perciò, niente limiti, niente imposizioni: scrivete di quel che vi pare quando vi pare.
Infine il BRA mi imporrebbe di nominare ben quindici blog e di avvertirli di tale nomina, ma devo ammettere che proprio non me la sento: non solo perché non arriverei mai a quindici, ma soprattutto perché tutti i miei blogger preferiti hanno ovviamente già ricevuto la nomina. Mi limito a nominarne tre per motivi speciali: Virginia di Virginia e il Labirinto e Mami di Mami tra i libri perché non si vedono da un po' e mi mancano tantissimo e spero con questa nomina di spezzare l'incantesimo che ha congelato i loro regni; terza ed ultima nomina che mi sento di fare è a Silvia di Felice con un libro, perché ho scoperto da pochissimo il suo spazio e lo trovo molto carino, senza contare che sceglie delle letture molto belle, perciò nel caso ve la foste persa volevo farvela conoscere!
Bene, vedo che sono stata breve e concisa come sempre.
La cerimonia del BRA è ufficialmente conclusa.
giovedì 30 novembre 2017
domenica 26 novembre 2017
Marvel & Netflix: un complotto contro la vita sociale
L'anno scorso vi parlavo entusiasticamente di Jessica Jones e - come vi dicevo allora - se non avessi per Fidanzato un marvelliano convinto di ultima generazione, difficilmente sarei mai capitata nel tunnel che dal fido Netflix trasporta nel mondo dei supereroi di città: il Matthew Murdock di Daredevil, Luke Cage, Jessica Jones ed i tantissimi altri personaggi che, volenti o nolenti, sono coinvolti nei loro destini. Se i film della Marvel hanno su di me un ascendente pressoché nullo (mi dispiace dirlo, ma è così), queste serie tv prodotte da Netflix sanno invece coinvolgermi ed appassionarmi come non mi sarei mai aspettata. Tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, complici vari fattori, ci siamo fatti una bella maratona da pantofolai agguerriti, recuperando tutti i titoli Marvel che nel frattempo erano usciti.
Luke Cage è miracolosamente sopravvissuto ad esperimenti potenzialmente mortali, che invece gli hanno lasciato una pelle impenetrabile e una forza sovrumana. Luke, mantenendo un profilo il più basso possibile, si mimetizza tra la popolazione della black Harlem, dove - ignorando le proprie potenzialità - vorrebbe solo essere lasciato in pace e fare le pulizie nel negozio di Pop, leggendario barbiere del quartiere. E' a gente come Pop che Harlem appartiene, gente onesta che forse in passato ha sbagliato, ma ha imparato la lezione e cerca d'insegnarla anche ai giovani che rischiano di commettere gli stessi identici errori: Pop è il porto sicuro di intere generazioni, ma persino le pietre miliari come lui vengono messe in pericolo dalle macchinazioni e dagli intrighi dei potenti, l'altro lato della forza di Harlem, rappresentato da una catena di cattivi che col passare delle puntate sale di livello, così lo spettatore capisce che il primo male incontrato era niente di più che "la punta dell'ice-berg". Si comincia con l'affrontare Cornell "Cottonmouth" Stokes e la cugina Black Mariah, i quali condividono un'infanzia ed un'adolescenza piena di sofferenza irrisolta e le redini del potere sul quartiere, con Stokes che dal priveé del suo raffinato locale dirige gli affari e Mariah, col suo sorriso intrigante degno della miglior politica, seduce la gente a suon di discorsi populisti e demagogici. Persino loro, però, che sembrano intoccabili ed infallibili, vengono ad un certo punto tenuti sotto scacco dal misterioso Diamondback, che si esprime attraverso un suo sottoposto, Shades, che nonostante si presti ad eseguire gli ordini, non cela una propria dose di ambizione personale...
Le cose interessanti che troviamo in Luke Cage sono davvero moltissime, provo a riassumerle:
- la riflessione sul potere. Una fetta importante della serie, infatti, secondo me è dedicata a questa questione, declinata nei suoi molteplici aspetti. Il potere politico, il potere ottenuto con la forza, potere come supremazia, potere sfruttato per vantaggio personale... I "cattivi" di questa serie sono quanto mai ben caratterizzati e complessi, umani fino al midollo. Gli intrighi politici di Stokes e Mariah sono un vero e proprio sottilissimo gioco, che tiene incollati allo schermo per scoprirne gli imprevedibili esiti. E si passa dal loro uso del potere, nel quale raramente ci si sporca le mani in prima persona, a quello di pezzi più grossi che, di piani a tavolino, proprio non sanno che farsene.
