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sabato 14 gennaio 2017

Sabato al museo #4: The Misses Vickers, John Singer Sargent

Lettori e lettrici di questo blog,
col post di oggi vado a resuscitare una rubrica che, ahimè, ha visto nascere solamente tre articoli. Sto parlando di Sabato al museo, un’iniziativa con la quale avevo intenzione, ogni secondo sabato del mese, di parlarvi di un’opera d’arte o di un’artista. Nel 2016 purtroppo non sono stata abbastanza brava da rispettare tutti gli impegni che mi ero presa – di mia spontanea volontà, tra l’altro – ma con l’anno nuovo uno dei miei obiettivi era proprio una maggior dedizione a questo mio spazietto, a cominciare proprio dal riprendere in mano tutte le rubriche che ho lasciato abbandonate a se stesse.
Per Sabato al museo ho in realtà pensato anche ad una lieve, interessante modifica. Tra i tre post che ho pubblicato, quello che ha riscosso maggior interesse e che anche a me è piaciuto di più scrivere è stato quello dedicato a James Tissot, una delle cui opere è stata utilizzata come copertina dell’edizione Oscar Mondadori di Anna Karenina. Scoprire la storia dietro la donna che ci accoglie sulle soglie del capolavoro tolstoiano è stato bello, divertente anche, e così mi è venuta quest’idea: le opere o gli artisti che sceglierò d’indagare, saranno quelli delle copertine di libri letti di recente e che trovo più belle, o che mi colpiscono di più. Il filo tra arte e letteratura sarà in questo modo ancor più stretto, e scegliere l’argomento sarà per me ben più semplice.
Dopo questa premessa, posso augurarvi buona lettura.

Qualche tempo fa vi parlavo di Agnes Grey, romanzo della minore delle sorelle Bronte, Anne. L’edizione che ho letto è ancora una volta un Oscar Mondadori, sulla cui copertina c’è il ritratto di una giovane donna. Fatte le dovute ricerche, ho potuto scoprire che si tratta in realtà soltanto di una piccola porzione di un dipinto, intitolato The Misses Vickers, dell’artista americano – nato e vissuto per lo più in Europa – John Singer Sargent.

1884, Sheffield Galleries and Museum Trust, Inghilterra
Olio su tela
Da sinistra a destra: Florence Evelyn (18 anni), 

Mabel Frances (21 anni), Clara Mildred (19 anni)

The Misses Vickers fu esposto per la prima volta al Salone di Parigi nel maggio del 1885, ricevendo purtroppo una pessima accoglienza: venne snobbato sia dal pubblico che dalla critica, ed il miglior commento che ricevette fu quello di essere uno “pseudo-Velàsquez”. L’anno seguente apparve all’esposizione della Royal Academy di Londra, dove l’opera di Sargent non ricevette trattamento migliore. La Pall Mall Gazette lanciò un sondaggio ai visitatori della mostra, e The Misses Vickers fu votata come peggior opera dell’anno. La critica inglese, dal canto suo, si accanì sull’uso che Sargent faceva della prospettiva, in particolare riguardo l’inusuale posizione di Mildred ed il suo corpo voltato; allo stesso modo non piacquero le sedie posizionate ad angolo, la prossimità delle figure in primo piano rispetto agli oggetti diradati sullo sfondo. L’opera di Sargent era forse troppo distante dal gusto comune che – anche a giudicare dal sondaggio della Pall Mall Gazette – sembrava prediligere ancora uno stampo più classico. L’obiettivo di Sargent non era certo quello di raffigurare una scena neoclassica o preraffaellita, nelle quali l’occhio dello spettatore può posarsi un po’ ovunque sull’immagine, a dispetto della profondità.


The Misses Vickers è al contrario una rappresentazione moderna di tre ragazze moderne. Vediamo il braccio di Evelyn, poggiato attorno alla sorella maggiore mentre insieme sfogliano una rivista; vediamo il braccio di Mildred, poggiato sullo schienale della sedia in atteggiamento rilassato, e possiamo senz’altro immaginare di sederci in quello stesso modo: pur sapendo benissimo che le tre ragazze stanno posando, il ritratto trasmette un’atmosfera molto naturale. Sargent ha saputo infondere alla sua opera un senso di dolcezza insieme ad un tratto di realtà, come se stesse effettivamente raccontandoci qualcosa sulle protagoniste del suo dipinto, facendole spiccare dai melanconici toni scuri che dominano lo sfondo, tipici di altri – e più forti – suoi lavori.

