Ed eccoci, cari lettori e care lettrici, al primo post dell'anno, che ho deciso di dedicare ad una questione che probabilmente accompagna la letteratura - e forse più in generale le forme d'arte - dall'alba dei tempi, e cioé: la letteratura è davvero una forma di evasione?
Nel corso dell'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle me lo sono chiesta più spesso di quanto avessi mai fatto in precedenza. Non credo che, spiegandovi il mio pensiero, verrà fuori un articolo particolarmente lungo perché ho in mente giusto due o tre considerazioni piuttosto lineari; ci tenevo lo stesso a discutere l'argomento con voi, soprattutto perché m'interessa vedere un po' cosa ne pensano al riguardo altri rispettabilissimi appassionati lettori.
E' innegabile che mentre ci immergiamo nelle pagine di un libro o ci lasciamo trasportare dalla visione di un film ci estraniamo momentaneamente dalla nostra realtà personale, direi che su questo non ci piove, è un puro dato di fatto. Quando sento qualcuno dire che leggere è una forma di evasione, però, non penso semplicemente a questo, ma mi sembra piuttosto che s'intenda che chi legge - ed a maggior ragione chi legge tanto! - sia una persona che non vuol far altro che fuggire. Fuggire dalla realtà, dalla propria vita quotidiana, dalle responsabilità, da un concreto confronto col mondo... Per questo è una constatazione che sin da piccola mi ha fatto storcere il naso, anche quando a pronunciarla erano amanti dei libri come me. Davvero leggi per distrarti?, mi chiedevo, perché per me è sempre stato - da che io ricordi - l'esatto contrario: io leggo per concentrarmi. Attraverso i libri non soltanto ho costruito le basi della mia personalità, ma ho acquisito il senso critico che mi permette di rapportarmi alle cose che ho davanti; ho compreso i miei gusti, ho imparato sempre di più a riflettere e a pormi domande, ho imparato l'empatia e a mettermi nei panni degli altri; non solo: ho conosciuto luoghi in cui forse non avrò mai la possibilità di andare fisicamente, ho vissuto storie ed emozioni che chi non si è mai lasciato andare dentro un romanzo non potrà mai neanche immaginare.
Nei libri, in sostanza, non ho - quasi - mai cercato la fuga. Al contrario desideravo e speravo sempre che mi mettessero in difficoltà, ponendomi sotto gli occhi qualcosa che fino ad allora non conoscevo oppure semplicemente perché attraverso le azioni dei personaggi io potessi chiedermi: e se ci fossi stata io in questa situazione, cosa accidenti avrei fatto?
Vi dicevo che nel 2016 mi sono posta più che mai la domanda perché ho potuto constatare con particolare chiarezza il mio approccio alla lettura. Come ormai avrete capito - e come sembra esser stato un po' per tutti - il 2016 non è stato per niente un anno appagante, anzi, è stato costellato di momenti a dir poco bui. Ecco, se è vero che si legge per evadere, sarebbe proprio nei momenti peggiori che ci si butta a capofitto tra le pagine dei libri, giusto? Invece posso assicurarvi che quei momenti peggiori coincidevano anche coi momenti in cui non riuscivo minimamente a portare avanti una lettura; quando al contrario iniziava ad andare un po' meglio, mi scattava subito una smania famelica di leggere di tutto. Perciò per me ormai è comprovato: non leggo per evadere, leggo per restare, per esserci, per essere e sentirmi viva, utile, piena, umana.
E voi, invece? Ditemi la vostra nei commenti, stavolta ci tengo più del solito perché credo sia un argomento che ci tocca tutti.
Vi abbraccio,
a presto!