- La questione etica e morale sul senso di giustizia, o meglio da chi sia più giusto che la giustizia venga amministrata. Un po' come accadeva in Daredevil, Luke inizialmente rifiuta il suo ruolo di supereroe: vuole condurre una vita normale - per quanto ciò gli sia possibile, dopo quanto gli è successo - ma alla fine si convince (anche grazie ai discorsi di persone come Pop) che è egoistico da parte sua non fare nulla per combattere l'ingiustizia quando ha tutte le capacità per farlo; sul piano opposto si trovano persone come Misty Knight, poliziotta di sani principi in un ambiente corrotto anche nei colleghi più insospettabili, che continua a ritenere sbagliato che dei vigilanti come Cage o Daredevil agiscano liberamente su cose che spetterebbero a lei ed a tutte le altre persone debitamente istruite per combattere il crimine. Ma quando l'aiuto dei vigilantes è innegabilmente arrivato più in fretta laddove la polizia nulla ha potuto, è davvero da biasimare la loro presenza?
- Le figure femminili di questa serie. Il mio orgoglio femminista ha gongolato come non mai davanti a personaggi femminili di questo calibro, innanzi tutto proprio Misty Knight, una donna che non solo eccelle nel proprio lavoro dimostrando un fiuto ed un'intelligenza fuori del comune, ma è provvista anche di una dose di coraggio non indifferente, che le permettono di non scappare neanche dalle situazioni più infauste. Non vedo davvero l'ora di rincontrarla nella seconda stagione perché so che assumerà connotati ancor più interessanti. E poi c'è lei, Claire Temple, l'infermiera che non sarà mai più solo un'infermiera. Gli aficionados l'hanno già incontrata in Daredevil e Jessica Jones ma secondo me è solo qui che si scopre meglio tutto il suo potenziale. Come Misty, anche Claire è dotata di una quintalata di coraggio e prontezza di spirito, Claire è l'amica saggia a cui puoi sempre fidarti nel chiedere aiuto, anche nelle situazioni più inspiegabili. Date le sue precedenti esperienze, infatti, Claire ha imparato a non fare (e farsi) domande, ma a fare del suo meglio quale che sia la circostanza. Claire è in teoria la persona più comune tra tutte quelle che incontriamo in queste serie, e forse proprio per questo appare in certi momenti come la più straordinaria. Dettaglio a mio avviso non meno importante, Claire è simpaticissima e stempera spesso la tensione con una battuta ironica di cui tutti sentivamo il bisogno: grazie, Claire!
- Infine, anche la storia personale di Luke, della quale tramite flashbacks si ricostruiscono i momenti salienti, è molto appassionante e sofferta e lo rende un eroe umanissimo col quale si entra in empatia sempre di più man mano che lo si conosce.
Insomma, questi sono i punti che ho trovato più interessanti in Luke Cage che si classifica al secondo posto (dopo Jessica Jones) tra le serie Marvel che per il momento ho preferito.