John Singer Sargent era figlio di un dottore americano, e nacque a Firenze nel 1856. Studiò l’arte e la pittura in Italia ed in Francia, raggiungendo la fama al Salone di Parigi del 1884 grazie al ritratto di Madame Gautreau, esposto col titolo di Madame X. Il pubblico lo trovò scandalosamente erotico, al punto che le critiche e le polemiche spinsero Sargent a trasferirsi in Inghilterra, dove ben presto s’impose come il più grande ritrattista della sua generazione, una nomina che lo portò a ritrarre molti volti noti, tra cui Joseph Chamberlain (1896) e lo scrittore Henry James (1913). L’artista si recò diverse volte anche in America, dove si dedicò alla decorazione di edifici pubblici, come la Boston Public Library ed il Museum of Fine Arts.

I migliori ritratti di Sargent hanno la grande capacità di rivelare l’individualità e la personalità dei modelli, che non restano quindi figure fredde, dallo sguardo congelato in un’epoca lontana; i suoi più ferventi ammiratori sostengono che egli sia eguagliato in questo soltanto da Velàsquez, una delle più grandi influenze del pittore americano. 
Madame X, 1884

Il ritratto di Madame X, che tanto caos aveva suscitato nel 1884, è oggi considerato uno dei suoi lavori migliori, oltre ad esser stato il preferito dell’artista, che lo vendette al Metropolitan Museum of Arts.

Tra le sue opere va ricordata anche la serie di ritratti che fece allo scrittore Robert Louis Stevenson: il secondo, in particolare, del 1885, intitolato Portrait of Robert Louis Stevenson and his Wife è annoverato tra i suoi lavori più famosi; non da meno sono i ritratti che fece a due presidenti americani: Roosvelt e Wilson.

Durante gli anni d’oro della sua carriera Sargent creò circa novecento dipinti ad olio e più di duemila acquerelli, senza contare gli innumerevoli schizzi e disegni a carbone. Dal 1907 egli iniziò a limitare il proprio lavoro come ritrattista, continuando a buttar giù dei rapidi schizzi per i suoi patroni benestanti, necessari ad avere il loro sostegno finanziario; ma negli ultimi anni è facile notare come Sargent stesse finalmente dipingendo per se stesso: dipinse molti acquerelli dei paesaggi che visitava, testimonianza dei suoi viaggi, nei quali si coglie una fluidità tutta nuova, che trasmette gioia e spensieratezza; ritrasse spesso i suoi amici e familiari, ornati di vesti orientali in atteggiamenti naturali e rilassati, su sfondi chiari, leggeri, luminosi che gli consentivano di utilizzare una palette più vivida e ben maggior libertà di sperimentare di quanto non gli fosse stato possibile con le commissioni.
Sargent non si definì mai e non viene definito un impressionista, tuttavia più di una volta si servì nelle sue opere di tecniche tipiche dell’Impressionismo, padroneggiate con maestria e consapevolezza. La storia dell’arte inserisce John Singer Sargent nella corrente del rinascimento americano.

La biancheria, acquerello su carta, 1910

Rio dell'angelo, 1902






sabato 13 febbraio 2016

Sabato al museo #3: James Tissot

Tenere il passo con le varie rubriche che curo per il blog mi permette anche di fare più caso al passare del tempo, che altrimenti – da studentessa che per lo più vive incollata alla scrivania – in molti periodi rischia di scivolarmi via senza che io me ne accorga. Infatti mi sembra impossibile che siamo già al secondo sabato di Febbraio, ma così è ed è tempo di andare ad osservare più da vicino delle nuove opere.

Se avete la possibilità di fare un salto a Roma in questo periodo, vi consiglio vivamente di farlo perché fino al 21 Febbraio il Chiostro del Bramante – che di per sé merita una visita – ospita una bellissima mostra dedicata al pittore franco-inglese James Tissot. Si tratta di un evento che ci permette di ammirare opere prestate da prestigiosi musei europei, quali la Tate Gallery di Londra, il Petit Palais e il Museé d'Orsay di Parigi. Inoltre, dal momento che domani è San Valentino, il Chiostro ha deciso di incentivare il pubblico a passare una domenica d'arte col 2x1, cioè un solo biglietto per due persone. Avendo fortunatamente scoperto questa cosa, ho proposto alla mia dolce metà di andare, che ha cortesemente acconsentito. Quindi mi pareva scontato dedicare questa puntata del mio Sabato al Museo a Jacques Joseph Tissot (1836-1902).