Si prosegue poi con Iron Fist, e lasciate che ve lo dica subito: per me è no, ma a caratteri cubitali proprio! Le premesse erano interessanti: il rampollo dei fondatori di un'azienda miliardaria torna dopo quindici anni, quindici anni durante i quali era stato creduto defunto assieme ai genitori in un tragico incidente aereo. La morte dei coniugi Rand è purtroppo reale, ma Danny Rand era stato invece trovato dai monaci di una città leggendaria, K'un-Lun, dove era stato cresciuto tra le più ferree regole ed ardue sfide imparando tutti i segreti dell'arte del kung-fu, e si era infine rivelato essere il potente Iron Fist, ovvero il protettore delle porte della città. Ma Danny Rand alias Iron Fist è un emerito cretino, perciò abbandona la città di K'un-Lun - ed il compito praticamente sacro che aveva - per fare ritorno a Manhattan e riscattare il suo ruolo all'interno dell'azienda paterna. Danny perciò, totalmente ignaro dei costumi sociali dell'Occidente e della modernità, si aggira come un figuro a metà strada tra un barbone, un hippie ed un hipster un po' estremo, fin quando non irrompe negli edifici della Rand spaventando a morte i fratelli Ward e Joy Meachum, suoi amici d'infanzia e figli del migliore amico e socio di suo padre, che dalla morte del loro padre sono di fatto i vertici dell'azienda. Danny e Ward non avevano avuto ottimi rapporti da bambini, mentre una tenera e mai dimenticata amicizia aveva legato Danny e Joy: perciò punta tutto su di lei per dimostrare di essere davvero Danny Rand e non un pazzo qualunque che vuole appropriarsi di quell'identità per diventare mostruosamente ricco e potente, e grazie ad un gioco d'infanzia che soltanto loro due potevano conoscere Danny riesce a farsi accettare dai Meachum. A questo punto siamo soltanto all'inizio della serie: lo scopo di Danny infatti è principalmente quello di scoprire cosa si nasconde dietro l'incidente aereo e la perdita degli amati genitori che lo hanno traumatizzato ed in secondo luogo combattere la potentissima organizzazione criminale conosciuta semplicemente come La Mano (che poi, lui doveva proteggere K'un-Lun esattamente da loro, ma va bene), che lo spettatore ha ampiamente conosciuto in Daredevil. Non avendo un posto dove stare o un amico al mondo, quando Danny si imbatte nella maestra di kung-fu Colleen Wing lui pensa bene di accollarsi a lei, di darle il tormento fin quando la poveretta inizia a dargli - purtroppo - retta e... oh mio Dio, questi due sono la coppia di ottusi più ottusi del mondo. Vi giuro, non ce la potevo fare, sono tra i personaggi più esasperanti che mi sia mai capitato d'incontrare. Ciecamente convinti delle proprie idee anche se non sanno nulla dei reali pericoli che intendono affrontare, fanno una scelta stupida dopo l'altro mettendo in pericolo non solo se stessi ma tutto ciò che li circonda. Entrambi traumatizzati, lagnosi, infantili, petulanti: ciò di cui avrebbero bisogno sarebbe un ottimo percorso terapeutico, non andare in giro a menar calci come trottole impazzite in cerca di vendetta (contro le cosa sbagliate, per altro).
E chi ci salva da tanto disagio, secondo voi? Sì, proprio lei, ancora lei, la santa Claire!
La quale per vie traverse si trova coinvolta anche nelle avventure di questi due bambini ed è stata lei a rendermi sopportabile questa visione, perché proprio nei momenti più esasperanti dava voce ai miei pensieri, facendo presente quante assurdità riuscissero a dire e pensare tutte insieme.
Altra - ed unica - nota positiva di questa serie è la sottotrama legata e condotta da Ward Meachum, personaggio rivelazione per me della serie: se all'inizio sembra soltanto un altro personaggio noioso e patetico, un uomo adulto incastrato in una vita che non ha scelto, con un complesso paterno grande quanto i grattacieli della Rand, vive poi un'escalation di drama veramente interessante, grazie anche al grandissimo talento dell'attore che lo interpreta, Tom Pelphrey. Ecco, ho seguito con molta più curiosità e coinvolgimento l'evoluzione di Ward Meachum rispetto alle gitarelle di Danny Rand alias Iron Fist con la sua amichetta. Ah sì, ci sarebbe anche una storia d'amore tra i due ma, va beh.
Infine, li vediamo tutti riuniti in quella che è stata attesa dai fan come una vera serie-evento: The Defenders, che vede le strade di Matthew Murdock, Luke Cage, Danny Rand e Jessica Jones incrociarsi e scontrarsi; se infatti conoscete un po' i caratteri di questi protagonisti, è facile immaginare quanto una collaborazione tra loro possa diventare complicata - tra Jessica che non è mai propensa ad allacciare relazioni di qualunque tipo con altri esseri umani, Matthew - da bravo cattolico - in perenne tribolazione interiore, Luke che non è esattamente la pazienza fatta persona ("I like to get things done!") e Danny Rand che... va beh. In Defenders si riprendono le fila di quanto in ogni serie era stato lasciato in sospeso, riunendosi tutte in uno scopo comune, ovvero la lotta contro La Mano e la loro potentissima arma umana: Elektra, l'amore mai dimenticato di Daredevil. The Defenders ha meno puntate delle altre serie (soltanto 8, contro le canoniche 13), un ritmo più serrato e veloce: non c'è qui alcun bisogno di presentazioni, conosciamo già tutti i personaggi e le loro storie, perciò si va dritti al sodo senza esitazioni. E' stata una gioia per me ritrovare Krysten Ritter nei panni di Jessica, che pur cercando di farsi i fatti suoi e di starne fuori non riesce alla fine a non lasciarsi prendere dal caso molto strano di un uomo scomparso nel nulla, che aveva le mani in pasta nel progetto per la costruzione di un edificio che sembra collegato a molti altri dettagli sospetti. Ritroviamo in Defenders anche tutti i personaggi secondari: dalla detective Misty Knight che, suo malgrado, ha imparato a fidarsi di Luke, l'immancabile Claire, che alla fin fine è quella che ne ha viste più di tutti, i colleghi ed amici di Matthew - l'adorabile Foggy e la dannatissima Karen [apro parentesi: io le ho dato il beneficio del dubbio, giuro, per ben due stagioni di Daredevil, ma a dispetto della mia buona predisposizione si è dimostrata essere esattamente ciò che temevo dalla prima volta che compare: la biondina bellina e carina che si mette in mezzo anche a cose che non le competono, che svolge il suo lavoro con tanta passione, passione cuore sole amore che inevitabilmente prevalgono sulla ragione, col risultato che questioni di una certa importanza finiscono male, molto male (di solito ci scappa il morto, ecco); avete presente Isobel Stevens di Grey's Anatomy? Lei è l'emblema assoluto di questa categoria di personaggio da me tanto odiato, e Karen è in tutto e per tutto una Isobel Stevens. Chiusa parentesi]. Sottolineo che mentre tutti gli altri si fanno il mazzo per raggiungere l'obiettivo comune, Danny & Colleen (a noi meglio noti come gli ottusi) sono quasi in ogni scena in cui compaiono a bordo dell'aereo privato di Danny che si lagnano dei loro rispettivi traumi e continuano a parlare sempre delle stesse cose, che in teoria ormai dovevano aver capito in modo forte e chiaro, invece no. Tra i momenti più belli della serie c'è senz'altro il primo incontro tra Danny e Luke, che io aspettavo tantissimo e che mi ha dato la giusta soddisfazione: tutte le potentissime mosse dell'Iron Fist possono ben poco contro il nostro Luke.
Credo di non avere altro da dire riguardo a Defenders, se non ché per vederla è necessario guardarsi prima tutte le altre serie precedenti, altrimenti se ne capirebbe ben poco. E' stata forse un po' al di sotto delle mie aspettative, ma al tempo stesso molto interessante. Il finale lascia sorpresi e con un bel po' di domande, per le quali dovremo attendere prima di avere le dovute risposte.
Luke Cage è miracolosamente sopravvissuto ad esperimenti potenzialmente mortali, che invece gli hanno lasciato una pelle impenetrabile e una forza sovrumana. Luke, mantenendo un profilo il più basso possibile, si mimetizza tra la popolazione della black Harlem, dove - ignorando le proprie potenzialità - vorrebbe solo essere lasciato in pace e fare le pulizie nel negozio di Pop, leggendario barbiere del quartiere. E' a gente come Pop che Harlem appartiene, gente onesta che forse in passato ha sbagliato, ma ha imparato la lezione e cerca d'insegnarla anche ai giovani che rischiano di commettere gli stessi identici errori: Pop è il porto sicuro di intere generazioni, ma persino le pietre miliari come lui vengono messe in pericolo dalle macchinazioni e dagli intrighi dei potenti, l'altro lato della forza di Harlem, rappresentato da una catena di cattivi che col passare delle puntate sale di livello, così lo spettatore capisce che il primo male incontrato era niente di più che "la punta dell'ice-berg". Si comincia con l'affrontare Cornell "Cottonmouth" Stokes e la cugina Black Mariah, i quali condividono un'infanzia ed un'adolescenza piena di sofferenza irrisolta e le redini del potere sul quartiere, con Stokes che dal priveé del suo raffinato locale dirige gli affari e Mariah, col suo sorriso intrigante degno della miglior politica, seduce la gente a suon di discorsi populisti e demagogici. Persino loro, però, che sembrano intoccabili ed infallibili, vengono ad un certo punto tenuti sotto scacco dal misterioso Diamondback, che si esprime attraverso un suo sottoposto, Shades, che nonostante si presti ad eseguire gli ordini, non cela una propria dose di ambizione personale...