Tissot nacque in Francia, a Nantes, figlio di un commerciante di stoffe e di una modista disegnatrice di cappelli, e questo spiega la particolare attenzione che il pittore ha sempre dimostrato ai particolari degli abiti dei soggetti da lui ritratti. L'arte di Tissot si colloca all'interno della corrente del Realismo, sviluppatasi in Francia a partire dal 1840; inizia la sua carriera con quadri di carattere prettamente storico, ma ben presto decide di cambiare soggetto, concentrandosi sugli ambienti mondani di Parigi ed in particolare sulle figure femminili, di cui forse nessuno meglio di lui ha saputo raffigurare il fascino e l'eleganza. Tissot inizia a distaccarsi dalla tradizione ed anticipa la modernità. Grazie alla sua capacità di dipingere in maniera tanto realistica da rendere le sue opere quasi delle fotografie, si afferma come uno dei migliori ritrattisti della sua generazione. Nel 1873 Tissot decide di lasciare la Francia a causa degli orrori che l'avevano colpita durante la guerra franco-prussiana e si rifugia in Inghilterra, dove degli amici son già pronti ad affidargli dei lavori pensati ad hoc per il mercato inglese. A Londra impara nuove tecniche, che affina accostandole alla propria cifra stilistica, con la quale ritrarrà magistralmente i salotti, le feste, gli eventi e le dame dell'Inghilterra vittoriana.

I dipinti di Tissot sono uno più bello dell'altro, e fanno subito colpo su un lettore appassionato di romanzi classici, poiché sono proprio gli ambienti che abbiamo immaginato sognanti in ogni romanzo ottocentesco che questo artista ha ritratto per gran parte della sua carriera. I colori che usa, i soggetti che sceglie, quell'attenzione al vestiario soprattutto femminile: le componenti dell'arte di Tissot sono un concentrato di eleganza e raffinatezza. I suoi dipinti evocano serate di balli in maestosi palazzi, le lady di Londra e dintorni che s'incontrano per il tè, uomini alla Darcy (anche se lui è venuto prima, ma va beh). Woman in an elegant interior è uno dei miei preferiti per la delicatezza della ragazza ritratta, per i toni prevalentemente chiari, per la postura e l'espressione di lei quasi come l'avessero colta di sorpresa.

Woman in an elegant interior
Ci fu un periodo della vita di Tissot in cui l'arte si legò strettamente alle sue vicende personali, è il momento in cui a Londra incontra Kathleen Newton, una giovane irlandese esclusa dalla società perché colpevole di aver tradito il marito, Ufficiale dell'Esercito Inglese, dal quale non può far altro che divorziare. Tissot, diremmo noi, perde la testa per lei, che diventerà la sua amante e la sua musa. Tissot per lei trascura salotti, eventi ed ogni altra compagnia, ma quella in cui si era invischiata non era affatto una storia semplice: oltre al passato difficile, Kathleen è anche malata di tisi. Non sarà però la malattia a portarla via: Kathleen muore suicida nel 1886. Tissot non si riprenderà mai dallo shock, la crisi che segue a questo lutto determineranno un cambiamento decisivo anche nella sua arte. In cerca di conforto Tissot si converte al cattolicesimo e da quel momento in poi rappresenterà per lo più motivi religiosi. 



Kathleen Newton, questa Emma Bovary vittoriana, mi affascina ed incuriosisce per la sua storia. Per il suo trascorso prima d'incontrare Tissot, per il parziale riscatto che le consente l'esser divenuta la musa di uno degli artisti più popolari dell'epoca. Appare sempre vestita di nero, stemperato a volte da oggetti di colori sgargianti, come l'ombrello giallo. I lineamenti eleganti fanno da cornice ad un'espressione tranquilla e dignitosa, sempre seria e concentrata su un punto a noi sconosciuto. Altre ladies dipinte da Tissot sono sicuramente più graziose, ma la personalità di Kathleen è schiacciante rispetto alle altre, che paragonate a lei sembrano in fondo tutte uguali.

La figlia del capitano

Le opere di Tissot furono quasi fin da subito utilizzate per le copertine di libri e riviste, cosa che accade – per fortuna – ancora oggi. E dunque, se non avete tempo o possibilità di andare ad ammirare queste bellissime opere di persona e se non le conoscete già, vi consiglio vivamente di farlo almeno virtualmente. Fatemi sapere, poi, quale vi è piaciuta di più e perché!

sabato 28 novembre 2015

Sabato al museo #1: Il mangiafagioli di Annibale Carracci

Buon sabato mattina a tutti!
Tra un caffè e l'altro, sono pronta ad inaugurare ancora un'altra rubrica (eh sì, stranamente in questo periodo sono un vulcano d'idee e voglia di scrivere e raccontare cose che speriamo non si esaurisca!). Sabato al museo immagino sia un titolo abbastanza esaustivo: mi propongo, ogni sabato, di portarvi alla scoperta di una particolare opera artistica, principalmente pittorica dato che scultura e architettura non mi hanno mai particolarmente interessata. Premetto che non sono un'esperta d'arte e la maggior parte delle volte conoscerò l'opera proprio parlandone qui. Non c'è nessun male ad allargare i propri orizzonti, no?