Le cose interessanti che troviamo in Luke Cage sono davvero moltissime, provo a riassumerle:
- la riflessione sul potere. Una fetta importante della serie, infatti, secondo me è dedicata a questa questione, declinata nei suoi molteplici aspetti. Il potere politico, il potere ottenuto con la forza, potere come supremazia, potere sfruttato per vantaggio personale... I "cattivi" di questa serie sono quanto mai ben caratterizzati e complessi, umani fino al midollo. Gli intrighi politici di Stokes e Mariah sono un vero e proprio sottilissimo gioco, che tiene incollati allo schermo per scoprirne gli imprevedibili esiti. E si passa dal loro uso del potere, nel quale raramente ci si sporca le mani in prima persona, a quello di pezzi più grossi che, di piani a tavolino, proprio non sanno che farsene.
- La questione etica e morale sul senso di giustizia, o meglio da chi sia più giusto che la giustizia venga amministrata. Un po' come accadeva in Daredevil, Luke inizialmente rifiuta il suo ruolo di supereroe: vuole condurre una vita normale - per quanto ciò gli sia possibile, dopo quanto gli è successo - ma alla fine si convince (anche grazie ai discorsi di persone come Pop) che è egoistico da parte sua non fare nulla per combattere l'ingiustizia quando ha tutte le capacità per farlo; sul piano opposto si trovano persone come Misty Knight, poliziotta di sani principi in un ambiente corrotto anche nei colleghi più insospettabili, che continua a ritenere sbagliato che dei vigilanti come Cage o Daredevil agiscano liberamente su cose che spetterebbero a lei ed a tutte le altre persone debitamente istruite per combattere il crimine. Ma quando l'aiuto dei vigilantes è innegabilmente arrivato più in fretta laddove la polizia nulla ha potuto, è davvero da biasimare la loro presenza?
- Le figure femminili di questa serie. Il mio orgoglio femminista ha gongolato come non mai davanti a personaggi femminili di questo calibro, innanzi tutto proprio Misty Knight, una donna che non solo eccelle nel proprio lavoro dimostrando un fiuto ed un'intelligenza fuori del comune, ma è provvista anche di una dose di coraggio non indifferente, che le permettono di non scappare neanche dalle situazioni più infauste. Non vedo davvero l'ora di rincontrarla nella seconda stagione perché so che assumerà connotati ancor più interessanti. E poi c'è lei, Claire Temple, l'infermiera che non sarà mai più solo un'infermiera. Gli aficionados l'hanno già incontrata in Daredevil e Jessica Jones ma secondo me è solo qui che si scopre meglio tutto il suo potenziale. Come Misty, anche Claire è dotata di una quintalata di coraggio e prontezza di spirito, Claire è l'amica saggia a cui puoi sempre fidarti nel chiedere aiuto, anche nelle situazioni più inspiegabili. Date le sue precedenti esperienze, infatti, Claire ha imparato a non fare (e farsi) domande, ma a fare del suo meglio quale che sia la circostanza. Claire è in teoria la persona più comune tra tutte quelle che incontriamo in queste serie, e forse proprio per questo appare in certi momenti come la più straordinaria. Dettaglio a mio avviso non meno importante, Claire è simpaticissima e stempera spesso la tensione con una battuta ironica di cui tutti sentivamo il bisogno: grazie, Claire!
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| Misty Knight |
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| Claire Temple |
- Infine, anche la storia personale di Luke, della quale tramite flashbacks si ricostruiscono i momenti salienti, è molto appassionante e sofferta e lo rende un eroe umanissimo col quale si entra in empatia sempre di più man mano che lo si conosce.
Insomma, questi sono i punti che ho trovato più interessanti in Luke Cage che si classifica al secondo posto (dopo Jessica Jones) tra le serie Marvel che per il momento ho preferito.
Si prosegue poi con Iron Fist, e lasciate che ve lo dica subito: per me è no, ma a caratteri cubitali proprio! Le premesse erano interessanti: il rampollo dei fondatori di un'azienda miliardaria torna dopo quindici anni, quindici anni durante i quali era stato creduto defunto assieme ai genitori in un tragico incidente aereo. La morte dei coniugi Rand è purtroppo reale, ma Danny Rand era stato invece trovato dai monaci di una città leggendaria, K'un-Lun, dove era stato cresciuto tra le più ferree regole ed ardue sfide imparando tutti i segreti dell'arte del kung-fu, e si era infine rivelato essere il potente Iron Fist, ovvero il protettore delle porte della città. Ma Danny Rand alias Iron Fist è un emerito cretino, perciò abbandona la città di K'un-Lun - ed il compito praticamente sacro che aveva - per fare ritorno a Manhattan e riscattare il suo ruolo all'interno dell'azienda paterna. Danny perciò, totalmente ignaro dei costumi sociali dell'Occidente e della modernità, si aggira come un figuro a metà strada tra un barbone, un hippie ed un hipster un po' estremo, fin quando non irrompe negli edifici della Rand spaventando a morte i fratelli Ward e Joy Meachum, suoi amici d'infanzia e figli del migliore amico e socio di suo padre, che dalla morte del loro padre sono di fatto i vertici dell'azienda. Danny e Ward non avevano avuto ottimi rapporti da bambini, mentre una tenera e mai dimenticata amicizia aveva legato Danny e Joy: perciò punta tutto su di lei per dimostrare di essere davvero Danny Rand e non un pazzo qualunque che vuole appropriarsi di quell'identità per diventare mostruosamente ricco e potente, e grazie ad un gioco d'infanzia che soltanto loro due potevano conoscere Danny riesce a farsi accettare dai Meachum. A questo punto siamo soltanto all'inizio della serie: lo scopo di Danny infatti è principalmente quello di scoprire cosa si nasconde dietro l'incidente aereo e la perdita degli amati genitori che lo hanno traumatizzato ed in secondo luogo combattere la potentissima organizzazione criminale conosciuta semplicemente come La Mano (che poi, lui doveva proteggere K'un-Lun esattamente da loro, ma va bene), che lo spettatore ha ampiamente conosciuto in Daredevil. Non avendo un posto dove stare o un amico al mondo, quando Danny si imbatte nella maestra di kung-fu Colleen Wing lui pensa bene di accollarsi a lei, di darle il tormento fin quando la poveretta inizia a dargli - purtroppo - retta e... oh mio Dio, questi due sono la coppia di ottusi più ottusi del mondo. Vi giuro, non ce la potevo fare, sono tra i personaggi più esasperanti che mi sia mai capitato d'incontrare. Ciecamente convinti delle proprie idee anche se non sanno nulla dei reali pericoli che intendono affrontare, fanno una scelta stupida dopo l'altro mettendo in pericolo non solo se stessi ma tutto ciò che li circonda. Entrambi traumatizzati, lagnosi, infantili, petulanti: ciò di cui avrebbero bisogno sarebbe un ottimo percorso terapeutico, non andare in giro a menar calci come trottole impazzite in cerca di vendetta (contro le cosa sbagliate, per altro).
E chi ci salva da tanto disagio, secondo voi? Sì, proprio lei, ancora lei, la santa Claire!
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| I bambini necessitano sempre della supervisione di un adulto |
La quale per vie traverse si trova coinvolta anche nelle avventure di questi due bambini ed è stata lei a rendermi sopportabile questa visione, perché proprio nei momenti più esasperanti dava voce ai miei pensieri, facendo presente quante assurdità riuscissero a dire e pensare tutte insieme.
Altra - ed unica - nota positiva di questa serie è la sottotrama legata e condotta da Ward Meachum, personaggio rivelazione per me della serie: se all'inizio sembra soltanto un altro personaggio noioso e patetico, un uomo adulto incastrato in una vita che non ha scelto, con un complesso paterno grande quanto i grattacieli della Rand, vive poi un'escalation di drama veramente interessante, grazie anche al grandissimo talento dell'attore che lo interpreta, Tom Pelphrey. Ecco, ho seguito con molta più curiosità e coinvolgimento l'evoluzione di Ward Meachum rispetto alle gitarelle di Danny Rand alias Iron Fist con la sua amichetta. Ah sì, ci sarebbe anche una storia d'amore tra i due ma, va beh.