Bene, per questo primo appuntamento vi porto alla fine del Cinquecento nella cosiddetta Accademia di Bologna. Intorno al 1585 ad opera di Ludovico Carracci e dei suoi cugini Agostino e Annibale viene fondata l'«Accademia del Naturale» e «del Disegno». Quella dei Carracci non fu certo l'unica accademia culturale del periodo, che anzi a partire dalla seconda metà del Quattrocento fiorirono un po' ovunque, ma si distingue da tutte le altre perché rappresenta il punto di origine di una nuova corrente artistica. Purtroppo non conosciamo il vero programma dell'accademia carraccesca, tuttavia sappiamo che si distingueva dalle comuni botteghe: in quest'ultime si imparava semplicemente dalla pratica quotidiana, lavorando insieme al maestro per realizzare le sue opere; nell'Accademia dei Carracci invece si diede prima di tutto importanza al problema culturale in senso umanistico, e cioè occupandosi di Lettere, di Arte e di Scienze da un punto di vista teorico, accompagnato poi ovviamente dall'attuazione pratica. Quindi nasceva una scuola in senso moderno, nella quale s'intendeva dare al pittore oltre alla necessaria professionalità anche una formazione culturale di base completa. I tre Carracci, pur lavorando l'uno accanto all'altro nell'Accademia, svilupparono personalità artistiche ben diverse.

In particolare, Annibale Carracci (1560 – 1609) si rivelò il più estroso, il più libero e forse il più dotato di talento. Tra le sue opere giovanili vengono ricordate soprattutto le due scene di genere, ovvero La macelleria e Il mangiafagioli; scene di genere è una definizione usata per la prima volta alla fine del Seicento dal teorico Bellori, per indicare le pitture che s'ispirano alla vita quotidiana. Furono a lungo considerate opere minori, in confronto a quelle ritenute illustri perché rappresentanti un soggetto sacro, mitologico o nobile e solo la critica moderna ha valutato obiettivamente la pittura “di genere” per i suoi effettivi valori.

Il mangiafagioli, Annibale Carracci

Il mangiafagioli, datato intorno al 1583-84, 57x68 cm, conservato a Roma nella Galleria Colonna è un'opera sorprendentemente moderna. L'ambientazione scenica è quasi completamente assente, cosicché l'osservatore è costretto a concentrarsi su pochi elementi essenziali visti da vicino. La luce proviene dalla finestrella in alto a sinistra, investe la rappresentazione lateralmente esaltando ogni particolare. La tavola è imbandita poveramente ed il giovane mangia con voracità, al punto che portando alla bocca il cucchiaio colmo lascia sgocciolare il liquido.
La scena è rappresentata in maniera evidente e sintetica, denotando una partecipazione affettiva più che un ritratto oggettivo e minuzioso. Il mangiafagioli dunque, a discapito dei pregiudizi che pesavano sulla pittura “di genere”, si rivela un quadro di alto valore, forse uno dei migliori di Annibale Carracci, che in quest'opera si libera dai canoni della pittura ufficiale destinata ad ambienti pubblici e finalizzata a dimostrare tesi religiose o celebrare personaggi politici.

Così come amo le fotografie che ritraggono soggetti inconsapevoli, colti nella loro spontaneità di espressioni e posture, allo stesso modo non resto particolarmente toccata o affascinata da quel genere di opere troppo perfette, colme di bellezza fino all'inverosimile. Ne ammiro il valore, certo, resto incantata come immagino chiunque altro. Ma le opere che davvero mi comunicano qualcosa sono altre: quelle vere, sincere, con qualche imperfezione e cariche di sentimento. Il mangiafagioli è senz'altro una di queste, non c'è nulla di idilliaco in un uomo affamato. A colpire sono probabilmente i colori decisi, specialmente nel viso spigoloso dell'uomo, le ombre e quel dettaglio del liquido che cola dal cucchiaio.
Una scena di vita quotidiana, dunque, divenuta immortale per mano di Annibale Carracci.

E dopo questa riscoperta, chissà che non mi capiti di andare presto ad osservare il dipinto dal vivo.

Anna Karénina, Lev Tolstòj

Anna Karénina , Lev Tolstòj, Russia 1875-77 – ma anche qualsiasi altro luogo e tempo dacché esistono l’uomo e la donna. Il commento al rom...