Infine, li vediamo tutti riuniti in quella che è stata attesa dai fan come una vera serie-evento: The Defenders, che vede le strade di Matthew Murdock, Luke Cage, Danny Rand e Jessica Jones incrociarsi e scontrarsi; se infatti conoscete un po' i caratteri di questi protagonisti, è facile immaginare quanto una collaborazione tra loro possa diventare complicata - tra Jessica che non è mai propensa ad allacciare relazioni di qualunque tipo con altri esseri umani, Matthew - da bravo cattolico - in perenne tribolazione interiore, Luke che non è esattamente la pazienza fatta persona ("I like to get things done!") e Danny Rand che... va beh. In Defenders si riprendono le fila di quanto in ogni serie era stato lasciato in sospeso, riunendosi tutte in uno scopo comune, ovvero la lotta contro La Mano e la loro potentissima arma umana: Elektra, l'amore mai dimenticato di Daredevil. The Defenders ha meno puntate delle altre serie (soltanto 8, contro le canoniche 13), un ritmo più serrato e veloce: non c'è qui alcun bisogno di presentazioni, conosciamo già tutti i personaggi e le loro storie, perciò si va dritti al sodo senza esitazioni. E' stata una gioia per me ritrovare Krysten Ritter nei panni di Jessica, che pur cercando di farsi i fatti suoi e di starne fuori non riesce alla fine a non lasciarsi prendere dal caso molto strano di un uomo scomparso nel nulla, che aveva le mani in pasta nel progetto per la costruzione di un edificio che sembra collegato a molti altri dettagli sospetti. Ritroviamo in Defenders anche tutti i personaggi secondari: dalla detective Misty Knight che, suo malgrado, ha imparato a fidarsi di Luke, l'immancabile Claire, che alla fin fine è quella che ne ha viste più di tutti, i colleghi ed amici di Matthew - l'adorabile Foggy e la dannatissima Karen [apro parentesi: io le ho dato il beneficio del dubbio, giuro, per ben due stagioni di Daredevil, ma a dispetto della mia buona predisposizione si è dimostrata essere esattamente ciò che temevo dalla prima volta che compare: la biondina bellina e carina che si mette in mezzo anche a cose che non le competono, che svolge il suo lavoro con tanta passione, passione cuore sole amore che inevitabilmente prevalgono sulla ragione, col risultato che questioni di una certa importanza finiscono male, molto male (di solito ci scappa il morto, ecco); avete presente Isobel Stevens di Grey's Anatomy? Lei è l'emblema assoluto di questa categoria di personaggio da me tanto odiato, e Karen è in tutto e per tutto una Isobel Stevens. Chiusa parentesi]. Sottolineo che mentre tutti gli altri si fanno il mazzo per raggiungere l'obiettivo comune, Danny & Colleen (a noi meglio noti come gli ottusi) sono quasi in ogni scena in cui compaiono a bordo dell'aereo privato di Danny che si lagnano dei loro rispettivi traumi e continuano a parlare sempre delle stesse cose, che in teoria ormai dovevano aver capito in modo forte e chiaro, invece no. Tra i momenti più belli della serie c'è senz'altro il primo incontro tra Danny e Luke, che io aspettavo tantissimo e che mi ha dato la giusta soddisfazione: tutte le potentissime mosse dell'Iron Fist possono ben poco contro il nostro Luke.
Credo di non avere altro da dire riguardo a Defenders, se non ché per vederla è necessario guardarsi prima tutte le altre serie precedenti, altrimenti se ne capirebbe ben poco. E' stata forse un po' al di sotto delle mie aspettative, ma al tempo stesso molto interessante. Il finale lascia sorpresi e con un bel po' di domande, per le quali dovremo attendere prima di avere le dovute risposte.
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| Il tipico atteggiamento del leggendario Iron Fist |
La cosa che comunque manda in visibilio qualunque cuore di nerd nel seguire tutte queste serie è cogliere tutti i collegamenti - talvolta veramente sottili - tra l'una e l'altra, come la voce dell'amica di Jessica Jones che conduce un programma radiofonico in una puntata di Luke Cage, o Claire che prende un biglietto per strada per delle lezioni di kung-fu, che poi si vede esser stato affisso in giro da Colleen. Piccole cose che tanto emozionano gli appassionati come noi (soprattutto quando cogli tutti i riferimenti, a beneficio se non altro della tua autostima).
Bene, con le serie Marvel direi di aver finito, anche se da pochi giorni è uscita la prima serie interamente dedicata a Punisher, personaggio molto complesso e controverso che avevamo conosciuto nella seconda stagione di Daredevil - ma ne parleremo in apposito spazio a tempo debito.
Ora sono curiosa di sapere se anche voi seguite qualcuna di tutte queste serie, o se il fatto che una persona distante come me da questo genere sia scivolata ormai in fondo a questo tunnel sia sufficiente per convincervi a dare un'occhiata a queste perle dell'intrattenimento.
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